Unificazione Fermo-Porto San Giorgio? L'associazione Sangiorgio si schiera per il si: "Tanti vantaggi e nessuno svantaggio immediato, nella realtà le due città di fatto sono già unite"

Torna ciclicamente alla ribalta la questione delle unificazioni dei comuni nel nostro territorio. Recentemente si è parlato molto di quella possibile tra Porto Sant'Elpidio e Sant'Elpidio a Mare, ma come noto il dibattito coinvolge anche Fermo e Porto San Giorgio. Su questa specifica situazione si è pronunciata con una serie di riflessioni anche l'associazione Sangiorgio per bocca del membro della Camera di Commercio di Fermo Riccardo Tarantini.

 

 

"L’esigenza nasce dalla necessità di dare una forma amministrativa compiuta alla situazione che i cittadini, più o meno consapevolmente, già vivono quotidianamente, tanto le attività e la vita sociale delle due città sono compenetrate - si legge nel comunicato dell'associazione -. I servizi pubblici (scuole, giustizia, sanità, nettezza urbana, energia) e quelli privati (tempo libero, spettacolo) di fatto vengono già vissuti dagli abitanti come unitari ed indifferenziati senza avvertire, quanto ci si reca nell’altra città, quel senso di alterità che è invece nettamente percepibile da chi si muove fuori sede".


"Che cosa dunque è cambiato rispetto ai precedenti tentativi di unificazione? - si domanda l'associazione -. Probabilmente è mutato quello che gli anglofoni chiamano sentiment, ovvero lo stato d’animo con cui i cittadini, più o meno consapevolmente, hanno di fatto già sdoganato una città reale, che vive sostanzialmente integrata, nettamente in anticipo sulla città amministrativa, ancora ferma sui due enti comunali. E se questo è lo stato d’animo, vale certamente la pena di cominciare a fare alcune riflessioni di natura economico-politica e sulle conseguenti opportunità che potrebbero presentarsi".


"In termini concreti che cosa cambierebbe ove si pervenisse alla fusione delle due città? - si legge ancora nella nota -. Innanzi tutto la popolazione del nuovo ente ammonterebbe a circa 53.800 abitanti, che lo renderebbe, dopo Ancona, Pesaro e Fano, la quarta città della Regione Marche, e la prima del Sud della Regione. Ne conseguirebbe un aumento considerevole del peso politico del territorio con le conseguenti positive ricadute in termini di investimenti in settori strategici quali quello infrastrutturale, sanitario e comunque di allocazione delle risorse messe a disposizione dello Stato e dalla Regione. Tanto per fare un esempio, a nessuno verrebbe in mente di sottrarre il tribunale ad un capoluogo di provincia di quelle dimensioni, come a nessuno verrebbe in mente di intralciare la realizzazione di una nuova struttura ospedaliera funzionale a tale corpo di popolazione".

 

"Ma, nello specifico, numerosissimi sono i provvedimenti che agevolano i capoluoghi di provincia (a tale rango sarebbe di fatto promosso Porto San Giorgio) e i comuni che risultano da fusioni, in termini di allocazione di risorse finanziarie anche sotto la forma di assegnazione di precedenze (tra le altre quelle che assegnano fondi per riqualificazione urbana e sicurezza previsti dal DPCM n° del 26/05/2016, nella forma in cui sopravviverà alla rimodulazione proposta del nuovo Governo) - prosegue la nota -. Tutti inoltre possono constatare come sia attualmente arduo tentare di dare un assetto compiuto alla struttura urbanistica di Porto San Giorgio, sulla base del sostanziale esaurimento del territorio (la collina, giustamente, non si tocca!). Il Comune, infatti, è interamente intercluso dall’altro e quindi costretto a pianificare il suo non sviluppo e mancata ottimizzazione sulla base di un'estensione amministrativa che certamente non giova alla razionale utilizzazione delle superfici e dei servizi. E’ chiaro a tutti, infatti, che
risulterebbe più agevole, meno costoso e soprattutto più funzionale poter progettare l’assetto urbanistico sulla base di un territorio omogeneo di discreta estensione e non su un fazzoletto di terra che, ad oggi evidenzia di gran lunga la maggiore densità di abitanti per unità di superficie (1872 ab/Kmq) dell’intera Regione Marche ( Fermo 209, Ancona 808, Pesaro 748, Fano 500, San Benedetto del T. 1863).


"Un altro aspetto meritevole di essere sottolineato è l’effetto di liberazione di risorse economiche e di riduzione complessiva di adempimenti burocratici che l’unificazione comporterebbe - prosegue la nota -. E’ intuitivo comprendere come occorrerebbe retribuire un solo sindaco, anziché due, una sola giunta, un solo consiglio comunale, un solo collegio dei revisori, ecc.. Ma i vantaggi diventano ancora più evidenti ove si rifletta sulle economie che l’unificazione comporterebbe a livello delle due strutture amministrative, ad esempio con la riduzione del numero dei dirigenti (Bilancio, urbanistica, servizi sociali, ecc.) e la conseguente possibilità di impiegare le risorse risparmiate, in termini sia economici che di capitale umano, per la copertura di settori attualmente sguarniti, come per esempio, la creazione di un ufficio che studi in via sistematica e porti ad applicazione le opportunità messe a disposizione dalla Comunità Europea, risorse alle quali oggi i singoli comuni solo occasionalmente riescono ad accedere".


