Elezioni Provinciali. L'intervento del consigliere Di Ruscio: “Il PD e FI locali hanno stretto un patto politico d’acciaio per spartirsi le vesti di questa Provincia"

Queste elezioni provinciali, partite in sordina con un accordo tra PD e FI, dove tutto era stato deciso a tavolino da sole tre persone (questo è il livello di democrazia a cui è stato ridotto il nostro Paese!), mi inducono diverse riflessioni.

Parto da molto lontano, da una storia politica vera raccontata dell’On.le Publio Fiori: “Era il 1984 quando De Mita, segretario della DC e Presidente del Consiglio, vuole “semplificare” il lavoro del Parlamento (e soprattutto del suo Governo) abolendo il voto segreto. Parte una campagna di stampa da destra e da sinistra, come sempre accade quando entrano in campo i “poteri forti”, contro i cosiddetti “franchi tiratori” che vorrebbero affossare tale riforma. Su “La Repubblica” del 13 ottobre 1988 a pag.4, sotto il titolo “Battaglia sul voto segreto” appare una dichiarazione di Gianni De Michelis, Vice Presidente del Consiglio: “Vorrei mettere su un convegno dedicato a Publio Fiori il titolo “Anatomia di un franco tiratore”. Effettivamente fui uno dei promotori di quella sfortunata battaglia contro l’abolizione del voto segreto perché lo ritenevo (e lo ritengo ancora) non solo una prerogativa fondamentale del parlamentare nella sua qualità di “rappresentante della Nazione” (art. 67 della Costituzione), ma anche la inevitabile conseguenza del diritto-dovere di votare “secondo coscienza” senza vincoli né di mandato, né di partito, né di maggioranza. Posizione che illustrai apertamente alla camera nella seduta del 29 settembre 1988 con un intervento dove annuncio pubblicamente (comportamento strano per un franco tiratore)le ragioni del mio voto contrario. Di fatto, da quel provvedimento è iniziata la deriva di delegittimazione del Parlamento e lo svuotamento della sua autonomia che ha portato alla abolizione delle preferenze con la scelta dei deputati e senatori sottratta agli elettori ed affidata alle oligarchie partitocratiche”.
Nell’intervento parlamentare Fiori ricorda un passo di Rousseau, che più di due secoli fa si era già posto lo stesso problema, come tanti altri filosofi. Rousseau nel saggio “Considerazioni sul governo della Polonia”, affrontando il tema delle riforme istituzionali, si chiedeva “Se le odierne condizioni di ingovernabilità possano essere superate da una ben congegnata riforma delle istituzioni, o piuttosto non sia necessario un rinnovamento della politica ed un ricollegamento di essa ai valori etici”. Anche negli scritti di Cicerone e di Plinio il Giovane si dice che nell’antica Roma, ogni qual volta si abolì il voto segreto, si registrò un ritorno a situazioni non democratiche ed autoritarie. La storia insegna ma si ripete.
La semplificazione avviata da De Mita sta mostrando tutti i suoi effetti deleteri nel nostro Paese; ma se qui finisce il racconto e la lucida analisi di Publio Fiori, la casta partitocratica non si è di certo fermata, è andata avanti in nome della semplificazione, dell’efficienza e della spending review. Oggi assistiamo alla modifica del sistema elettorale delle Province e del Senato: i cittadini elettori non contano più nulla, non potendo esercitare il diritto di voto e scegliere direttamente i propri rappresentanti, in realtà nominati da strettissime oligarchie partitocratiche; di fatto l’Italia, in questo modo, non risponde più ad una democrazia rappresentativa in cui i cittadini scelgono i propri rappresentanti, esercitando un controllo sul loro operato ed avendo la possibilità di rispedirli alle loro case, se non mantengono i loro impegni elettorali. E’ questa la condizione perché un Paese possa considerarsi democratico, altrimenti si ritorna ai regimi oligarchici di due secoli fa. Se le scelte politiche partitocratiche dei decenni scorsi hanno portato al 45% di disoccupazione giovanile, alla recessione, alla chiusura di tantissime imprese ed alla crescita esponenziale della povertà, quelle attuali dove ci condurranno? L’ex FIM, ove ho evidenziato i risultati dei legami tra politica ed affari, è un esempio di cosa possa accadere se le oligarchie partitocratiche sono d’accordo nonostante i diversi schieramenti.
Ritorniamo alle imminenti elezioni provinciali: grazie alle riforme del Governo Renzi, il PD e FI locali ovvero Petrini, Ceroni e Cesetti, hanno stretto un patto politico d’acciaio per spartirsi le “vesti” di questa piccola Provincia. Patto (forse già esistente da anni…si pensi alle elezioni provinciali del 2009) venuto alla luce grazie ad un gruppo di giovani amministratori che, stufi di questi intrighi meschini, intessuti nelle segrete stanze del potere, hanno voluto organizzare una lista apartitica che rimettesse al centro il territorio.
Grazie a questa iniziativa, oggi, da una ipotesi iniziale di lista unica PD-FI, se ne sono aggiunte altre 4-5. E’ la legittima reazione politica di chi crede nella democrazia, nel principio che è il cittadino-elettore a detenere il potere di delegare ad altri la cura degli interessi della Res Pubblica e di controllare che questi delegati rispondano del loro operato ed alla delega ricevuta. Ma presentare più liste con questo sistema elettorale, che premia col sistema dei resti la lista piu’ forte, significa, paradossalmente, fare il gioco di chi si contesta (non è un caso che FI non voglia fare accordi con altri per aiutare il PD e Cesetti e che inviti a fare più liste!!!!). Fino al 22 settembre non mi stancherò mai di ripetere che è necessario riunire tutte le liste, in nome di un principio universale che riguarda tutti quelli che, di destra, di sinistra o di centro, credono nella democrazia e nel rispetto dei diritti dei cittadini. Questi sono i veri innovatori; tutti gli altri sono i “conservatori”, nel senso che, non curanti degli interessi dei cittadini, lavorano solo per conservare i propri privilegi. Queste elezioni provinciali rappresentano il punto di partenza e di svolta per ricostruire un Paese ridotto allo sfascio, cominciando anche da questo territorio; non è più possibile restare alla finestra, occorre un’ assunzione generale di responsabilità e bisogna tenere sempre a mente, come diceva Einstein, che “Non è possibile risolvere un problema con lo stesso pensiero che lo ha generato!”. Vedendo come vanno le cose chi può escludere, nelle prossime tornate elettorali , accordi tra PD e FI?

Data inserimento: 2014-09-08 10:21:45

Data ultima modifica: 2014-09-10 11:52:16

Scritto da: Saturnino Di Ruscio