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Si è tenuto oggi il convegno "La giustizia nello specchio deformante dell'informazione". Approfondimento su come l'informazione giudiziaria possa influenzare i processi giudiziari

Si è tenuto oggi pomeriggio il Convegno "La giustizia nello specchio deformante dell'informazione" presso la sala convegni della Camera di Commercio di Fermo in Corso Cefalonia.

L'evento è stato voluto dalla Camera di Commercio e patrocinato dal Comune di Fermo, rappresentato nella figura dell'Avv. Ciarrocchi, che ha portato i saluti del sindaco e si è congratulato con la Camera di Commercio e l'Ordine degli Avvocati che portano a Fermo eventi di tale peso culturale.

Si è tenuto oggi il convegno

A moderare il dibattito l'Avv. Igor Giostra, i prestigiosi ospiti relatori invece erano nell'ordine: l'Avv. Glauco Giostra, docente di diritto processuale penale all'Università La Sapienza di Roma, nonché, tra le alte cariche ricoperte nel corso della sua carriera, dal 2009 membro del Consiglio Superiore della Magistratura. A seguire è intervenuta la giornalista de Il Fatto Quotidiano Sandra Amurri, affermata giornalista di cronaca giudiziaria e politica, infine l'Avv. Francesco De Minicis, maestro penalista degli avvocati presenti ma anche di una generazione intera, considerato un esempio di professionalità, mentore e esempio a livello internazionale.

Il relatore Igor Giostra ha tenuto a precisare che per scelta di coscienza e rispetto verso parti ancora interessate non si sarebbe discusso, durante l’evento, di casi di cronaca locale

Nel corso del convegno è stato approfondito il tema di come la cronaca giudiziaria influenzi a tutti gli effetti, anche nei procedimenti penali stessi, gli esiti di indagini e processi. Come esempi sono stati portati i casi Meredith Kercher e Alberto Stasi.

I momenti più delicati, su cui si è dibattuto, sono quelli iniziali, ossia quando i media si avventano su una notizia e invece le Procure, il GIP, il Pubblici Ministeri aprono le indagini.

Gli atti iniziali di un'indagine, dovuti per legge, vengono pubblicati, con una dicotomia tra Atto e Contenuto dell'atto, che l'Avv. Giostra ritiene ipocrita nella nostra legislazione, e come tali già presi dall'informazione come definitivi.

Dall’opinione pubblico, inoltre, vengono presi per quello che non sono. Ossia sentenze. Questa discrepanza è dovuta in primis alla doppia velocità che caratterizza i tempi giudiziari: da un lato, anche dieci anni, venti, per concludere un processo (il che porta anche al crescente scontento della popolazione nei confronti della giustizia) e dall’altro la vita di una notizia, oggi brevissima, istantanea quasi.

Secondo l'Avv. Glauco Giostra, la cronaca diventa distorsiva nel momento in cui sposta il baricentro dell'attenzione dal momento definitivo, quello della rimozione autoritaria del dubbio, la sentenza, a quello, seppur legittimo, iniziale delle indagini. Questo per sete di conoscenza, anch'essa legittima, dei lettori, della cittadinanza, ma anche per rispondere a una sete di giustizialismo brutale, che cerca il primo indiziato per farne il colpevole e carne da macello nella stampa. Ma soprattutto nella televisione, luogo d'eccellenza di barbarie civile, dove avviene il passaggio dalla distorsione alla mistificazione.

La televisione, con programmi di pseudo approfondimento condotti anche da non giornalisti, comunque non da specializzati, scimmiotta, imita il processo, e nella mente degli spettatori si sostituisce inesorabilmente ad esso, causando conseguenze, danni gravissimi che sono incalcolabili. Le soluzioni? Per l'Avv. Giostra ci sarebbero, ma è impossibile trovare rimedi.

“Res judicata pro veritate accipitur”, ossia prendiamo per verità ciò che è stata decisa per tale, perché raggiungere la verità è impossibile, e la procedura penale segue dei metodi consolidati nei secoli, uscire da questi metodi significa rendere i risultati non riconoscibili per veri.

