Attualità

Italia Nostra: assurdo cancellare la Provincia di Fermo
Data pubblicazione : 13-08-2012

Ci hanno fatto digerire termini come Spread o Spending Review: sarebbe stato meglio parlare di stangata, per tutti. Per la sanità, per la scuola e l'università, per i lavoratori e i pensionati, per i giovani e i disoccupati, per l'industria, il commercio, l'agricoltura e l'artigianato, per la cultura e per il turismo.

Il Governo Monti peggio di così non poteva fare, e ha fatto un grosso pasticcio proponendo di dimezzare le Province. Nessuna riforma, nessun beneficio o risparmio, solo caos e superficialità. Un grosso errore e un grave danno, per tutti.
Ci si alza al mattino e, per l'esistenza di una Provincia, si fissano limiti arbitrari sulla popolazione, sulla superficie territoriale e sugli abitanti del capoluogo. Come se essere piccoli fosse una colpa o significhi inefficienza. Senza valutare le singole realtà, anche dal punto di vista sociale, geografico, storico ed economico. Non accetto che venga calpestata così la Costituzione.
Offesa e Ingiustizia verso molti territori, con amministrazioni provinciali virtuose e a costo minimo per lo Stato. Come ad esempio Fermo, condotta da tre anni con entusiasmo e competenza dal Presidente Fabrizio Cesetti, che ha fatto bene a chiedere alla Regione di avanzare ricorso alla Corte Costituzionale contro il Decreto Governativo. Condivido anche l'uscita dall'UPI se non sarà ritirato l'appoggio al dimezzamento delle Province. Bene ha fatto anche il Presidente di Confindustria Andrea Santori, che ha creato un apposito Comitato per ribadire la vivacità del territorio fermano, e che non vorrà tornare, giustamente, sotto Ascoli.
Avrebbe fatto meglio a non esprimersi, invece, il Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino, Matteo Ricci, che afferma che nelle Marche si stava bene con quattro Province. A questo potrei anche rispondere che ne andrebbero bene due, Marche Nord e Marche Sud, con Pesaro accorpata ad Ancona. Gli sta bene? Sappia che Fermo, pur essendo nata (rinata) per ultima, ha invece pari dignità delle altre, e che per la sua istituzione è stato seguito un lungo e regolare iter costituzionale.
Gli effetti negativi di questo provvedimento, se dovesse andare in porto, si vedranno presto, in tutta Italia e nel Fermano: scuole non agibili e senza manutenzione, strade dissestate, paesaggio non tutelato, trasporti inefficienti, piani regolatori stravolti, ecc.
Invece di convogliare alcuni enti come Consorzi di Bonifica, Comunità Montane, Case Popolari, ecc., verso le Province, che da diversi anni ormai avevano acquistato molte funzioni, si è preferito lanciare il sasso e nascondere le mani, passando la palla alla Conferenza delle Autonomie Locali. E senza spiegare minimamente come si dovranno organizzare i nuovi enti.
Non resta che sperare di azzerare tutto, e mandare tutti a casa, tecnici e politici che gli stanno dietro. Perché non ci rappresentano, meglio andare alle elezioni anticipate, e non rieleggere nessuno di quelli oggi presenti in Parlamento.  
