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Pubblica Amministrazione
Le proposte sono basate sui principi di equità sociale e di progressività contributiva e vogliono andare in particolar modo incontro a famiglie, giovani ed imprese.

1) La proposta è sviluppata nel tentativo di consentire all'amministrazione di recepire i suggerimenti a saldo invariato;
2) Si incoraggia comunque un tentativo da parte dell'amministrazione di imporre una IMU ulteriormente dimininuita.
Premesso:
1) che la prima casa è un diritto, una certezza fondamentale per la costruzione della famiglia, nucleo centrale della società;
2) che le attività produttive non devono essere gravate di un peso eccessivo;
3) che la difficile congiuntura economica, nazionale ed internazionale impone una particolare attenzione proprio nei confronti delle famiglie e delle attività produttive;
4) che la Città di Porto San Giorgio ha bisogno di una politica che disincentivi la presenza numerosa di abitazioni disponibili e prive di residenti ed, al contempo, vi è la necessità di risposte ad un fabbisogno abitativo rilevante, che riguarda in particolare le giovani coppie e famiglie, con una moderata disponibilità economica, tale da non consentire di accedere al mercato immobiliare avente i costi più elevati della Provincia di Fermo e tra i più alti della Regione Marche;
Considerato:
1) che l’articolo 53 della costituzione recita: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”;
2) che l’attenzione alla numerosità delle famiglie è già garantita attraverso il sistema di detrazione per ogni figlio nel nucleo familiare ma di età non superiore a 26 anni e residente anagraficamente e abitualmente dimorante nell'unità immobiliare;
3) che il decreto-legge che introduce l'imposta definisce delle aliquote base, modificabili dalle singole amministrazioni comunali con delibera del consiglio comunale, per cui le aliquote base sono:
0,4% per l'abitazione principale, modificabile dello 0,2% in aumento o diminuzione;
0,2% per i fabbricati rurali (ad uso strumentale del coltivatore diretto), i comuni possono ridurla a 0,1%;
0,76% per gli immobili che non producono reddito fondiario e per quelli posseduti da soggetti passivi i.re.s. ovvero per gli immobili locati, modificabile fino a 0,4%;
0,76% per i restanti casi, modificabile da 0,46% a 1,06%.
Tenuto conto:
1) dell’esigenza di contrastare la tendenza al comportamento elusivo del contribuente;
2) dell’importanza di garantire la massima equità sociale;
Si propone:
1) di applicare l’imposta sulle abitazioni che soddisfano i requisiti di abitazione principale con l’aliquota più bassa;
2) di applicare l’imposta sugli altri immobili, se non locati o se disponibili, con l’aliquota più alta;
3) di applicare l’imposta sugli immobili che ospitano attività produttive, commerciali, artigianali ed industriali, con l’aliquota base;
4) di applicare l’imposta con aliquota inferiore all’aliquota massima alla categoria “altri immobili locati”;
5) di applicare l’imposta con aliquota inferiore all’aliquota base per le abitazioni interessate da un CONTRATTO DI LOCAZIONE A CANONE CONCORDATO che l’amministrazione deve proporre, secondo una tabella che l’Ente deve istituire per dare risposte concrete al fabbisogno abitativo, con possibilità di estendere lo strumento anche a categorie di immobili diverse dall’abitazione.
Si precisa:
1) che non si è inteso indicare in taluni casi l’aumento o la diminuzione dell’aliquota base per incontrare le esigenze dell’Ente;
2) che si chiede all’amministrazione di limitare l’applicazione dell’imposta alle esigenze di stabilità economica dell’Ente, come è certamente intento dello studio in atto, da parte di uffici ed amministratori;
Si richiede inoltre:
di convocare in tempi brevi la commissione consiliare competente per discutere la proposta in oggetto, perché possa, se condivisa, divenire un indirizzo utile agli orientamenti dell’amministrazione in materia di bilancio.









