Politica

Fermano protagonista della macro Provincia. I sindaci con Cesetti. Petrini duro ma dubbioso sul ricorso. Intanto Di Ruscio va a Roma...
Data pubblicazione : 10-08-2012

Spingere la Regione Marche a fare ricorso alla Corte Costituzionale, contribuire fattivamente alla costruzione della grande Provincia Sud garantendo uffici e servizi ai cittadini fermani, sostenere con forza la candidatura della baricentrica Fermo a capoluogo.

 

Per discutere e per trovare una coesione su questi tre punti ieri sera il presidente della Provincia, Fabrizio Cesetti, ha convocato nella sala consiliare i sindaci dei 40 Comuni. Accanto ai primi cittadini, quasi tutti presenti – mancava Saccuti di Amandola ma era prevedibile –, si sono seduti gli assessori e i consiglieri provinciali, qualche consigliere comunale del capoluogo, il numero due della Regione Paolo Petrini e l'on. Remigio Ceroni. Presenti anche le consigliere regionali fermane, eccezion fatta per la Romagnoli, che ha inviato un messaggio a Cesetti. In sala anche il presidente Carifermo, Alberto Palma.

Un'azione condivisa da tutti, specialmente dai sindaci, i più tartassati da una manovra che toglie alcune Province ma che va a colpire soprattutto i Comuni. Sull'unità di intenti e sulla condivisione Cesetti ha incentrato il suo discorso.

“Rispetto alle ipotesi iniziali - ha affermato il presidente - ci sono stati dei chiarimenti significativi. Non più riduzione e accorpamento ma riordino degli enti. Questo vuol dire che si parte tutti sullo stesso piano ed è importante. Inoltre è maggiore il termine che viene concesso a Regione e CAL per decidere le competenze. C'è poi la questione capoluogo: di fondamentale importanza è la frase “salvo accordo tra i Comuni capoluogo”. La partita è apertissima”.

“Noi la spending review l'abbiamo già fatta. Province amministrate come quella di Fermo non costano. Riteniamo quindi che questo provvedimento di riordino sia sbagliato nel merito ma anche nel metodo in quanto noi siamo una istituzione della Repubblica. Ogni sindaco rappresenta una istituzione della Repubblica. Quello che oggi succede alle Province potrebbe capitare un giorno a Regioni e Comuni. Se oggi permettiamo questi strappi domani gli stessi strappi potrebbero essere fatti per qualcosa di diverso. Noi dobbiamo essere i pretoriani della democrazia. Spero che tutte le Regioni si mostrino contrarie a questo provvedimento. Siamo ancora in tempo per scongiurare questo strappo. Mi appello ai sindaci affinchè facciano valere la prerogativa assegnata loro dalla Costituzione. Sono i sindaci che possono dire la loro. Con il ricorso al TAR i sindaci sarebbero ancora più legittimati”.

“Entro 70 giorni - ha illustrato Cesetti - il CAL dovrà avanzare la proposta di riordino e dovrà dare un nome alla grande Provincia delle Marche Sud. Non dobbiamo essere spettatori ma protagonisti in questa fase. Intanto è stata scongiurata la compravendita dei Comuni. Per quanto riguarda la scelta del capoluogo ci sono dei criteri oggettivi e tra questi figura anche quello della città più baricentrica. Noi pensiamo che non può e non deve essere questo il momento dell'attrito e della lotta fratricida, ma è ovvio che il capoluogo dovrà essere quello che meglio risponde alle esigenze dei cittadini dei tre territori”.

Dopo Cesetti ha preso la parola l'on. Ceroni, il quale ha ribadito come non sia stato possibile fare nulla per impedire questa manovra. “Votare contro - ha detto il leader del PDL nelle Marche - è un gesto che mi sono sentito di fare perchè l'andazzo che si sta prendendo mi piace molto poco. L'obiettivo vero è di cancellarle tutte, quando invece andrebbero soppresse solamente quelle che effettivamente rappresentano uno spreco, e non è il nostro caso. Ora il CAL dovrà pronunciarsi e poi dovrà farlo la Regione entro il 24 ottobre. Il giorno seguente il Governo comunicherà le nuove Province. I Consigli provinciali saranno composti da 10 membri, scelti dai sindaci e dai consiglieri comunali. Molto ridotte saranno le competenze: cura del territorio, gestione trasporti, viabilità e scuole”.

È quindi la volta di Paolo Petrini, durissimo in certi passaggi: “Abbiamo voluto la Provincia per meglio tutelare gli interessi che stando con Ascoli non riuscivamo a tutelare. Ora dovremo farlo dentro una macro Provincia, la più grande delle Marche. Ci sarà indubbiamente una maggiore capacità di drenare risorse stando con Macerata. Questione capoluogo: il parametro oggettivo indicato dal Governo è anche giusto per la maggior parte dei riordini, ma nel nostro caso porterà a serie problematiche sul territorio. C'è dunque l'esigenza di fare una riflessione più accurata. Basterebbe il buon senso. Non è sostenibile concentrare ad Ascoli tutti i servizi, sarebbe dannoso per i cittadini del centro-nord. Credo che sarà possibile negoziare con Ascoli e Macerata in quanto non è interesse di nessuno fare una guerra continua. In questo riassetto la Provincia rimarrà titolare di tributi propri. Sparirà il fondo sociale da diverse Regioni. Ci avviamo verso uno Stato centralizzatore, con un Governo che sta commissariando Regioni, Province e Comuni, per essere poi a sua volta commissariato dall'Europa. Il riassetto istituzionale doveva essere diverso da questo pastrocchio che ci ha proposto il governo Monti”.