La perdita della Provincia porterà poi alla soppressione del Tribunale, che trascinerà la chiusura del rispettivo carcere. Vista la progressiva riduzione dei fondi per la sanità anche l'Area Vasta sarà cancellata. Poi chiuderanno le sezioni provinciali ARPAM, INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate, Agenzia del Territorio, Poste Italiane, Archivio di Stato, Camera di Commercio, STEAT, Confindustria, Associazioni di Categoria.
Con la mancata integrazione di personale nelle forze di polizia non potrà essere garantita la necessaria sicurezza, in una zona sempre più problematica e ad alto rischio criminalità organizzata.
Il cittadino e l'imprenditore non avranno più interlocutori, dovranno solo pagare sempre più tasse, senza alcun servizio in cambio.
Non si risparmia cancellando le province, e addirittura quelle più piccole. Anzi, proprio quelle più grandi spendono di più, spesso con minor controllo. E non ci vengano a dire che l'operazione è sta necessaria per non far aumentare l'IVA: l'IVA aumenterà comunque, e forse anche presto.
Ritengo che Fermo debba coalizzarsi per evitare il danno, e anche la beffa, per non avere neanche terminato i cinque anni di esercizio.
Vorrei chiedere ai grandi economisti e ai nostri Ministri, in particolare a Filippo Patroni Griffi, come mai non sono state toccate le Regioni e le Province autonome, che macinano molti più soldi delle Province.
E dico un secco no anche sull'accorpamento di comuni, come si vociferava tempo fa per quelli con popolazione inferiore ai 1000 abitanti. La storia e le tradizioni non debbono essere offesi per qualche spicciolo. Se negli enti pubblici ci sono degli sprechi bisogna individuarli, combatterli ed eliminarli. Se ci sono politici disonesti vanno cacciati, e subito!
Si fa un gran parlare che Piccolo è Bello, poi si mortificano territori come il nostro, laboriosi e attivi, che trainano l'economia regionale e nazionale.
Se Fermo perderà la Provincia anche Italia Nostra, che si avvale di contributi provinciali per lo svolgimento di iniziative, e collabora a vari livelli con l'Ente (Tavolo Azzurro sul Turismo, Consulta associazioni Ambientaliste, ecc.) ne risentirà. E potrà pregiudicare la permanenza stessa dell'Associazione nel territorio.
Sarà costretta ad abbandonare il progetto di recupero dell'ex ferrovia Porto San Giorgio-Fermo-Amandola, su cui lavora da oltre 16 anni. Anche le consolidate manifestazioni sono a rischio, a partire dalla Giornata nazionale delle ferrovie Dimenticate, la Natura dei Poeti, la Serata in Stazione, i Teatrinsieme, l'annuale convegno su tematiche ambientali.
Lancio intanto questa idea: le Province, pur rimanendo autonome come amministrazione, e conservando la loro storia, possono organizzarsi mettendo insieme personale e servizi, come già avviene in molti territori con le Unione dei Comuni.
Si dovrebbero cioè creare delle Unioni naturali e spontanee di Province, tra territori affini e vicini, e risparmiare in modo concreto, senza forzature dall'alto che inaspriscono i rapporti tra città importanti, nel nostro caso Fermo, Ascoli e Macerata.
Chiudo con una proposta singolare, una estrema soluzione. La Provincia di Fermo, siccome ha dimostrato di camminare bene con le proprie gambe, potrebbe diventare autonoma, dato che quelle esistenti di Trento, Bolzano e Aosta non sono state e non saranno mai toccate.

