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Attualità
Scarpe da tennis e pantalone corto. Stavolta m’accontento di camminare intorno al Girfalco di Fermo. Dieci giri circa, quasi quattro chilometri. E la mente va, libera, galoppa dall’Adriatico alla montagna. Gli occhi guardano. E le sintesi arrivano veloci.

Ieri hanno presentato l’emissione del francobollo ordinario riproducente il Duomo di Fermo. Se n’è parlato come di un veicolo promozionale. L’abbiamo scritto.
Oggi noto bottiglie di plastica e di vetro, bicchieri, cartoni da pizze d’asporto, cartacce varie, involucri di sigarette ed anche di tabacco da pipa, confezioni di succhi di frutto, il tutto lasciato accanto alle panchine e nei prati, anche in quelli del restaurato Parco della Rimembranza. E’ ferragosto, è festa per tutti, anche per gli spazzini comunali o dell’Asite (fa lo stesso) sempre di “pubblico” si tratta.
Ieri pubblicità oggi sporco. Se venisse qualcuno attirato dal francobollo troverebbe una triste realtà. Non me la piglio con nessuno. Faccio solo caso alle cose.
In piazza del Popolo, i giovani della contrada Torre di Palme stanno allestendo uno stand. Faticano forte. Mi domando chi glielo faccia fare. Mi rispondo che è il senso d’appartenenza, la voglia di contribuire alla Cavalcata dell’Assunta. Colgo lo stridore tra il Girfalco sporco che le istituzioni dovrebbero ripulire, perché le tasse le paghiamo anche per questo, e il volontariato efficace (e gratuito) dei contradaioli.
Ripenso ad un signore spesso presente al Girfalco con il suo cane, che nei giorni scorsi dinanzi a bottiglie di vetro abbandonate per terra, s’è messo a raccoglierle per gettarle nel contenitore dinanzi a Villa Vinci. Nessuno lo retribuisce per questo. L’ha fatto con la voglia di tenere pulito e bello un luogo.
Tempo fa ho letto un libro dal titolo “La città volontaria” di David Beito, Peter Gordon e Alexander Tabarrok. Riportava esempi di comunità (addirittura cittadine) statunitensi e australiane auto organizzate: dalla scuola alla sanità, dalla polizia alla giustizia. In Italia la chiameremmo sussidiarietà orizzontale.
Girava uno slogan tempo fa: più società meno stato. Lo hanno corretto in: più società più stato giusto. Metteva a tema un nuovo concetto di partecipazione popolare di fronte all’invadenza inconcludente e perniciosa dello stato. Fare in proprio, cioè.
Al di là di tutto, può tornarci utile uno spunto del libro citato: “Dobbiamo mettere da parte tutti i vecchi pregiudizi sullo Stato, da una parte, e sul capitalismo, dall’altra. Dimentichiamoci le ideologie del ventesimo secolo. Il che non significa scoraggiare le idee. L’attuale è un tempo per l’immaginazione e la riflessione fresca. Ogni idea è degna di essere indagata. Il solo criterio di valutazione deve essere: Funziona?”.
Tornando a Fermo, i volontari fanno funzionare meglio le cose. Mi pare.
Buona festa dell’Assunta.











Luca
17-08-2012 09:02 - #4manuele
16-08-2012 11:59 - #3angelo
16-08-2012 02:43 - #2Catarino Cesà
15-08-2012 14:46 - #1