Attualità

La differenza che rilancia. Il latino lingua europea
Data pubblicazione : 18-01-2013

Nasce il liceo sportivo. Ne abbiamo dato notizia ieri.

Avrà sede a Porto Sant'Elpidio. Sarà un liceo scientifico “depurato” del latino e della storia dell'arte, “arricchito” invece da materie specifiche: diritto ed economia dello sport e discipline sportive.

Si arricchisce così, dicono, la proposta formativa.
In una mail giunta ieri in redazione leggiamo: finalmente tolgono il vecchiume. Dove il vecchiume sarebbe il latino (ed anche il greco) e la storia dell'arte.
Sarà proprio così? O non è per caso che togliendo il “vecchiume” alla fine ci strappiamo via, buttandolo nella pattumiera, lo specifico della nostra civiltà? Quello che invece potrebbe essere motore di ripresa anche economica oltre che civile? Ce lo ricordava mesi fa il Wall Street Journal. Gli statunitensi lo rammentavano a noi…
Alcuni corsi europei per dirigenti, manager, amministratori, politici, eccetera, propongono corsi latino per cogliere meglio l’origine e il significato delle parole. Avere a disposizione più vocaboli, saperne i significati profondi arricchisce la mente, oltre che il vocabolario, e aiuta a cogliere l’essenza e l’esattezza delle cose e dei comportamenti umani. Non solo. Lo studio e il lavoro di una traduzione latina o greca implicano un esercizio razionale straordinario. Affrontare un testo – dicono alcuni docenti e psicologi del lavoro e della comunicazione – vuol dire mettere in relazione conoscenze diverse, azzardare ipotesi, verificarle, arrendersi al fatto che talvolta sono irragionevoli, tornare sui propri passi, costruire incessantemente.
Non è di questo che avremmo bisogno proprio oggi, dinanzi all’attuale crisi? Senza la storia dell’arte non capiremmo il bello che ci circonda e le generazioni prima di noi, l’anello espressivo intergenerazionale. Neppure la stoffa della nostra cultura. Tanto meno le occasioni che certe riletture possono offrirci, gli spunti che possono fornirci. Anche a livello economico.
Solo due esempi. Basti pensare a quanti spot televisivi e cinematografici si rifanno all’arte e alla mitologia. E basti pensare – e qui rischiamo la “blasfemia” - a certe razze animali (il maiale della fascia senese, ad esempio) che potrebbero essere reintrodotte nei territori originali, come le Marche del sud. Ci sono dipinti del 1400-1500 che ne attestano la presenza proprio nelle nostre aree. Nessuno ha ancora pensato a farne un brand.
Ieri un giornalista nazionale si chiedeva come mai certi capolavori letterari (la Divina Commedia, ad esempio) e film storici da Il Gladiatore in poi, siano stati ripresi, usati e sfruttati commercialmente da stranieri. Dove sono gli italiani? Gli scrittori, i registi, i produttori, dove sono? Un giacimento inesauribile - il nostro “petrolio” – resta infruttuoso e dimenticato. Se accade – e accade sempre più spesso – lo dobbiamo all’oblio per la nostra cultura. Non è togliendo il latino, il greco, la storia dell’arte, Dante, che saremo più moderni, dinamici e competitivi. E’ esattamente l’inverso. Lo saremo solo aggiungendo al patrimonio tradizionale le novità. Diventeremo allora più consistenti e solidi.
In un vecchio concerto di piazza, Francesco Guccini, dialogando con i Nomadi, diceva: «Gli americani ci hanno fregato con la lingua».
Dategli torto! Forse, allora, dovremmo proporre il latino come lingua europea…
Chissà se la Merkel...




