Segreteria Pd Marche, l'inserimento di Petrini spiazza la federazione fermana. Alessandrini: "Con una candidatura unitaria dibattito più lucido sulla riorganizzazione del partito"

A margine della conferenza stampa convocata dal segretario del Partito Democratico del Fermano Fabiano Alessandrini per commentare i risultati delle elezioni provinciali della settimana scorsa, era inevitabile che il discorso andasse a finire anche sugli ultimi sviluppi relativi alla corsa per la segreteria regionale del partito.

Dopo che nei giorni scorsi i cinque segretari delle federazioni provinciali avevano trovato l'accordo per lanciare la candidatura unitaria di Giovanni Gostoli, numero uno di quella di Pesaro-Urbino, nella partita si è inserito anche Paolo Petrini, uno dei pezzi da novanta del partito sia a livello regionale che ovviamente provinciale. Una “discesa in campo”, ammette Alessandrini, che ha preso di sprovvista la segreteria fermana: “Per diversi mesi abbiamo costruito un percorso, discutendolo in segreteria, portandolo in direzione e allargandolo all'assemblea, volto al progetto delle Marche del sud, all'interno del quale speravamo ci potesse essere spazio per una candidatura del Fermano – ricorda il Presidente della Steat -. In alcuni momenti a quel tavolo si è seduto lo stesso Petrini, che mai ha espresso alcuna perplessità a riguardo: era quindi solo quello il contesto in cui mi aspettavo che potesse uscire una candidatura del nostro territorio, non un altro, fermo restando che poi al congresso ognuno è legittimato a portare avanti le proprie istanze”.

 

Un percorso, quello relativo alla candidatura delle Marche del Sud, che i segretari delle federazioni di Fermo, Ascoli e Macerata avevano esplicitato pubblicamente già ad agosto e in cui il Fermano, anche sulla base dei brillanti risultati elettorali maturati nelle ultime tornate amministrative locali, puntava a recitare il ruolo di guida. Inizialmente per la segreteria era circolato il nome di Paolo Nicolai, costretto al passo indietro per motivi di lavoro, poi Cesetti aveva sponsorizzato lo stesso Alessandrini: un progetto che però è stato successivamente accantonato dalle federazioni a vantaggio della candidatura unitaria di Gostoli.

“Quando cinque segretari su cinque convergono su una candidatura unitaria – prosegue Alessandrini – il tentativo è chiaramente forte: io come i miei colleghi non siamo affatto convinti, come afferma qualcuno, che in questo particolare momento storico un congresso con più candidature possa essere una ricchezza, perché in una corsa come quella che si profila si discuterà molto dell'aspetto personale dei candidati, togliendo spazio a un dibattito di cui ora abbiamo particolarmente bisogno. Con una candidatura unica, infatti, avremmo potuto discutere maggiormente e con più lucidità della riorganizzazione del partito e delle nostre prospettive verso le elezioni regionali del 2020”.

 

D'altronde, nota Alessandrini, il Pd è senza una guida a livello regionale ormai da mesi, con le dimissioni di Francesco Comi che arrivarono subito dopo la sconfitta alle elezioni politiche di inizio marzo: a suo dire, quindi, “da qui alla scadenza del mandato di Ceriscioli occorre serrare le fila e organizzare il lavoro”.

E a Petrini, che già propone le primarie interne al Pd per la candidatura a governatore, Alessandrini risponde senza giri di parole: “Le primarie sono uno strumento del nostro partito, ma non è scontato che se ne faccia uso in ogni circostanza – spiega -. D'altronde, anche a Porto Sant'Elpidio quest'anno non se n'è mai parlato: Franchellucci era la persona migliore e aveva la possibilità di proseguire il percorso iniziato nel primo mandato. Credo quindi che, se si vuole mettere in discussione la posizione di Ceriscioli, occorra farlo ad alta voce”.

 

Se la candidatura di Gostoli è stata avallata dalle segreterie provinciali del partito e dallo stesso Ceriscioli, dall'altra parte a chiedere la discesa in campo di Petrini sono stati in particolare alcuni sindaci, su tutti Valeria Mancinelli (Ancona) e Romano Carancini (Macerata), ma Alessandrini non è affatto d'accordo con chi comincia già a delineare la corsa alla segreteria come una sfida tra apparato e amministratori: “Che i cinque segretari vengano improvvisamente dipinti come "apparato" mi sembra onestamente una forzatura, anche alla luce delle percentuali bulgare con le quali siamo stati eletti (quella dello stesso Alessandrini fu addirittura una candiatura unitaria, ndr). Capisco che in chiave elettorale ognuno gochi le proprie carte ma, a maggior ragione trattandosi di una competizione interna al partito, mi auguro che rimanga nei limiti del rispetto”.

Data inserimento: 2018-11-06 13:22:13

Data ultima modifica: 2018-11-07 20:28:32

Scritto da: Andrea Pedonesi