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La politica ed i suoi protagonisti nel Fermano
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Politica
Non credo ai sondaggi. Ovvero, ci credo meno di prima.
Credo infatti che molto sia addomesticato, molto politicamene corretto, e molto, ancora, dettato da preoccupazioni per il futuro di frammentazione parlamentare e di successiva ingovernabilità del Paese.

Un artificio, insomma, magari benevolo, per “convogliare” e auspicare consensi, dimenticando di descrivere la situazione nuda e cruda dell'Italia “incazzata”. Se non sarà Repubblica di Weimar potrebbe mancarci poco.
In televisione continuano a passare imperterrite le solite facce, oliate da una par condicio pecoronesca. Bersani, Casini, Berlusconi, Monti, Fini...
E mentre passano, le famiglie a tavola sussultano, il cibo rimane sul gozzo, la digestione si fa difficile. Nei bar, il sussulto diventa invettiva. In piazza, lo scuotimento di testa aumenta di intensità. Nelle edicole, la critica è palese. Nei capannelli degli anziani, il “tutto va a ramengo” è il filo conduttore dei discorsi.
Gli italiani hanno paura del futuro. Paura delle cartelle esattoriali, di Equitalia, delle spese pubbliche mai bloccate. Paura di non farcela più a sostenere i figli all'università, a mantenere il posto di lavoro, a costruire una famiglia, ad acquistare un mini appartamento. Paura...
Stamani, il giornalista ed ex deputato DS Peppino Caldarola, ha risposto così ad una domanda sulla situazione pre elettorale: «E' un'Italia sfiduciata che vive un clima di cupo pessimismo, che vive una quotidianità senza speranza».
Una situazione che le forze politiche tradizionali sembrano non comprendere. Ed è la cosa più grave.
Che c'entrano allora i sondaggi? C'entrano nel senso che ho tanto l'impressione che avremo delle notevoli soprese. Dal non voto e dal voto di protesta.
E dopo? Esiste un problema del “dopo”, sicuramente. Ma esiste anche un problema dell' “adesso”. Come ricreare un clima nuovo dopo anni di esasperazione dello scontro politico e sindacale, di cultura della pretesa, di contestazione a tutto e a tutti (quasi una volontà da “Cupio dissolvi”)?
In alcuni paesi dell'entroterra fermano, gruppi di famiglie e di amici hanno deciso di entrare in politica. Cioè di operare a favore della propria cittadina, di rendere pubblico il loro impegno di padri e madri, di lavoratori e animatori sociali, culturali, imprenditoriali. Di ritessere una trama di comunità rinnovata.
Mi domando: quanta classe politica sarà in grado di cogliere e valorizzare questi tentativi?
Ancora. Dal 13 al 19 febbraio le Piccole cisterne romane di Fermo ospiteranno una mostra dal titolo: L'imprevedibile istante-Giovani per la crescita.
Sarà la dimostrazione concreta di singoli che, nella scuola, nell'università, nel mondo del lavoro, si sono impegnati in prima persona per battere la sfiducia, la paura del domani, tirandosi su le maniche e iniziando un lavoro paziente di ricostruzione.
Un gruppo di giovani, dopo un incontro culinario, dal tema incredibile: come può una cena cambiare il mondo?, ha deciso di mettersi al lavoro per raccontare storie positive di gente all'opera. Germogli di novità.
Più del voto, più dei sondaggo, più della cultura del “tanto peggio tanto meglio”, saranno costoro a rimettere in piedi l'Italia.
Una speranza allora c'è.










Sfroos
04-02-2013 21:55 - #4Cristiano
04-02-2013 18:38 - #3Tiziano
04-02-2013 18:07 - #2mendicante
04-02-2013 10:46 - #1