 

 

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Scritto da : Elvazio Serena, presidente Italia Nostra
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13/08/2012
17:53
Questo articolo è stato letto: 632 volte
Commenti dei lettori
4 commenti presenti
  • dr. Fabrizio Leoni

    15-08-2012 15:00 - #4
    La legge n. 3396/2012 di revisione della spesa, che prevede all'art. 17 il riordino delle province, ed al comma 4-bis indica la scelta del capoluogo nel comune già capoluogo di provincia con più abitanti, è totalmente incostituzionale!!! Nella relazione al disegno di legge di iniziativa governativa n. 3396 per la conversione del decreto-legge n. 95/2012 (spending review) si legge: “anche a voler prescindere dalla considerazione che, trattandosi di riordino complessivo, non trova applicazione l’art. 133 della Costituzione, va rilevato in ogni caso che detto articolo è, nella sostanza, rispettato visto che i Comuni sono pienamente coinvolti tramite il Consiglio delle autonomie locali” (pag. 371 della relazione di accompagnamento). Secondo il Governo, quindi, in caso di riordino delle Province che coinvolga tutto il territorio nazionale, è possibile derogare al procedimento legislativo di tipo aggravato di cui all’art. 133, comma 1, della Carta costituzionale. La norma costituzionale, pertanto, troverebbe applicazione unicamente per modifiche di circoscrizioni provinciali ed istituzioni di nuove Province limitate all’ambito regionale. Sul punto, tuttavia, sorgono molte perplessità, fin troppe. Premesso che anche il caso di riordino complessivo produce i suoi effetti sempre e comunque all’interno di una Regione, non essendo consentita un’ipotesi di riduzione/accorpamento concernente Province di Regioni contermini (perché, in questa evenienza, la Provincia dovrebbe prima staccarsi dalla Regione di appartenenza e poi aggregarsi a quella confinante ai sensi dell’art. 132, comma 2, Cost.), dalla lettura dell’art. 133, comma 1, del Testo costituzionale non pare vi siano elementi funzionali ad una interpretazione derogatoria nell’evenienza di un intervento generalizzato sulle Province. Nell’unica volta in cui la Corte costituzionale si è occupata dell’art. 133, comma 1, Cost., ossia nella sentenza n. 347/1994 relativa al caso della istituzione della Provincia di Lodi, il giudice delle leggi ha “concesso” che la istituzione di Province o la modifica di quelle esistenti possano essere effettuate, oltre che con legge formale, con ricorso ad una delega legislativa (punto 3 del cons. in dir.), ma sempre nel rispetto di quel procedimento ascensionale che vede coinvolti, in primis, i Comuni. Al potere legislativo, ha poi proseguito la Corte, “spetta soltanto (le virgolette sono mie) valutare, nella fase conclusiva dello stesso procedimento, l’idoneità e l’adeguatezza dell’ambito territoriale destinato a costituire la base della nuova Provincia”. Infine, sostenere, come ha fatto l’Esecutivo, che la norma costituzionale è comunque rispettata in quanto prevede un coinvolgimento delle amministrazioni comunali tramite i CAL, non sembra minimamente fondato. Infatti, l’iniziativa comunale di cui all’art. 133, comma 1, Cost. si configura in modo molto diverso rispetto alla deliberazione del piano di accorpamenti e riduzioni che devono adottare i Consigli delle autonomie locali o, in mancanza, gli organi regionali di raccordo, come prevede l’art. 17, comma 2, del decreto-legge n. 95/2012. Sono i Comuni, enti locali territoriali singolarmente considerati, ad essere titolari della riserva di competenza ad attivare un eventuale procedimento revisorio e non altri organismi. Inoltre, l’iter procedurale previsto dal provvedimento sulla revisione della spesa delinea un percorso il cui contenuto è già precostituito dal Governo e non è affatto rimesso alla libera ed autonoma iniziativa delle amministrazioni comunali, per di più prevedendo un intervento in via sostitutiva dell’Esecutivo (art. 17, comma 4) nel caso in cui le deliberazioni non dovessero essere assunte.
  • River Keeper

    15-08-2012 08:44 - #3
    Convengo su ogni punto dell'articolo di Elvezio,che e' talmente intelliggibile,chiaro e comprensibile , da meritare uno spazio nel mio archivio e,perchè no, anche nell'agenda di Mario Monti,cosi' potrebbe servirgli per una lunga riflessione su come fare piazza pulita degli onorevoli,senatori,consiglieri regionale ed altro, per ridurre le spese,nonchè sprechi, che gravano nelle tasche dei cittadini. Lino Santoni
  • UBY

    14-08-2012 12:53 - #2
    Perfettamente d'accordo con Italia Nostra pianificare gli uffici rimanendo autonomi è la cosa migliore per tutti. Le Regioni sono il vero spreco d'Italia ed è li che il Governo avrebbe dovuto attingere risparmio. Voglio vedere come la macro provincia riuscirà ad andare a risolvere tutti i problemi che avrà nel suo mega territorio. Come giustamente è scritto nell'articolo di Italia Nostra tutti ci perderanno , i cittadini ci perderanno, in servizi e strutture. Che gli ascolani stiano accorti, Fermo e Macerata non gli daranno vita facile!
  • Armando

    13-08-2012 21:28 - #1
    Perfettamente condivisibile l'articolo del Presidente d'Italia Nostra. Le province non costano, le spese della politica sono altrove, ed il loro dimezzamento poi è solo un diversivo di chi vuole lasciare intatti i santuari del vero spreco di denaro pubblico. Le piccole province poi sono le più virtuose e rendono servizi ai cittadini ed alla comunità di cui sono l'espressione dell'identità culturale, a minor prezzo procapite delle grandi.
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