Storia infinita di strade dissestate, voragini, asfalto “rattoppato” alla meno peggio: se piove, non rimane che “imprecare” o pregare o piangere. Succede a Monterubbiano.

Potremmo dire, con la virulenza dell’inquietudine, ogni giorno, più forte, che almeno l’occhio dovrebbe  andare in aiuto dell’intelligenza,  allorché  si tratta di prevedere quanto potrebbe accadere, di prevenire con un progetto di intervento adatto, di cogliere tempestivamente quanto accade  e quanto si deve fare in ogni contesto pubblico di specifica responsabilità.

Purtroppo, oggi, non è così per gran parte dei casi. Addirittura potrebbe accadere che quanto più si è in difetto tanto più nessuno può azzardarsi, benché con i dovuti modi, a fare osservazioni: siamo diventati tutti bravi e intoccabili e, quel che stupisce, la colpa di ciò che non va, di ciò che non si è evitato  o che non si è fatto in tempo o che non si è saputo fare nel tempo, è sempre degli altri o dei quattrini che non ci sono o, peggio che mai, in caso di evento calamitoso, di nessuno.

Andiamo alla questione d’interesse. Ci riguarda qui, da vicino, la sicurezza delle nostre strade e, per l’esattezza, ci riguardano i tragitti provinciali Fermo-Monterubbiano e Monterubbiano-Petritoli-Valdaso sui quali occorre evitare che nulla di grave o meno grave accada. Di sicura garanzia per gli automobilisti, di giorno e di notte, infatti, manco a parlarne.

Basta una pioggia, anche del tipo della pur innocua “pioggerellina di marzo”, per creare panico e disorientamento in chi deve immettersi in tali percorsi, già difficili quando è bel tempo. Procedendo verso Monterubbiano da Fermo, passato il ponte dell’Ete Vivo, non sai mai quello che trovi, già fin dopo le prime curve, se fango abbondante o montagne di terra smottata che invadono la corsia, rami e alberi che intralciano o impediscono il traffico, grosse buche nuove di zecca e buche vecchie  scavate ancora più in profondità dalla pioggia di giornata, margini che cedono provocando voragini e che rimangono lì pressoché in permanenza, segnali carenti e segnali che indicano, anch’essi in permanenza, pericolo e limiti di velocità , tratti che continuano a  farsi risucchiare,  giorno dopo giorno, sembrerebbe dalle viscere della terra, asfalto abbondantemente ricamato da crepe, qua e là  rattoppato alla meno peggio. Le auto, benché nel massimo rispetto addirittura dei sotto limiti di velocità, traballano come se fossero pizzicate dalla tarantola, specie nel tratto Chiesanuova- Contrada Lago.

Analogo spettacolo, attraversato l’incrocio di S. Maria del Soccorso, offre l’altro tragitto Monterubbiano-Petritoli-Valdaso: stesse condizioni, stesse cause, stessa situazione da anni. Il tutto, peraltro, diventa ancora più pericoloso se cala fitta la nebbia che, in questa zona, la fa da padrone da settembre inoltrato fino alla primavera, e se arrivano giù pioggia a dirotto e neve, che è qui sempre abbondante e che, a seconda delle annate,  dura ghiacciata  molto a lungo.

Il cittadino si chiede ogni volta: “C’è chi deve vedere, prevedere, prevenire? E se c’è, perché non provvede?”.

Gli utenti disperano  che  i loro appelli vadano a buon fine e che  le situazioni si rimuovano dal ristagno fin troppo insalubre e paludoso. C’è, comunque, chi è determinato a non demordere e, soprattutto quando il brutto tempo imperversa, si lascia andare alle “imprecazioni” le più pesanti, pensando magari che siano risolutive, e c’è chi invece sceglie di  pregare, implorando intercessioni, affinché nulla accada a  danno della propria ed altrui incolumità.

Infine, non manca chi, rassegnato senza ritorno, anche a causa del più generale negativo andazzo che su tutto inesorabilmente incombe, esprime con scettica severità: ”Ormai non ci resta che piangere!”. 

Data inserimento: 2014-08-25 11:16:43

Data ultima modifica: 2014-08-26 16:47:17

Scritto da: Maria Teresa Mircoli