Fermo. Morte sul lavoro. La Cgil si interroga sulle risposte che mancano

La giornata di ieri è stata tempestata da diversi incidenti mortali sul lavoro. A Livorno 2 morti, un altro a Bologna. A Fermo, presso gli impianti dell’Asite a S.Biagio, a morire è stato un camionista, Marco Luzi, di 63 anni.

Siamo pure noi attenti a capire se esistono o meno delle responsabilità che la magistratura dovrà verificare. E’ importante anche sapere se per le operazioni di carico e scarico, quotidiano e quindi standardizzabile siano o meno previsti dei disciplinari, delle modalità organizzative-logistiche improntate alla sicurezza.

Restano tuttavia non evase le risposte alle rivendicazioni che lavoratori e sindacato avanzano da anni. Non è nemmeno consolatorio rilanciare, gridandoli ancora più forte, i nostri innumerevoli “Basta!”. Troppi ne abbiamo proferiti in questi anni e amplificati dall’eco proveniente dai palazzi della Presidenza della Repubblica.

Lo diciamo con chiarezza: per la sicurezza sul lavoro non si fa quanto prescrivono le norme ed i contratti nazionali di lavoro. Per troppe imprese la sicurezza è un “costo” da evitare o su cui fare risparmi a vantaggio del profitto. E’ il sistema e la sua cultura indotta ad essere malati e pericolosi per i lavoratori.

La stessa Pubblica Amministrazione ha delle responsabilità quando taglia il personale preposto ai controlli ed alla prevenzione; quando non destina le risorse previste al Dipartimento Prevenzione e Sicurezza dell’Asur; quando chiama “riforme” le controriforme che azzerano i diritti fondamentali sul lavoro e rendono ricattabili i lavoratori, dando mano libera alle imprese e all’eterno profitto.
Anche il Paese ha una responsabilità collettiva legata alla “svalorizzazione” del lavoro operata in questi anni. L’instabilità, la precarizzazione del lavoro che avviene anche con il massiccio ricorso agli appalti e con la moltiplicazione dei contratti pirata, del lavoro nero e sommerso, non aiutano e negano uno sviluppo fondato sulla qualità del lavoro che abbia come presupposto la centralità della persona insieme ai suoi diritti.

Non a caso l'Italia è uno degli ultimi Paesi della Comunità Europea a non aver messo ancora a punto la propria strategia nazionale per la sicurezza sul lavoro.

Neanche il futuro è confortante perché si presenta con un cielo plumbeo sotto il quale lo spirito dell’innovazione e delle nuove tecnologie parlano la lingua antica dello sfruttamento - mascherata con terminologia forbita di modernità – come quella della “app economy”- o del non lavoro che si amplia grazie agli investimenti che non si fanno e, a quelli che si fanno per le macchine “pensanti” destinate a rimpiazzare le prestazioni delle persone.

Perniciosa è anche l’assenza di questi temi - del lavoro e del lavoro che cambia e che manca - nel dibattito politico che dovrebbe portare alla formazione di un nuovo governo.

Scontata la nostra vicinanza alla famiglia di Marco. Ma, per quanto detto, ai lutti ed alle condoglianze alle famiglie dei lavoratori caduti, al nostro impegno quotidiano dovrebbe accompagnarsi una straordinaria mobilitazione nazionale per restituire nuova dignità al lavoro e affermare la centralità della persona. Su questo noi faremo come sempre la nostra parte anche se non sarà sufficiente perché è un intero Paese ad essre chiamato in causa.

 

Data inserimento: 2018-03-29 17:28:04

Data ultima modifica:

Scritto da: Redazione