Attualità

Il latino? Il mio passaporto per la lingua italiana. All'estero ce lo invidiano. In Italia lo buttiamo via
Data pubblicazione : 19-01-2013

Sono nato nella metà del secolo scorso nella campagna del nostro entroterra fermano in una famiglia contadina dove la lingua italiana era quasi "lingua straniera". Il dialetto (derivato dall'antico volgare) era per genitori, nonni, vicini di casa l'unica lingua conosciuta e praticata.

 

Alla fine degli anni cinquanta, studente di scuola media (non esisteva a Santa Vittoria in Matenano “l'Avviamento”) il LATINO è stato il mio passaporto per l'acquisizione della lingua italiana. Le versioni latino-italiano e soprattutto italiano-latino, mi hanno obbligato a costruire frasi secondo regole rigorose e dato padronanza della nostra lingua. Abbiamo avuto in sorte fortunata di nascere nella "CULLA DELLA CIVILTA'" ed è veramente triste ed avvilente sentire definire "vecchiume" la eredità più grande che poteva capitarci: quella lingua latina "madre" di quell'italiano che ci rende unici al mondo ed invidiati per la possibilità di usare ogni giorno "una melodia" per comunicare con gli altri. Miliardi di persone al mondo guardano a questa piccola parte di universo, geograficamente così piccola e sognano di poter venire un giorno nei luoghi dove è nata la civiltà e dove il "LOGOS" scelse di farsi carne e quel Logos usò proprio la lingua latina per arrivare fino ai "confini della terra". E' davvero triste sentire insegnanti, intellettuali, dirigenti scolastici definire "vecchiume" la lingua latina, patrimonio dell'intera umanità, e parlare di progresso mentre buttano via un altro pezzo delle nostre radici. MALA TEMPORA CURRUNT.

 

Pietro Subrini

 

 

 

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Scritto da : Pietro Subrini
Tags :
19/01/2013
09:25
Questo articolo è stato letto: 537 volte
Commenti dei lettori
3 commenti presenti
  • Tiziano

    19-01-2013 12:43 - #3
    Tutte le lingue antiche hanno un'origine divina e ci riportano alla virtù atavica e pura dell'anima, incompatibile con l'odierna tendenza alla gratificazione del corpo, che le identifica come scomodi ostacoli da togliere di mezzo.
  • Carla

    19-01-2013 12:08 - #2
    Bè, anche io sono una figlia del latino insegnato nella vecchia scuola media di S.Vittoria in Matenano, all'epoca l'ho odiato con tutte le mie forze (sono una ex alunna che è andata a ripetizione da Don Natale con le conseguenze che le persone dell'epoca sapevano!!!) il fatto è che si studiava seriamente e prendere un quattro nelle versioni di italiano-latino oppure sbagliare la coniugazione di un verbo era molto facile, perchè ad ogni sbaglio gli insegnanti scalavano un voto a partire da 10. Eppure, nonostante tutto e non essendo stata eccelsa in questa materia,, Oggi a distanza ti tanti anni, mi rendo conto che il latino imparato in quella scuola è come un'impronta indelebile che non si cancella mai. Ecco perchè anche io approvo il pensiero di Pietro Subrini!!!!
  • River Keeper

    19-01-2013 10:40 - #1
    Il latino esula dalla mia cultura- L'ho studiato solamente un anno,durante il quale ho recuperato tre anni di medie ed uno delle superiori,presso la scuola privata gestita dal defunto sacerdote Don Pacifico Salvatori,parroco della chiesa di S.Gregorio,in via Marchetto Morrrone di Fermo. La lingua mi ha appassionato talmente, da imparere a memoria varie pagine di un libro di poesie. Don Pacifico se ne e' accorto quando,con il libro aperto,ho declamato una poesia che stava scritta nel retro della pagina. Probabilmente e' per passione del latino che oggi coltivo l'hobby della botanica,dove le piante vengono chiamate con la lingua delle nostre origini,che tutti i botanici del mondo conoscono. Lino Santoni
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