Dal Micam arrivano segnali negativi: ordini in calo, cresce la sfiducia. Il grido di dolore del calzaturiero: "E' finito il tempo di dire che le cose vanno bene"

Si è chiusa mercoledì l'86esima edizione del Micam, la fiera della calzatura più importante al mondo, e a tre giorni di distanza dal ritorno degli imprenditori da Milano è ora di tracciare un bilancio a bocce ferme.

Se prima della partenza gli operatori del settore ammettevano preoccupazioni e sfiducia, al ritorno dalla trasferta meneghina c'è ancora meno voglia di nascondere la verità: la Fiera non è andata affatto bene.

Persino i numeri ufficiali, che parlano di 45.424 visitatori nell'arco dei quattro giorni, in linea con l'edizione di settembre 2017 e in aumento del 2,7% rispetto al febbraio di quest'anno, cozzano con le sensazioni empiriche di chi ha occupato in prima persona i padiglioni di Milano Fiera: “Effettivamente domenica e lunedì c'è stata diversa gente e i corridoi erano pieni – sono le parole di Gianluca Mecozzi, portavoce regionale e territoriale dei calzaturieri di Cna Federmoda – martedì invece i visitatori erano in calo e il mercoledì si conferma come un giorno a bassissima affluenza”.

Al di là dei dubbi sui numeri ufficiali, comunque, Mecozzi si è sempre detto convinto, e lo rimane tuttora, che il Micam rappresenti ancora la fiera di settore più importante al mondo. I tempi, però, sono cambiati, gli ordini diminuiscono sempre più ed è quindi impensabile vivere di rendita per il resto dell'anno: “Gli ordinativi sembrano in caduta libera, non ho sentito nessun collega dirsi soddisfatto – continua il titolare di Gian Ros -. I meno scontenti sono quelli che hanno mantenuto più o meno invariati i numeri dello scorso anno, ma è chiaro che siano finiti i tempi in cui al Micam si scrivevano ordini a gogò”.

 

Sulla stessa lunghezza d'onda il pensiero del Presidente della Camera di Commercio di Fermo Graziano Di Battista: “E' indubbio che questa fiera sia diventata più una vetrina per il mondo che un luogo dove si arriva, si fanno ordini e si torna a casa per produrre – spiega -. La sfida diventa quella di ottimizzare le risorse per quanto possibile, eliminando tutto ciò che è superfluo e cercando di mantenere comunque uno standard elevato di qualità”.

La situazione, comunque, è preoccupante e Di Battista non lo nasconde, a maggior ragione considerando il prossimo accorpamento delle Camere di Commercio che si teme possa far perdere ulteriori riferimenti, in presenza anche di una politica nazionale ed europea latitante, a questa realtà territoriale così in difficoltà. Per questo, sottolinea il Presidente della Camera di Commercio ribadendo il leit motiv degli ultimi giorni, “è importante che le associazioni di categoria continuino a lavorare insieme dove possibile, senza perdere le rispettive peculiarità, ma agendo per conto di tutti su alcuni tematiche”.

 

Uno spaccato interessante dell'andamento del Micam lo forniscono anche i Consorzi e nemmeno da loro arrivano indicazioni positive, tutt'altro: “Si confermano le sensazioni delle ultime edizioni, anzi si accentuano nella loro negatività – commenta Luciana Isidori dell'Expool Consortium di Fermo -. Il Micam di settembre è il meno importante dei due perché si presenta il campionatio estivo, che è quello meno importante e d'impatto e coincide con una stagione più corta, ma si sperava comunque in una fiera migliore”.

E questo nonostante delle 12 aziende del consorzio, che presentavano principalmente campionati da donna, almeno 8-9 abbiano fatto registrare un andamento discreto. “Il padiglione 1, quello dove un tempo si faceva a gara per andare, aveva 21 espositori in meno e presentava una situazione sostanzialmente dormiente – sottolinea la stessa Isidori –. C'è sfiducia e ultimamente questo si ripercuote anche sulla qualità dei campionari presentati”.

Alessandro Cernetti del Consorzio Elpidiense Export è ancora più netto: “E' finito il tempo di dire che le cose vanno bene – le sue parole -. Fino a qualche tempo fa parlando con diversi imprenditori si scherzava dicendo “è ora di chiudere”: ora si dice la stessa cosa ma in maniera seria. Non vedo un grandissimo futuro per un territorio come il nostro che ha le fondamenta in questo settore”.

A maggior ragione, evidenzia Cernetti, se il costo del lavoro diventa un problema non solo nei confronti della concorrenza estera ma anche rispetto a quella di alcune parti d'Italia: “Non si erano mai visti tutti questi espositori dalla Puglia o dalla Campania – nota – e il problema è che riescono a vendere i loro prodotti ai prezzi di quelli spagnoli, portoghesi o rumeni”.

 

Un'altra criticità la evidenzia poi Paolo Tappatà di Confartigianato ed è quella relativa alle vendite online: il prodotto artigiano viene venduto prevalentemente nei negozi e non nelle grandi catene di distribuzione che puntano sull'e-commerce, quindi è chiaro che questo aumenti ulteriormente i problemi.

Ma se la fiera dà meno risultati per tutta una serie di fattori, tra cui anche quello delle nuove modalità di vendita, e il prezzo per partecipare rimane invariato, il rischio concreto è che “quell'investimento non sia più giustificato”, come ammette Cernetti ancora senza peli sulla lingua: la sensazione, quindi, è che al netto delle note problematiche sistemiche di cui è la politica in primo luogo a doversi far carico, per sopravvivere il Micam debba pensare anche di reinventare se stesso.

Data inserimento: 2018-09-22 14:17:29

Data ultima modifica: 2018-09-24 15:21:56

Scritto da: Andrea Pedonesi