 

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Scritto da : Adolfo Leoni
Tags : Latino, Sport, Liceo, Greco, Merkel, Dante Alighieri, Il Gladiatore, Francecso Guccini, I Nomadi
18/01/2013
17:19
Questo articolo è stato letto: 595 volte
Commenti dei lettori
6 commenti presenti
  • Laura Pagano

    19-01-2013 11:57 - #6
    Sfroos ha fatto la radiografia dell'Italia oggi.
  • Gio

    18-01-2013 22:09 - #5
    Trovata la soluzione: Eliminiamo l'ora di religione e studiamo il latino !!!!
  • Sfroos

    18-01-2013 20:17 - #4
    Dove sono gli italiani? Ma noi dobbiamo pagare Benigni che si prende 250 mila euro per leggere l'Inno di Mameli, un ex-comico che si reinventa letterato e storico anche se, nel suo supercapolavoro, fa liberare Auschwiz dagli americani piuttosto che dai sovietici...noi dobbiamo pagare Celentano, un semianalfabeta che pretende di disquisire anche di neurochirurgia, per ammirare le sue famose pause...noi abbiamo Barbareschi che prende compenso doppio, da parlamentare e da fruitore di finanziamenti pubblici...noi abbiamo il cinepanettone che senza un cazzo, culo o vaffanculo nessuno va a vederlo...noi abbiamo Federico Moccia e le edizioni di zelig con "La filosofia dei cesaroni" in bella mostra sugli scaffali delle librerie...che vengano pure gli americani, si riprendessero le basi militari e portino pure tutta l'attrezzatura per le riprese!
  • Paolo Landi

    18-01-2013 20:13 - #3
    Che tristezza! Certo se si pensa la fine che hanno fatto i polittici di Carlo Crivelli o la Chiesa di San Filippo a Fermo, questa notizia non meraviglia.
  • Giovanni Zamponi

    18-01-2013 19:56 - #2
    Ogni lingua, allorché si esprime in vocaboli, frasi, periodi, possiede, fra le altre, due caratteristiche: la precisione e la ricchezza semantica. La precisione si può considerare la messa a fuoco, attraverso l'espressione linguistica, di una nozione, di un'idea, di un concetto, insomma di un pensiero; la ricchezza semantica ha a che fare con quante informazioni, anche differenziate (polisemia), ci fornisce una parola o un'espressione (si pensi, ad esempio, a quanto polisemica è la parola "amore"). Le due caratteristiche non vanno di pari passo: se aumenta la precisione, diminuisce la polisemia, e viceversa. La lingua latina ha un fascino incredibile perché accorda, in modo incomparabile, e forse più della greca, la precisione e la polisemia. Matematicamente potremmo dire che si trova al punto d’incrocio tra la curva della precisione (che scende, in un diagramma cartesiano) e la curva dell'ampiezza semantica (che sale). La lingua più bella e potente che sia mai esistita. Chi la conosce non può non amarla, e, amandola, conoscerla sempre di più. Chi la conosce non la evita, la evita chi non la conosce.
  • PIETRO SUBRINI

    18-01-2013 19:38 - #1
    Sono nato nella meta' del secolo scorso nella campagna del nostro entroterra fermano in una famiglia contadina dove la lingua italiana era quasi " lingua straniera". Il dialetto ( derivato dall'antico volgare ) era per genitori,nonni, vicini di casa l'unica lingua conosciuta e praticata. Alla fine degli anni cinqanta, studente di scuola media ( non esisteva a S.Vittoria in M. l'avviamento) il LATINO e' stato il mio passaporto per l'acquisizione della lingua italiana.Le versioni latino-italiano e sopratutto italiano-latino . mi hanno obbligato a costruire frasi secondo regole rigorose e dato padronanza della nostra lingua. Abbiamo avuto in sorte fortunata di nascere nella "CULLA DELLA CIVILTA" ed e' veramente triste ed avvilente sentire definire "vecchiume" la eredita' piu' grande che poteva capitarci : quella lingua latina "madre" di quell'italiano che ci rende unici al mondo ed invidiati per la possibilita' di usare ogni giorno "una melodia" per comunicare con gli altri. Miliardi di persone al mondo guardano a questa piccola parte di universo, geograficamente cosi piccola e sognano di poter venire un giorno nei luoghi dove e' nata la civilta' e dove il "LOGOS" scelse di farsi carne e quel Logos uso' proprio la lingua latina per arrivare fino ai "confini della terra". E' davvero triste sentire insegnanti, intellettuali, dirigenti scolastici definire "vecchiume" la lingua latina, patrimonio dell'intera umanita' e parlare di progresso mentre buttano via un altro pezzo delle nostre radici. MALA TEMPORA CURRUNT. Pietro Subrini.
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