Spazio poi a consiglieri e sindaci, con Belleggia prima e Putzu poi che chiedono, specialmente a Petrini, un atto forte. Il vicepresidente delle Marche nutre però qualche dubbio sul ricorso alla Corte Costituzionale. Si arriva quindi agli aneddoti legati alla nascita della Provincia di Fermo raccontati da Nino Di Ruscio, che lancia un appello: “Dobbiamo essere protagonisti nella costruzione di questa nuova realtà. Siamo il baricentro economico oltre che geografico della super Provincia. Possiamo far pesare anche sui tavoli nazionali la nostra baricentricità. Arrivo da Roma e la partita non è affatto chiusa. Il fatto è che a Macerata si stanno muovendo concretamente per mantenere la Provincia. Non restiamo passivi”.

Dai sindaci un chiaro messaggio: non si pensi solo al capoluogo ma a garantire i servizi ai cittadini. È la cosa più importante.

 

 

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Scritto da : Simone Troiani
Tags : Province, Fermo, Ascoli, Macerata, Monti, spending review, Cesetti, Ceroni, Petrini, Di Ruscio
10/08/2012
11:01
Questo articolo è stato letto: 882 volte
Commenti dei lettori
3 commenti presenti
  • Giacomo

    12-08-2012 22:49 - #3
    il nome della nuova superprovincia non potrà essere del Piceno o provincia Picena per varie ragioni: prima, perché il Piceno storico (V Regio "Picenum", secondo la suddivisione romana dell'Italia operata dell'imperatore Augusto), è molto più ampio, andando sostanzialmente da Teramo-Pescara fino al fiume Esino, cioè ad Ancona-Falconara Marittima; la seconda, perché il nome Piceno o Provincia Picena s'identifica troppo con l'attuale di Ascoli Piceno, ed in particolare con il suo capoluogo, la quale costituisce invece meno di un terzo del nuovo vasto territorio provinciale; terza, perchè si perderebbero nel Piceno le tre identità provinciali odierne, specialmente di Fermo e Macerata, più che di Ascoli; quarta, perché la migliore denominazione della nuova maxi-provincia dovrà essere propio quello di Macerata-Fermo-Ascoli o di Ascoli-Fermo-Macerata, come è oggi per Barletta-Andria-Trani o di Pesaro ed Urbino, oppure Massa-Carrara ovvero Massa e Carrara. Il capoluogo naturale è già disegnato dalla geografia, proprio quello centrale per tutti e tre, vale a dire, Fermo, per la sua posizione davvero baricentrica, utile alla Pubblica Amministrazione, sia dello Stato che della Regiome, e soprattutto conveniente alle tasche di tutti i cittadini della macro-provincia da nord a sud o viceversa, per il risparmio tanto di tempo quanto di denaro, per i relativi e necessari spostamenti di essi per questioni d'ufficio nella sede del nuovo capoluogo del super-Ente provinciale.
  • Claudio Mecozzi

    12-08-2012 12:32 - #2
    Il nome Piceno secondo me è da preferirsi a Marche sud per ragioni storiche e culturali originarie.Il territorio che comprende Ascoli Piceno e Porto Potenza Picena fù terra della civiltà picena.Un nome pertanto che non si identifica con nessuna delle tre città capoluogo che potranno di fatto continuare a gestire sicuramente le funzioni operative nei loro tre rispettivi comparti. Provincia Picena con la dicitura: provincie riunite di Ascoli Piceno,Fermo e Macerata.Caratteristica fondamentale sarà il decentramento,ovvero la distribuzione opportuna nelle tre città degli enti e degli uffici.Ad esempio Fermo per la sua posizione baricentrica potrebbe esser individuata come centralità dell'economia e quindi sede delle diverse amministrazioni di settore.Mentre nelle provincie di Macerata ed Ascoli potranno esser opportunamente ripartiti gli uffici amministrativi provinciali e dello stato.Gli stessi consigli provinciali potranno tenersi alternativamente nelle due città.Inoltre saranno i funzionari e i rappresenti istituzionali a spostarsi nelle tre città magari a giorni fissi, non certo i cittadini.Rendiamoci ben conto che nel nuovo assetto provinciale la città di Fermo sarà al centro di un territorio ben più vasto dell'attuale provincia.La città di Fermo eserciterà comunque naturalmente un forte ruolo attrattivo per gli operatori economici ma anche su i vari enti ed istituzuioni di carattere privato e pubblico.Pensiamo ad esempio agli ordini professionali.Macerata ed Ascoli Piceno invece verranno a trovarsi nel nuovo assetto provinciale di fatto piuttosto decentrate,ma non potrà esser misconosciuto il loro ruolo storico.
  • Fabrizio

    10-08-2012 15:27 - #1
    Ben detto, il capoluogo della nuova provincia di Fermo-Ascoli-Macerata dovrà essee scelto dalla maggioranza dei comuni che rappresentino la maggioranza della popolazione residente nella nuova provincia e dovrà essere indicato, oltre il proprio capoluogo di appartenenza, anche uno degli altri due, ovvero il più gradito o meno sgradito. Per la sua centralità geografica nel contesto del nuovo ampio territorio interprovinciale riordinato, per la sua forza economica e produttiva, per la sua bella realtà industriale autonoma e non assistita, il Fermano dovrà essere al centro della nuova istituzione e la città di Fermo risulta per la sua collocazione oggettiva in mezzo agli altri due, la migliore sede del nuovo capoluogo, proprio per la sua posizione esattamente baricentrica, con conseguente vantaggio economico anche per le tasche dei comuni cittadini del nuovo Ente così riorganizzato, ed il risparmio per le famiglie in crisi non sarebbe poco.
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