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Dalle Filippine per ricordare un grande vescovo montegiorgese
Dalle Filippine per ricordare un grande vescovo montegiorgese
Dalle Filippine per ricordare un grande vescovo montegiorgese
Da sabato pomeriggio il loggiato di piazza Matteotti a Montegiorgio ha una nuova lapide. Accanto a padre Agostino Trapé e a Giacinto Cestoni, oltre a personaggi della storia nazionale, c'è ora l'immagine scolpita di mons. Giuseppe Petrelli. Un uomo, un sacerdote, un vescovo di altissima caratura, che rischiava però di entrare nel dimenticatoio della cittadina e dell'arcidiocesi. Questo non accadrà più. Non accadrà perché Mario Liberati gli ha dedicato un libro, che entra a far parte degli importanti Quaderni montegiorgesi, e perché nelle lontane Filippine c'è una diocesi - quella di Lipa - che a distanza di un secolo onora e venera il sacerdote montegiorgese. Non solo. Una delegazione filippina guidata dall'arcivescovo di Lipa mons. Ramon Argelles è tornata a Montegiorgio, dopo una prima visita nel 2008, per raccontare quanto bene, quanta carica missionaria e quanta innovazione mons. Petrelli portò in quel paese asiatico.

Mons. Giuseppe Petrelli fu il primo arcivescovo di Lipa. Era il 1910. Usando l'intelligenza che aveva caratterizzato cinque secoli prima padre Matteo Ricci in Cina, il sacerdote si fece filippino tra i filippini, creò opere, chiamò nuovi missionari, sostenne le opere educative, si fece fratello tra fratelli. Un secolo dopo ancora lo amano e lo stimano. Questo ha detto mons. Argelles partecipando sabato pomeriggio al convegno promosso al teatro Alaleona dinanzi ad un gran pubblico di montegiorgesi che hanno avuto modo di conoscere il concittadino.

In apertura di lavori, il vice sindaco Lino Liberati ha centrato il proprio intervento sull'opera di mons. Petrelli, su quelle caratteristiche di cattolicità che sono l'apertura all'universale.

A rendere omaggio a mons. Petrelli è arrivato anche mons. Miguel Piscopo, padre generale degli Oblati di san Giuseppe. Se non ci fosse stato l'invito dell'allora arcivescovo di Lipa, la Congregazione non avrebbe scoperto il proprio carisma missionario.

Il parroco di Montegiorgio, don Pierluigi Ciccaré, ricordando la grande presenza religiosa che ha avuto Montegiorgio: dai Farfensi a frate Ugolino, dagli Agostiniani alle Clarisse, sino a mons. Petrelli, ha parlato invece di un nuovo impegno religioso in città.

Prendere spunto dai grandi esempi del passato per guardare al futuro, è stato il nucleo dell'intervento di don Emilio Rocchi, segretario generale dell'arcidiocesi fermana.

Mario Liberati ha sinteticamente presentato il libro dedicato all'arcivescovo montegiorgese cogliendone le caratteristiche di grande fede, carità e lungimiranza. Una tale lungimiranza non subito capita dai vertici della chiesa. Dopo il ritorno dalle missioni - venne anche inviato in Perù - mons. Petrelli visse una sorta di marginalizzazione probabilmente per il suo essere un pastore d'avanguardia.

Una commovente testimonianza è venuta da padre Rossi, agostiniano, che conobbe mons. Petrelli e ne fu colpito dalla grande umiltà e religiosità. Agli agostiniani l'arcivescovo lasciò una ricchissima collezione di conchiglie.

(nella foto: la cattedrale di Lipa, nelle Filippine)

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Data pubblicazione : 04/10/2010 10:00
Scritto da : Adolfo Leoni
Commenti dei lettori
3 commenti presenti
  • Matilde

    01-09-2018 16:32 - #3
    Ciao Sisto!! Un abbraccio da Udine tua cugina Matilde
  • Mario Liberati

    02-09-2016 21:40 - #2
    Ciao Sisto, grazie per il "signore". Siamo stati ragazzini insieme a Montegiorgio e mi fa piacere risentirti. Cerchiamo di incontrarci in qualche modo. Un abbraccio. Mario
  • ringrazio il Sig Liberati ,sono commoso. sono Sisto Lolong figlio di Josè

    27-08-2016 10:21 - #1
    Josè Lolong è il ragazzo prelevato a boac marinduque da Mos Petrelli e vissuto nel palazzo fino negli anni di guerra , dove ha ricevuto una educazione e cultura da parte del vecovo
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