Camere di Commercio, la Conferenza Stato-Regioni sancisce la mancata intesa sugli accorpamenti. La CISL FP Marche: "Ora basta rinvii e alibi: affrontare subito la situazione dei dipendenti"

"La sentenza della Corte Costituzionale n. 261 dell'8 novembre 2017 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 3, comma 4 del d.lgs. n. 219/2016, nella parte in cui stabilisce che il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico concernente la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali delle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura sia adottato sentita la Conferenza Stato – Regioni, anziché previa intesa della Conferenza.
In data 11 gennaio 2018, la Conferenza Stato – Regioni ha sancito la mancata intesa sullo schema di decreto del Ministero dello Sviluppo Economico concernente la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali delle stesse Camere di commercio. Si apre quindi un nuovo scenario che riporta la storia a prima del decreto del MISE, con la conseguenza che gli accorpamenti, in molti casi forzati, decisi per le Camere di Commercio, verranno meno". Ne è convinta l'area sindacale di Fermo della Cisl FP Marche, che si è espressa così in una nota stampa diffusa nel pomeriggio a firma del segretario regionale Giuseppe Donati.

La situazione della Camera di Commercio di Fermo, da sempre apparsa poco convinta della bontà di un'operazione "stile province", quindi molto penalizzante per gli associati e per i dipendenti, messa in atto dal Governo ed avvallata fortemente dalla Giunta Regionale marchigiana, che da sempre ha tenuto poco conto delle ragioni e delle esigenze del Fermano e delle sue tantissime attività produttive favorendo gli interessi del nord della Regione, dovrà essere attentamente valutata e studiata - continua la nota -. Per la CISL FP Marche- Area Sindacale di Fermo l'accorpamento delle Camera di Commercio marchigiane in un'unica Camera Regionale era e resta un errore politico madornale soprattutto per la realtà fermana che, con le sue migliaia di aziende, rappresenta il polmone produttivo delle Marche in determinati e specifci ambiti".

 

"Ora, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale e soprattutto del parere negativo della Conferenza Stato-Regioni, ove, per fortuna, siedono Regioni ben più illuminate delle Marche, la situazione dovrà essere totalmente rivista - si legge ancora nella nota -. La speranza è che sia tramontato definitivamente l'azzeramento della Camera di Commercio autonoma di Fermo. La situazione, però, deve trovare una sua sollecita definizione perchè l'alibi del supposto accorpamento, dietro cui la giunta camerale per troppo tempo si è nascosta, è caduto. In nome di un'unificazione regionale che forse non avverrà più, sono state messe in stand bay tante problematiche sul personale che ora dovranno essere affrontate e risolte.

I carichi di lavoro ormai insopportabili del personale operante nella Camera di Commercio di Fermo devono essere messi al centro dell'analisi della giunta camerale alla luce del fatto che Fermo è l'unica Camera delle Marche ad avere meno personale di quanto dovuto. Sono 14 i dipendenti a fronte di 16 posti in dotazione organica. Bisognerà quindi procedere alle possibili assunzioni, partendo dalla stabilizzazione del personale avente i cirteri della Legge Madia. Altra questione aperta è l'utilizzo di personale di società esterne collegate alla Camera, che comunque copre posizioni operative indispensabili per il buon funzionamento della Camera. Questo personale dovrebbe trovare una giusta collocazione all'interno della struttura organizzativa della camera con contratti di dipendenza".

 

"Tutti questi problemi fino ad oggi sono stati accantonati e rinviati ad una futura analisi della Camera Unica Regionale che doveva nascere. La Cisl FP Marche ritiene che gli ultimi risvolti abbiano messo una pietra tombale sull'accorpamento e quindi i problemi evidenziati tornano ad essere oggetto di competenza della giunta camerale fermana. Basta con alibi o rinvii - è l'appello del sindacato -. Ugualmente intollerabile, inoltre, è il fatto che al personale dipendente della Camera di Commercio di Fermo, nonostante carichi di lavoro superiori alla norma, non venga liquidata da ormai tre anni la parte di salario accessorio legato alla produttività. E' chiaro che in questo caso pesa non tanto la volontà della giunta, quanto la situazione di verifica aperta dal MEF sulle modalità di costituzione dei fondi degli anni passati. Ormai,però, a distanza di tre anni, è urgente assumere una decisione chiara su tutta la partita e ripartire, da subito, a liquidare il premio di produttività ai dipendenti. Sia la giunta camerale che i sindaci revisori facciano la loro parte per capire quale strada intraprendere per rendere possibile la liquidazione del premio di produttività al personale utilizzando al meglio la normativa del "salva Roma". La CISL FP Marche, unitamente agli altri Sindacati, ritiene di non essere nelle condizioni di assistere ancora per molto allo stallo di una situazione che fino ad ora ha penalizzato esclusivamente i dipendenti nonostante essi abbiano garantito sempre la massima professionalità nello svolgere il lavoro dovuto".

 

"La CISL FP MARCHE rimarrà in attesa, ancora per poco tempo, delle decisioni che la politica locale e regionale, nonchè la giunta camerale, vorranno assumere per dare certezza e chiarezza ai dipendenti delle Camere di Commercio, in particolare a quella di Fermo - chiude la nota -. Senza una presa di posizione condivisa e rispettosa della norma, si aprirà un contenzioso che sarà doloroso per tutti".

Data inserimento: 2018-01-22 17:48:29

Data ultima modifica: 2018-01-23 15:40:44

Scritto da: Redazione