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Attualità
Sono nato nella metà del secolo scorso nella campagna del nostro entroterra fermano in una famiglia contadina dove la lingua italiana era quasi "lingua straniera". Il dialetto (derivato dall'antico volgare) era per genitori, nonni, vicini di casa l'unica lingua conosciuta e praticata.

Alla fine degli anni cinquanta, studente di scuola media (non esisteva a Santa Vittoria in Matenano “l'Avviamento”) il LATINO è stato il mio passaporto per l'acquisizione della lingua italiana. Le versioni latino-italiano e soprattutto italiano-latino, mi hanno obbligato a costruire frasi secondo regole rigorose e dato padronanza della nostra lingua. Abbiamo avuto in sorte fortunata di nascere nella "CULLA DELLA CIVILTA'" ed è veramente triste ed avvilente sentire definire "vecchiume" la eredità più grande che poteva capitarci: quella lingua latina "madre" di quell'italiano che ci rende unici al mondo ed invidiati per la possibilità di usare ogni giorno "una melodia" per comunicare con gli altri. Miliardi di persone al mondo guardano a questa piccola parte di universo, geograficamente così piccola e sognano di poter venire un giorno nei luoghi dove è nata la civiltà e dove il "LOGOS" scelse di farsi carne e quel Logos usò proprio la lingua latina per arrivare fino ai "confini della terra". E' davvero triste sentire insegnanti, intellettuali, dirigenti scolastici definire "vecchiume" la lingua latina, patrimonio dell'intera umanità, e parlare di progresso mentre buttano via un altro pezzo delle nostre radici. MALA TEMPORA CURRUNT.
Pietro Subrini










Tiziano
19-01-2013 12:43 - #3Carla
19-01-2013 12:08 - #2River Keeper
19-01-2013 10:40 - #1