Lavoro nero: la provincia di Fermo la peggiore delle Marche. La denuncia della CGIL: "Situazione sconvolgente"

Disoccupazione complessiva 2013 al 16,8%, quella giovanile sfiora il 40%. Fallimenti, cessazioni e cassa integrazione in crescita (oltre 8 mln di ore con +24,55% su 2012). Reddito disponibile in calo ed il più basso delle Marche, valore aggiunto nelle stesse condizioni, rischio povertà in aumento. “Questi – spiegano i sindacati - sono i principali dati che descrivono una situazione 'sconvolgente' per la nostra provincia”.

Il quadro attuale -spiegano i sindacati CGIL - è dovuto alla crisi che perdura da oltre 6 anni ed alle risposte politiche sbagliate prodotte negli ultimi decenni. Della crisi abbiamo detto tante volte. Sulle politiche attuate va rinnovata una riflessione. Esse hanno affermato, con l'alibi della flessibilità, un sistema di precarizzazione spinta che colpisce tutte le generazioni di lavoratori”.

CGIL che denuncia: “A Fermo, l'86% delle poche assunzioni realizzate sono relative a contratti atipici. Di fatto, il mercato del lavoro locale è liberalizzato nella sua quasi totalità! A ciò vanno aggiunti i dati diramati dalla Direzione Provinciale del Lavoro nei quali emerge che il 75% delle 967 aziende ispezionate in Provincia risultano irregolari”.

Sindacati fermani che proseguono: “Una prima considerazione porta a dire che l'attività ispettiva è decisamente insufficiente data la presenza di circa 42 mila imprese. Inoltre, è in attenuazione rispetto agli anni precedenti, quando invece, proprio di fronte al dato di irregolarità così alto, l'attività andrebbe potenziata! Quasi tutti i settori risultano coinvolti: l’agricoltura, l’industria, l’edilizia ed il terziario. Le irregolarità, in crescita rispetto al 2012, vanno dal lavoro nero, alle norme su salute e sicurezza,al lavoro minorile. I risultati peggiori di tutta la regione Marche si sono riscontrati nelle province di Fermo e di Ascoli”.

CGIL che conclude: “Precarietà (flessibilità) e lavoro nero si traducono in svalorizzazione del lavoro. Ed è ciò che gran parte delle imprese fermane hanno adottano come fattore competitivo. Ma questa è la scelta sbagliata perché è in alternativa agli investimenti, non risolve il problema della produttività (valore aggiunto), della innovazione e dell'occupazione. Anzi, come i fatti insegnano, aggrava la situazione! Come l'aggrava e non la risolve la scelta del governo di liberalizzare ulteriormente i contratti a termine e l'apprendistato. E' la stessa linea ideologica dei governi precedenti con la quale si inducono le aziende a non innovare, a non investire sul capitale umano e professionale. Senza nuovi investimenti di questo tipo sarà impossibile determinare un futuro di lavoro con più occupazione e più reddito, anche a fronte di una ripresa della crescita.

Data inserimento: 2014-04-02 16:05:44

Data ultima modifica: 2014-04-03 17:29:14

Scritto da: Redazione