Segreteria regionale del Pd, Petrini presenta la sua candidatura: "Le Marche sono una regione sconvolta, occorre una discontinuità netta"

“Dare una netta discontinuità rispetto a coloro che hanno gestito il partito fino ad oggi, anzi che l'hanno non gestito. Se queste persone si ripropongono per amministrarlo anche nei prossimi cinque anni c'è qualcosa che non sta funzionando”. Non usa giri di parole Paolo Petrini nello spiegare il motivo principale che l'ha spinto a correre per la segreteria regionale del Partito Democratico.

 

L'ex assessore regionale ha presentato ieri la propria candidatura presso la sede della federazione provinciale del Pd di Fermo di fronte a una nutrita platea di simpatizzanti: presenti anche diversi amministratori del territorio (tra gli altri il consigliere comunale di Fermo Pierluigi Malvatani e quella di Porto San Giorgio Catia Ciabattoni), in particolare tanti esponenti della maggioranza di Porto Sant'Elpidio (dalla segretaria del circolo dem cittadino Patrizia Canzonetta alla capogruppo Annalinda Pasquali, dalla Presidente del Consiglio comunale Milena Sebastiani al vicesindaco Daniele Stacchietti).

 

Ad attendere Petrini una campagna che lui stesso definisce “anomala” perché, nonostante la sua lunga esperienza nelle istituzioni lo abbia portato a prendere parte a numerose competizioni elettorali, mai si era messo in gioco per una carica di partito, per giunta così importante.

“Siamo di fronte a un tempo straordinario per i cambiamenti che stanno avvenendo – spiega – e noi del Pd lo abbiamo capito con lo schiaffo molto forte come quello che abbiamo ricevuto lo scorso 4 marzo: quello che pensavamo fosse un modo di fare politica moderato e appropriato per migliorare la vita dei cittadini non è stato percepito come tale quasi da nessuno”.

Una situazione straordinaria che, secondo Petrini, assume contorni ancora più accentuati nelle Marche. Per descrivere cosa sta succedendo nella nostra Regione l'ex sindaco di Porto Sant'Elpidio usa termini pesanti, ma a suo dire tutt'altro che esagerati, “anzi appena sufficienti”. Petrini parla infatti di una regione “sconvolta” dal terremoto e della crisi economica: “Sotto quest'ultimo punto di vista, in particolare, le Marche sono precipitate rispetto a 10 anni fa: eravamo la 13esima Regione d'Europa per capacità industriale e ora siamo la penultima in Italia dietro alla Calabria come reazione alla crisi, segno di problemi strutturali nell'adeguarci ai cambiamenti. Inoltre, se l'Italia ha una produttività pari a un quarto di quella europea, nelle Marche siamo ben sotto la media nazionale: se non torniamo a creare ricchezza è difficile parlare di miglioramento, di crescita e di giovani”.

 

Secondo Petrini, allora, l'errore principale del Pd marchigiano negli ultimi anni è stato quello di non aver messo in campo strumenti straordinari per rispondere a una situazione così delicata. Di fronte a un elevato protagonismo politico-istituzionale del Presidente della Regione Ceriscioli, “a livello di partito non c'è stata un'elaborazione sufficiente di fatti così rilevanti – spiega l'ex assessore regionale - e il Pd ha finito per avvizzirsi ancor di più rispetto a quanto successo in altre regioni, un avvizzimento che ha portato a una paralisi delle attività oltre che a un calo degli iscritti”.

“La cosa che più mi ha convinto a candidarmi è proprio questa: stiamo assistento al crollo anche delle nostre certezze più granitiche e nessuno sta facendo nulla – aggiunge Petrini -. Bisogna rispondere in maniera diversa: dobbiamo riappropriarci di uno strumento, il partito, che faccia elaborazione, proposta e discussione creando quella base di cui i nostri amministratori possano servirsi per gestire fasi così complicate. Occorre quindi perseguire una discontinuità netta nell'oganizzazione del partito e nella modalità attraverso cui crea consenso e discute”.

 

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Per questo motivo, quindi, secondo Petrini i dem hanno particolarmente bisogno di discutere e di confrontarsi all'interno del congresso e da questo punto di vista l'assenza di una candidatura unica alla segreteria, ben lungi dal costituire in qualche modo un “ostacolo” al dibattito (come sottolineato dal segretario provinciale del Pd fermano Fabiano Alessandrini), rappresenta invece un importante valore aggiunto: “Com'è possibile che qualcuno insista nel dire che nuoce alla salute discutere e confrontarsi nel congresso e che fosse meglio avere una sola candidatura per discutere attorno a un pensiero unico? - si domanda l'ex deputato -. In realtà, se davvero si perseguisse l'unitarietà si cercherebbe di mettere attorno a un tavolo chi la pensa in un modo e chi in un altro”.

Un congresso, spiega lo stesso Petrini, che non deve tramutarsi in una sorta di referendum sulla figura di Ceriscioli e sulla sua ricandidatura nel 2020, ma che deve comunque porsi il problema di capire se le politiche regionali siano sufficienti a garantire ai marchigiani il benessere cui aspirano.

“Non esistono pià le repubbliche autonome di Pesaro o di Ancona: occorrono politiche regionali che permettano di spostare risorse per risolvere i problemi di tutti – spiega – uscendo dalla trappola per cui la politica regionale è la somma di quelle per le varie province”.

 

Le parole, però, ormai non bastano più e Petrini ne è pienamente consapevole: occorre un cambio di passo, bisogna dare ai cittadini la sensazione di un partito che si rimette davvero in discussione per fronteggiare una situazione così straordinaria. “Dobbiamo tornare ad essere capaci di arrossire di fronte ai nostri cittadini – spiega prendendo in prestito una frase usata dal sindaco di Macerata Romano Carancini, uno dei principali sponsor della sua candidatura -. C'è bisogno di un partito che torni ad allacciare legami con tutto ciò che ci circonda”.

E in conclusione, rispondendo a chi gli chiede se non lo preoccupa il fatto che la sua discesa in campo abbia spaccato la federazione fermana (la segreteria, infatti, aveva lavorato insieme a quella delle altre province per la candidatura unica di Giovanni Gostoli), Petrini commenta lapidario: “Vi risulta che ci sia mai stata una posizione unitaria nelle federazioni in vista di un congresso?”. Una domanda retorica che vale più di mille risposte.

 

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Data inserimento: 2018-11-08 10:18:15

Data ultima modifica: 2018-11-09 15:03:48

Scritto da: Andrea Pedonesi