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Nasce il liceo sportivo. Ne abbiamo dato notizia ieri.

Avrà sede a Porto Sant'Elpidio. Sarà un liceo scientifico “depurato” del latino e della storia dell'arte, “arricchito” invece da materie specifiche: diritto ed economia dello sport e discipline sportive.
Si arricchisce così, dicono, la proposta formativa.
In una mail giunta ieri in redazione leggiamo: finalmente tolgono il vecchiume. Dove il vecchiume sarebbe il latino (ed anche il greco) e la storia dell'arte.
Sarà proprio così? O non è per caso che togliendo il “vecchiume” alla fine ci strappiamo via, buttandolo nella pattumiera, lo specifico della nostra civiltà? Quello che invece potrebbe essere motore di ripresa anche economica oltre che civile? Ce lo ricordava mesi fa il Wall Street Journal. Gli statunitensi lo rammentavano a noi…
Alcuni corsi europei per dirigenti, manager, amministratori, politici, eccetera, propongono corsi latino per cogliere meglio l’origine e il significato delle parole. Avere a disposizione più vocaboli, saperne i significati profondi arricchisce la mente, oltre che il vocabolario, e aiuta a cogliere l’essenza e l’esattezza delle cose e dei comportamenti umani. Non solo. Lo studio e il lavoro di una traduzione latina o greca implicano un esercizio razionale straordinario. Affrontare un testo – dicono alcuni docenti e psicologi del lavoro e della comunicazione – vuol dire mettere in relazione conoscenze diverse, azzardare ipotesi, verificarle, arrendersi al fatto che talvolta sono irragionevoli, tornare sui propri passi, costruire incessantemente.
Non è di questo che avremmo bisogno proprio oggi, dinanzi all’attuale crisi? Senza la storia dell’arte non capiremmo il bello che ci circonda e le generazioni prima di noi, l’anello espressivo intergenerazionale. Neppure la stoffa della nostra cultura. Tanto meno le occasioni che certe riletture possono offrirci, gli spunti che possono fornirci. Anche a livello economico.
Solo due esempi. Basti pensare a quanti spot televisivi e cinematografici si rifanno all’arte e alla mitologia. E basti pensare – e qui rischiamo la “blasfemia” - a certe razze animali (il maiale della fascia senese, ad esempio) che potrebbero essere reintrodotte nei territori originali, come le Marche del sud. Ci sono dipinti del 1400-1500 che ne attestano la presenza proprio nelle nostre aree. Nessuno ha ancora pensato a farne un brand.
Ieri un giornalista nazionale si chiedeva come mai certi capolavori letterari (la Divina Commedia, ad esempio) e film storici da Il Gladiatore in poi, siano stati ripresi, usati e sfruttati commercialmente da stranieri. Dove sono gli italiani? Gli scrittori, i registi, i produttori, dove sono? Un giacimento inesauribile - il nostro “petrolio” – resta infruttuoso e dimenticato. Se accade – e accade sempre più spesso – lo dobbiamo all’oblio per la nostra cultura. Non è togliendo il latino, il greco, la storia dell’arte, Dante, che saremo più moderni, dinamici e competitivi. E’ esattamente l’inverso. Lo saremo solo aggiungendo al patrimonio tradizionale le novità. Diventeremo allora più consistenti e solidi.
In un vecchio concerto di piazza, Francesco Guccini, dialogando con i Nomadi, diceva: «Gli americani ci hanno fregato con la lingua».
Dategli torto! Forse, allora, dovremmo proporre il latino come lingua europea…
Chissà se la Merkel...










Laura Pagano
19-01-2013 11:57 - #6Gio
18-01-2013 22:09 - #5Sfroos
18-01-2013 20:17 - #4Paolo Landi
18-01-2013 20:13 - #3Giovanni Zamponi
18-01-2013 19:56 - #2PIETRO SUBRINI
18-01-2013 19:38 - #1