Lavoro

Imprenditori alla conquista della Cina con “Shoes from Italy”
Data pubblicazione : 17-02-2012

Entro i prossimi 10 anni gli abitanti della Cina saranno i maggiori acquirenti a livello mondiale di borse, scarpe, vestiti, autovetture ed orologi superando gli stessi giapponesi.

Le previsioni degli analisti parlano chiaro facendo riferimento al boom economico del paese e al crescente appetito della classe media per i beni di consumo made in Italy. E’ proprio sullo sfondo di questo quadro economico che si inseriscono i tanti progetti delle industrie del Fermano pronte a fare le valige per due importantissime date fissate con l’Oriente del programma di “Shoes From Italy” che si terrà prima a Pechino dal 20 al 21 febbraio e poi il tempo di un trasferimento per raggiungere Hong Kong il 23 e 24 Febbraio. Le manifestazioni sono aperte a tutti i segmenti qualitativi di prodotto fine e medio-fine delle calzature Autunno/Inverno 2012/2013. Questi eventi costituiscono il riferimento per i produttori italiani interessati ai mercati asiatici rappresentando la vetrina della migliore produzione nostrana. Inoltre hanno il duplice obiettivo di sostenere le aziende che per la prima volta si affacciano in questo mondo e di concorrere alla tenuta delle quote di mercato acquisite.

 

 

 

 

 

 

 

 

“A Pechino saranno distribuite sui due giorni di manifestazione ben 62 aziende, di cui 31 del distretto Fermano. Anche per l’evento di Hong Kong sulle 51 aziende che parteciperanno alla due giorni, 22 arriveranno dal Fermano. Questo a dimostrazione della forza e dell’impatto delle nostre imprese all’interno dell’evento a livello nazionale e rispetto alle altre province italiane”. A parlare di questa prossima missione è proprio Arturo Venanzi, presidente della sezione Calzature per Confindustria Fermo ed anche Coordinatore del “Laboratorio Asia” e paesi emergenti (ovvero Cina e Giappone e paesi emrgenti) dell’ANCI Associazione Nazionale dei Calzaturifici Italiani promotrice dello stesso evento Shoes From Italy.

 

 

 

 

 

“Crediamo fortemente sullo sviluppo di questo paese. – prosegue Venanzi che è anche direttore commerciale della Franceschetti - Un mercato non ancora maturo che inizia ora a dare dei segnali positivi. Non ci sono molte fiere in Cina e questa è l’unica iniziativa realizzata completamente da Anci con il supporto dell’Ice, l’istituto per il commercio estero. Le missioni di Pechino e Hong Kong si svolgeranno in hotel di prestigio che metteranno a disposizione sale molto grandi per l’allestimento degli stand con una serie di servizi a supporto degli operatori italiani. E’ una manifestazione che si svolge da diversi anni ed ora riveste un ruolo determinante per i rapporti con gli acquirenti della Cina. Occorre formare i cinesi sull’importanza del prodotto made in Italy. A tal proposito sia a Pechino che Hong Kong ci sarà un appuntamento dedicato proprio al made in Italy e curato da un noto consulente di moda che illustrerà ai buyers e alla stampa l’importanza che rivestono i prodotti italiani su tutti i mercati mondiali. Faremo capire la valenza delle nostre creazioni, la storia e la cultura di ciò che è stato tramandato da generazioni”.

 

 

 

 

 

 

“In Cina - prosegue Arturo Venanzi - ci sono le grandi firme e quello che manca è il mercato che si rivolge alla classe media. La strada è lunga con investimenti che dovranno dare i loro frutti in futuro ma siano a buon punto. Purtroppo oggi consideriamo il mercato italiano sempre più in caduta libera. Quello cinese è l’unico mercato dei famosi del “B.R.I.C.” che sta iniziando a dare dei segnali e dove pensiamo di poter puntare nei prossimi anni”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Dati positivi, stando alle esportazioni, ci sono già sin da ora. Infatti rispetto al 2010 si è registrato un più 50 % di importazioni di scarpe italiane in Cina. – aggiunge ancora nel suo intervento Arturo Venanzi - Gli orientali spendono in media 81 euro al paio. Inoltre sta crescendo il prezzo medio all’acquisto, un 15 per cento in più. Il mercato dell’India invece è ancora tutto da fare e il Brasile, anche se dicono si prospetti positivo, non sembra dare prospettive concrete alle aziende che tra l’altro devono fare i conti con dazi del 50 per cento. In Cina il dazio per i prodotti che arrivano nel paese è del 30 per cento ma stiamo lavorando affinché questa soglia venga abbassata. Tra l’altro con l’Anci stiamo valutando di organizzare per il 2013 una sorta di grande evento fieristico tipo “Micam Cina” per far ripercorrere l’esperienza italiana nei mercati asiatici e consolidare qui il rapporto con l’Oriente”.

 

 

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Scritto da : redazione
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17/02/2012
11:35
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