Tali rimedi possono essere intravisti nei recenti decreti legge, primo tra il comma 82, che risponde, secondo l'opinione dell'Avv. De Minicis, alle esigenze di contenere questa asimmetria tra informazione e procedura giuridica. Limitante? Si, purché entro i limiti di tutela della Democrazia.

La libertà di stampa infatti, e il suo controllo sull'operato di Governo e Magistratura, sono l'elemento basilare per l'esistenza stessa della Democrazia. Nel momento in cui i giornalisti verranno zittiti o controllati in ogni modo (dalle intimidazioni agli omicidi come succede in alcune parti del mondo, compresa l’Italia) allora ci sarà un vero campanello d'allarme per la democrazia. Anche quando il controllato decide i tempi, i mezzi, i contenuti del controllore, c'è sostanzialmente qualcosa che non va. L'unica parte che non avrà mai controllo saranno, per fortuna o purtroppo, i lettori stessi. Ma le impressioni (discrepanza tra realtà e percezione della realtà) sbagliate saranno impresse nelle loro menti in modo indelebile.

Quello che ormai manca è la serietà, la professionalità e l'intransigenza dell'informazione, di chi detiene l'informazione. “Ormai non esistono più gli Editori, oggi ci sono imprenditori che posseggono giornali e che vincolano l'informazione. Decidono le assunzioni nella televisione come nella carta stampata e che rispondono esclusivamente a interessi economici e alla politica”. Sostiene, dalla sua parte, la giornalista Amurri, che ricorda come la formazione dei giornalisti, per le generazioni passate almeno, fosse profondamente diversa, come ci fosse un Ordine dei Giornalisti degno di questo nome e come allora esistessero gli editori, ma così come i direttori, che erano in grado di trasmettere un mestiere e un metodo. La riflessione della Amurri è molto critica nei confronti della sua stessa categoria, e della piega che sta inesorabilmente prendendo.

“Se non c'è più chi è in grado, o ha desiderio, di fare inchiesta seria, i motivi sono conosciuti e palesi: da una parte la precarietà entrata in questo mestiere,” afferma la Amurri, “Parlano all'unisono di stipendi da fame e voracità di notizie che in gran numero non fanno assolutamente la conoscenza della realtà”.

Prosegue la Amurri: “Dall’altra parte, si respira un clima intimidatorio che fa paura, segno di qualcosa che non va coi tempi che corrono. Si minacciano querele da ogni dove per nulla, e chi, da precario, affronta questo mestiere, non ha la copertura economica, né la tutela della testata, per affrontare tali querele.

“Ci deve essere una conoscenza maggiore di quella che si scrive” chiosa la Amurri “Se si scrivono 50 righe, si deve sapere per 300! Oggi si è capito che portare la notizia, ottenuta con ogni mezzo e senza approfondimento, comporta promozioni e raccomandazioni.”

L'avvocato Igor Giostra ha esordito così l'incontro di oggi pomeriggio: “La Democrazia è fiducia dei consociati nella giustizia, affinché ci sia questa fiducia ci deve essere libera stampa e libera informazione”, mentre il cugino, Glauco Giostra, ha voluto concludere uno dei suoi interventi con una citazione di Elie Wiesel: “Si deve trasformare l'informazione in conoscenza, la conoscenza in coscienza”, auspicando a una maggior attitudine etica, sia del giornalismo, che della magistratura.

 

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Letture:3253
Data pubblicazione : 16/06/2017 21:07
Scritto da : Ophelia Di Antonio
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • ........Riflessione...............

    16-06-2017 22:13 - #1
    Il moderatore per ragioni di coscienza non ha voluto parlare di recenti fatti di cronaca locale ????? ma nella vicenda di cronaca locale a cui fa riferimento il moderatore in cui è stato commesso un omicidio, a rileggere le pagine di cronaca locale, viene proprio da dire che la stampa, a parer mio in modo veramente inaccettabile ha sempre cercato di scrivere un' altra verità, o meglio una non verità, confermata poi alla fine da una richiesta di patteggiamento. Oggi assistere a questi convegni diventa quasi fastidioso.
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