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Noisette si presenta al Soul Kitchen. Un successo ieri a Fermo

Dire che ieri il locale fosse pieno, è un eufemismo. Impossibile anche solo pensare di sedersi, tanta è stata l’affluenza di gente di ogni età, ma soprattutto ragazzi, al locale in centro a Fermo nel pomeriggio di domenica 22 gennaio. 

Noisette si presenta al Soul Kitchen. Un successo ieri a Fermo

Ma presenti erano anche molti adulti, dai professori delle scuole superiori che hanno supportato i ragazzi nella realizzazione del progetto Le noisette e dell’evento, in primis il prof. Giuseppe Buondonno, uno dei promotori del Comitato 5 Luglio, ai rappresentanti dello SPRAR, fino all’irriverente comicità di Giorgio Montanini, per chiudere in bellezza con la sperimentazione della musica più giovane delle città del fermano, con il rap dei Damges&Sam e dei Velocy Raptus Crew.

La gran ressa del locale ha reso impacciate a volte le manovre organizzative di quel che si voleva far vedere e dire al pubblico, e l’atmosfera si disperdeva fin troppo facilmente, come è stato purtroppo per i problemi audio dei video che all’inizio hanno trasmesso, i quali raccontavano  bellissime e struggenti testimonianze di migranti. Video che, hanno tenuto a sottolineare, vengono direttamente dagli archivi dell’Alto Commissariato per i Diritti dei Rifugiati dell’Onu. Testimonianza della professionalità e serietà dell’evento di ieri.

I ragazzi sono partiti presentandosi e dichiarando i loro intenti, ossia sensibilizzare la comunità alle tematiche razziste affinché il clima di omertà e quasi sudditanza che ha accompagnato l’omicidio di Emmanuel non solo non si ripeta più, e affinché non  scaturisca più lo spirito razzista e xenofobo già purtroppo in animo alla maggioranza della popolazione italiana, specie provinciale.

E non è dietro a un dito che bisogna nascondersi, ma parlare, diffondere idee e conoscenza della reale situazione dei migranti che arrivano in Italia, e far rinascere quell’empatia persa per persone che sono a tutti gli effetti dei poveri disperati, un modo è quello sicuramente di ridere in faccia al razzismo e ripartire dai ragazzi con una grande offensiva culturale, questo in sintesi quanto detto da Alessandro Fulimeni, responsabile dello SPRAR  provinciale di Fermo. Ribadisce anche l’importanza fondamentale della migrazione nella storia dell’uomo stesso, sin dal suo apparire in Africa milioni di anni fa, per cui le migrazioni sono sempre state il motore stesso dell’evoluzione umana. “Siamo tutti meticci” conclude “siamo tutti africani” in sinstesi.

Dopo di lui parla Buba, ragazzo richiedente asilo che è grato di vivere a Fermo che cerca di far capire la follia del pensare che loro vengano qui per rubare lavoro e soldi agli italiani, o peggio delinquere, e perché dovrebbero lasciare famiglia e affetti nei loro paesi d’origine se non fossero costretti? Queste e molte altre le domande cui si potrebbe dar risposta se le persone si fermassero a parlare e ragionare con loro. Spunto per parlare anche di Emmanuel, che lui conosceva e con il quale aveva parlato spesso dei motivi che li avevano spinti a partire.

Insultando tutto e tutti si è fatto subito riconoscere Giorgio Montanini che con tre significativi e taglienti monologhi ha intrattenuto i presenti per una buona mezz’ora.

“Il 70% della popolazione mondiale è stupida” esordisce, e tra quel 70% ci sono i presenti inclusi ovviamente: “Se si crede fondamentalmente che i problemi economici del Paese, come di qualunque altra Nazione, vengano da chi scappa dalla guerra su dei gommoni, allora non solo si è stupidi, ma anche delle brutte persone." nonché mentalmente ritardati.

 È con questo linguaggio infatti che è famoso l’attore di Fermo, per l’uso senza alcun filtro e indiscriminato di insulti, parolacce, tante, e qualche imprecazione qua e là. Non è questa la sede adatta a criticare o meno il suo stile e le sue scelte poetiche, né vuole esserlo.  Anche dal momento che chi scrive si è presa del “allora va a morì ammazzata” per aver ingenuamente dato al protagonista pochi, anni di più, e ciò nonostante rimane l’ammirazione per “averci sfondato le reni” con quei monologhi.

Quel che è chiaro, dopo una visione dal vivo, è che Montanini ha scelto un linguaggio e un carattere, un percorso attoriale che forse non sarà scontato, ma si capisce, con occhio allenato e una certa cultura, che è studiato e intelligente, atto a far arrivare un messaggio nel modo più brutale possibile a volte, ma purché arrivi, penetri e faccia anche male. E sicuramente ci riesce.

Parla in difesa di Amedeo. Lo conosce bene perché, e ribadisce nient’altro se non quello che chiunque lo abbia conosciuto sa: “è un poraccio”.

Scatena indignazione, come è giusto che sia, e partendo da Il Capitale di Karl Marx, nella sua espressione più celebre si racchiude il senso del suo intervento. È una guerra tra poveri.

«Se chi ti detiene il capitale ti fa credere che chi sta peggio di te sia l’origine dei tuoi problemi, allora hai già perso» Non dovrebbe esser difficile da capire, eppure Amedeo è stato il capro espiatorio di  tutta questa faccenda, usato e politicizzato soprattutto da chi lo ha difeso.

Divide sicuramente Montanini, indigna e scatena reazioni opposte, ma di certo non gli si può rimproverare che non colga il punto. Gli immigrati, i cosiddetti vucumprà, che qui in Italia sono già sfruttati nel mercato nero, ringraziano anche l’italiano, l’europeo, che gli fa due euro di elemosina, sono la rappresentazione più tragica di questa guerra colonialista che l’Europa ha inaugurato secoli fa, depredando le risorse africane e non solo, e che loro, gli eredi, stanno ancora perdendo, se così stanno le cose.

Non siamo padroni di nulla “neanche della nostra stessa vita, figuriamoci se siamo padroni a casa nostra” basta poco per smontare uno degli slogan politici più efficaci degli ultimi tempi. Ed è proprio il linguaggio politico il problema: afferma infatti che se si prendono sul serio le parole di un comico e a battuta le parole, molto più gravi, dei politici, allora la situazione è tragica, tutti idioti, per tornare a quanto detto sopra.

Un politico ha responsabilità sociale delle parole che dice, un comico no, può dire ciò che vuole. Ma tra ruspe per cui nessuno si indigna e comici saliti agli apici della politica, ogni riferimento è puramente casuale.

Quello che è emerso dalla serata di ieri, è stato segno di un grande desiderio di partecipazione, soprattutto giovanile. E se molti erano sicuramene là per un solo passaparola, per un vip, o solo per un po’ di musica e una serata alternativa, altrettanti invece erano intenzionati davvero dal desiderio di smuovere, di cambiare le cose, con l’ardore e la passione che solo i 18 anni possono dare.

“Amo gli adolescenti” diceva Jim Morrison “perché fanno quel che fanno per la prima volta”. 

 

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Data pubblicazione : 23/01/2017 16:18
Scritto da : Ophelia Di Antonio
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