"Dall’esperienza desunta da altri comuni che hanno concluso il percorso di unificazione, in verità quasi tutti di dimensioni inferiori, le economie liberate dal processo di unificazione, nel senso di risorse non più utilizzate per la struttura (stipendi) ma per i compiti istituzionali, variano in un intervallo che va dal 3,5 al 5%. Significa che mediamente si riesce a spostare circa il 4% delle risorse dagli stipendi della struttura ai servizi per i cittadini; la somma in questione ammonta ad almeno un milione di euro all’anno ed è permanente. Non è certamente poco soprattutto se si considera che tale economia sarebbe da sommare ad un'erogazione decennale a fondo perduto di € 2 milioni annui, prevista dalla normativa statale a favore dei comuni risultanti da fusione (sulla base dei parametri attuali evidenziati dai bilanci dei due comuni, il contributo statale complessivo ammonterebbe a € 20.000.000, pari a € 2.000.000 per dieci anni).

 

"Ma i settori nei quali risulterebbe ottimizzata l’attività dell’ente risultante sarebbero numerosi; ad esempio il coordinamento del settore turistico estivo, attualmente portato avanti in maniera indipendente nei tre centri di Lido di Fermo, Porto San Giorgio e Marina Palmense, oppure l’opportunità per la città rivierasca di venire a capo, una volta per tutte, dell’annoso problema dello smaltimento dei rifiuti, ora affrontato con un onerosissimo conferimento nella discarica fermana".


"In effetti, come risulta dai semplici esempi sopra riportati e che, naturalmente, abbisognano di un sistematico e competente approfondimento (per il quale esistono risorse messe a disposizione dal Governo), la realtà amministrativa risultante, ma chiamiamola pure la nuova comunità perché di ciò già si tratta, godrebbe di numerosi vantaggi rispetto alle due comunità divise e, soprattutto, riuscirebbe a far finalmente coincidere la città reale con quella amministrativa - sostiene l'associazione Sangiorgio.
Gli svantaggi? In realtà, ad una attenta analisi, non ne emergono di immediati e, comunque, è il caso di aprire un ampio confronto con i cittadini, le associazioni e le forze politiche e sociali per analizzare gli aspetti meno convincenti che dovessero emergere e tentarne una soluzione soddisfacente.

 

"Il nome? Se si vuole dare importanza a questo aspetto Fermo-Porto San Giorgio potrebbe andare bene, ma andrebbe ugualmente bene Porto San Giorgio-Fermo, oppure San Fermo Giorgio, oppure …, oppure, nel referendum consultivo che dovrà necessariamente tenersi, si chiederà ai cittadini anche l’indicazione del nome.
E il timore dei cittadini sangiorgesi di perdere le loro specificità (!?) sovrastati dal numero dei cittadini Fermani? Assai improbabile ove il problema davvero sussistesse, se si riflette che il rapporto degli abitanti è di 1 a 2, e ciò volendo comunque accedere alla curiosa tesi per cui taluno possa scientemente essere mosso dalla volontà di danneggiare una parte della sua comunità, di quella che abbiamo convenuto essere, con ogni evidenza, la sua città reale".

"L’attuale legislazione, inoltre, offre gli strumenti per valorizzare le specificità nell’ambito del medesimo comune, ricorrendo all’istituzione di più municipi - conclude l'associazione Sangiorgio -. Si può quindi pensare, ad esempio, alla creazione di due municipi individuati sulla base delle caratteristiche ed esigenze condivise delle diverse parti del territorio. In tal senso è naturale immaginare due municipi, costituiti il primo dai centri lungo la costa (P.S. Giorgio, Lido di Fermo, Casabianca, San Michele, Marina Palmense e Torre di Palme) che già di fatto vivo integrati (un abitante di San Michele sa ha bisogno della farmacia di turno non va certamente a Fermo), e l’altro dal resto del territorio del comune unificato (la zona collinare e quella dei nuovi insediamenti quali Campiglione, ecc.) Qui inizia, speriamo, un percorso di riflessione che tutti i cittadini, le associazioni, i partiti dovrebbero assoggettare ad attenta e disinteressata riflessione per condurre il territorio sulla via dello sviluppo e del superamento della crisi che, nonostante tutti gli sforzi, ancora evidentemente lo attanaglia.

Data inserimento: 2018-09-18 09:55:20

Data ultima modifica: 2018-09-20 09:45:29

Scritto da: Redazione