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La politica ed i suoi protagonisti nel Fermano
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Politica

Ci sono amici che volevano candidarsi alle elezioni Politiche. Perché dal Parlamento si poteva... Perché la politica può... Perché la politica deve...
Si poteva che? Si può che? Si può alzare una manina e dire sì oppure no a seconda di quello che il tuo capo ha deciso.
“Il Parlamento – ha scritto giorni fa su La Stampa Massimo Gramellini parlando di certi suoi conoscenti tentati dalla politica – avvilirà i loro talenti e trasformerà dei professionisti di successo in un manipolo di frustrati, costretti a pigiare un pulsante in base agli ordini di partito (cioè dei politici di mestiere)”. Giudizio duro ma per certi versi veritiero. A meno che professionisti non si sia, e la politica venga vista come la scorciatoia per “diventare qualcuno” pur solo schiacciando un bottoncino o facendo da scendiletto al potente della casta, che esiste e si perpetua.
Tre settimane fa scrivevamo che la salita in campo di Monti andava guardata con attenzione. Poteva essere la novità di un superamento delle parti. Poi, invece, l'onnipresenza di Pier Ferdinando Casini e, anche se più velata, di Gianfranco Fini, hanno sopito gli entusiasmi. Monti è a rischio risucchio Udc, FLI e salotti potenti.
Difficile però emettere giudizi definitivi. La politica è complessità. Cambia continuamente. Stamane ad esempio il deputato europeo Mario Mauro (ex PDL) fa un discorso interessante dopo aver presentato insieme a Pietro Ichino (ex Pd), Gabriele Albertini e a Mario Monti il manifesto “Nasce a Milano la nuova politica”.
Mauro dice che si sono ritrovate persone provenienti da esperienze differenti e da forze politiche diverse. La convinzione di oggi è che lo scontro antico, originato solo da divisioni ideologiche, non faccia per nulla bene al Paese. “Unendo le nostre forze vogliamo mostrare che le persone di buona volontà possono superare vecchi steccati politici ormai privi di senso per dar vita insieme ad una buona politica”. Mauro la dettaglia. Ci sembra una posizione interessante, da guardare con attenzione, pur sapendo già che dovrà scontrarsi con personaggi ormai farraginosi, che voglia proprio non hanno di lasciare gli scettri. Imperatori di una logica politica che deturpa i nuovi eletti, li svuota dentro e li modella a loro immagine e somiglianza. E qui sta lo scontro maggiore con chi tenta strade originali. Il rischio è per tutti. A meno che la società civile non pompi energia diversa, aria migliore, non nutra la classe politica delle migliori energie. Perché ciò accada occorre che la classe politica emergente apra alla società civile, e che la società civile a sua volta si nutra di nuova cultura. Non certo quella “dell'io egoista concepito da molti intellettuali...; né quella dell'io deresponsabilizzato, che aspetta dalla politica la risoluzione dei suoi problemi; piuttosto quella della persona nella sua singolarità e grandezza, intangibile e irriducibile a ogni circostanza avversa, perché mossa da un desiderio infinito che non può mai spegnersi”.
Tornando a Gramellini, l'editorialista de La Stampa ammette che “cambia di più la politica il sindaco di un paesino che il senatore di un grande partito”. Purché, anche in questo caso, si appelli alla propria comunità e quest'ultima sia vivace e florida di idee.
Ripartire dal basso, ancora una volta. Ma ci vuole un coraggio da... leoni.










gino
11-01-2013 22:18 - #4Cristiano
11-01-2013 17:18 - #3Occhiocorto
11-01-2013 15:55 - #2Tiziano
11-01-2013 11:56 - #1