Politica

Sondaggi e speranze
Data pubblicazione : 04-02-2013

Non credo ai sondaggi. Ovvero, ci credo meno di prima.
Credo infatti che molto sia addomesticato, molto politicamene corretto, e molto, ancora, dettato da preoccupazioni per il futuro di frammentazione parlamentare e di successiva ingovernabilità del Paese.

 Un artificio, insomma, magari benevolo, per “convogliare” e auspicare consensi, dimenticando di  descrivere la situazione nuda e cruda dell'Italia “incazzata”. Se non sarà Repubblica di Weimar potrebbe mancarci poco.
In televisione continuano a passare imperterrite le solite facce, oliate da una par condicio pecoronesca. Bersani, Casini, Berlusconi, Monti, Fini...
E mentre passano, le famiglie a tavola sussultano, il cibo rimane sul gozzo, la digestione si fa difficile. Nei bar, il sussulto diventa invettiva. In piazza, lo scuotimento di testa aumenta di intensità. Nelle edicole, la critica è palese. Nei capannelli degli anziani, il “tutto va a ramengo” è il filo conduttore dei discorsi.
Gli italiani hanno paura del futuro. Paura delle cartelle esattoriali, di Equitalia, delle spese pubbliche mai bloccate. Paura di non farcela più a sostenere i figli all'università, a mantenere il posto di lavoro, a costruire una famiglia, ad acquistare un mini appartamento. Paura...
Stamani, il giornalista ed ex deputato DS Peppino Caldarola, ha risposto così ad una domanda sulla situazione pre elettorale: «E' un'Italia sfiduciata che vive un clima di cupo pessimismo, che vive una quotidianità senza speranza».
Una situazione che le forze politiche tradizionali sembrano non comprendere. Ed è la cosa più grave.
Che c'entrano allora i sondaggi? C'entrano nel senso che ho tanto l'impressione che avremo delle notevoli soprese. Dal non voto e dal voto di protesta.
E dopo? Esiste un problema del “dopo”, sicuramente. Ma esiste anche un problema dell' “adesso”. Come ricreare un clima nuovo dopo anni di esasperazione dello scontro politico e sindacale, di cultura della pretesa, di contestazione a tutto e a tutti (quasi una volontà da “Cupio dissolvi”)?
In alcuni paesi dell'entroterra fermano, gruppi di famiglie e di amici hanno deciso di entrare in politica. Cioè di operare a favore della propria cittadina, di rendere pubblico il loro impegno di padri e madri, di lavoratori e animatori sociali, culturali, imprenditoriali. Di ritessere una trama di comunità rinnovata.
Mi domando: quanta classe politica sarà in grado di cogliere e valorizzare questi tentativi?
Ancora. Dal 13 al 19 febbraio le Piccole cisterne romane di Fermo ospiteranno una mostra dal titolo: L'imprevedibile istante-Giovani per la crescita.
Sarà la dimostrazione concreta di singoli che, nella scuola, nell'università, nel mondo del lavoro, si sono impegnati in prima persona per battere la sfiducia, la paura del domani, tirandosi su le maniche e iniziando un lavoro paziente di ricostruzione.
Un gruppo di giovani, dopo un incontro culinario, dal tema incredibile: come può una cena cambiare il mondo?, ha deciso di mettersi al lavoro per raccontare storie positive di gente all'opera. Germogli di novità.
Più del voto, più dei sondaggo, più della cultura del “tanto peggio tanto meglio”, saranno costoro a rimettere in piedi l'Italia.
Una speranza allora c'è.

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Scritto da : Adolfo Leoni
Tags : Weimar, Equitalia, DS, Berlusconi, Bersani, Monti, Casini, Fini, Imprevedibile istante
04/02/2013
10:34
Questo articolo è stato letto: 437 volte
Commenti dei lettori
4 commenti presenti
  • Sfroos

    04-02-2013 21:55 - #4
    L'analisi è corretta e lo sarebbe anche se fosse stata fatta cinquant'anni fa...visto che siamo in "tema Pound" si potrebbe ricordare ciò che diceva in proposito, "i politici sono camerieri dei banchieri"...analisi giusta certo, non capisco però il pulpito da cui proviene la predica, se chi fa la predica era parte di quello stesso sistema fino all'altroieri...
  • Cristiano

    04-02-2013 18:38 - #3
    "Non c'è speranza senza paura e non c'è paura senza speranza" - Giovanni Paolo II
  • Tiziano

    04-02-2013 18:07 - #2
    Purtroppo l'analisi del mendicante è centrata, anche se forse troppo cinica e incurante del fatto che la classe politica di un Paese rispecchia il Paese. Se la nostra classe politica è poco seria e molto mediocre è perché evidentemente noi italiani siamo molto mediocri e poco seri.
  • mendicante

    04-02-2013 10:46 - #1
    Non cambierà nulla. Il modello economico, chiunque vincerà le elezioni, rimarrà lo stesso, i poteri finanziari non verranno minimamente toccati, e tutto quello che è lo stato delle cose (professioni, caste, religioni, politici, imprenditori, aziende, guerre eccetera) rimarrà invariato. A meno che l'astensione o le schede bianche non superino il 90%, ma non accadrà mai. Il moderno schiavo si sente cittadino nell'esercizio del voto, e quindi continuerà a votare tra simili, che di fatto si accordano e sono i burattini del potere economico (bellissima l'incazzatura di Bersani con Monti che lo accusa di esagerare e mettere in pericolo l'accordo futuro, mentre la campagna elettorale è tutta incentrata su di una fantomatica e belligerante divisione atta a rastrellare i voti dei più ingenui - che stanno incominciando ad essere coglioni).
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