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La richiesta di moratoria relativamente all'istallazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili approvata dall' assemblea legislativa lo scorso 12 giugno è un atto di indirizzo politico che non può essere disatteso nemmeno attraverso fantomatici pareri giuridici.

In attesa di una celere normativa sulle linee guida per la identificazione delle zone non idonee per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico ( per il fotovoltaico abbiamo normato in merito nel 2010), occorre fermarsi prima di dare risposte definitive alle numerosissime richieste di autorizzazione di impianti a biogas e biomasse e non, come invece sembra stia accadendo, accellerandone paradossalmente l'iter autorizzatorio. Nessuno è contrario a questa tipologia di centrale, in un contesto di implementazione delle energie rinnovabili, ma la deregolamentazione è dannossima. Gran parte di questi impianti non tiene minimamente conto del principio di prossimità, non sono previsti accordi con i produttori agricoli locali per l'utilizzo di scarto di culture, ma si lavora su colture dedicate che nulla hanno a che vedere con un serio piano di politica agricola. Attualmente l' ARPAM non è contemplata nelle sue valutazioni per quanto concerne il rilascio delle autorizzazioni e, anche in questa direzione, c'è un preciso impegno che l'Assemblea ha rivolto alla Giunta con la risoluzione di cui sopra.
Parliamo di turismo, giustamente, investiamo nella promozione turistica, giustamente, ma se lediamo quello che è il nostro patrimonio da mettere sul mercato, cioè il nostro paesaggio, unico, in tutte le sue articolazioni, avremmo solo perso tempo e tanto denaro.










