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REPORTAGE. Come è andato il Filofest a Fermo sabato 26 agosto? Un successo di numeri e partecipazione. A concludere la rassegna filosofica Vito Mancuso che incanta il pubblico fermano. GUARDA LE FOTO

L’intervento del filosofo e teologo Vito Mancuso conclude degnamente un festival, quello di Filofest, giunto alla sua sesta edizione con numeri e ospiti che crescono esponenzialmente ogni anno. La giornata fermana, quella di sabato 26 agosto, iniziata con lo yoga al parco del Girfalco alle 8.00 del mattino, è proseguita in un continuo di interventi e conferenze di sempre maggior livello. 

REPORTAGE. Come è andato il Filofest a Fermo sabato 26 agosto? Un successo di numeri e partecipazione. A concludere la rassegna filosofica Vito Mancuso che incanta il pubblico fermano. GUARDA LE FOTO

Con la conferenza sull’immigrazione, sabato 26 agosto alle ore 18.30, dal titolo “Condividere il mondo. Giustizia tra i generi e tra le culture” si è avuto il plauso del Sindaco Paolo Calcinaro, onorato che finalmente Fermo fosse inclusa nel festival, di cui il Comune è patrocinante, e si è avuto ospiti del calibro internazionale di Roberto Mancini (Università di Macerata), Filomeno Lopes (Università di Verona) e Enrico Garlaschelli (Facoltà di Teologia dell’Italia Settentrionale, Milano).

La giornata non poteva avere conclusione migliore che quella del celeberrimo teologo e filosofo Vito Mancuso, i cui libri sono sempre in vetta alle classifiche di vendita, dimostrazione pratica che l’intento del Filofest, ossia quello di portare la filosofia nel quotidiano, ha fondamenta su un terreno fertile.

 

Cesare Catà introduce il teologo e filosofo brianzese. Appena concluso il suo intervento al Filofest, di cui è amico e collaboratore sin dagli inizi, sul vate inglese William Shakespeare per l’appuntamento de l’Aperitivo filosofico, Catà introduce Mancuso citando Scoto Eriugena, il noto filosofo irlandese: “Dio non è tutte le cose, ma in tutte le cose c’è Dio.”  Scoprire l’Infinito, questo lo scopo del Filofest.

Per capire questo lungo, eppur non complesso intervento di Vito Mancuso, si parta da una citazione di Mancuso stesso: “L’amore non è qualcosa che si ha, o qualcosa che si fa ma è qualcosa che si è.”

Ma cos’è questo amore? È quel qualcosa che ci distingue dall’homo faber, quello che produce e basta e pensa ai beni solo materiali. L’uomo lo è stato per migliaia di anni.

Ma qualcuno è riuscito a sviluppare se stesso in una forma diversa, qualcuno nel corso della storia ha sentito la spinta, l’esigenza di pensare qualcosa più alto, come mai? Cercheremo di capirlo.

Cibarsi e riprodursi, questo fondamentalmente muove tutti gli animali, uomini compresi. Ma quello che ci distingue da quegli animali è lo stupore, la meraviglia, lo stupor mundi dei filosofi, il φάυμα di Aristotele. Andiamo a vedere come e perché.

 

IL BISOGNO DI ORIENTARSI

 

Tutti ne hanno bisogno. L’orientamento è quella cosa mediante la quale la vita si esprime. È un fenomeno di movimento, che da sé si muove, non è mosso da altro. Tutti gli esseri viventi si muovono, per cibarsi e riprodursi, negli animali il senso dell’orientamento è intrinseco, nell’uomo c’è stato il salto di qualità della razionalità, che ha superato l’istinto, e dal muoversi in senso superiore è nata la civiltà.

Dalla civiltà è dunque nata la filosofia, ossia l’emancipazione della mente umana rispetto ai bisogni primordiali, primari, da cui ecco lo stupore, la meraviglia.

Oggi l’uomo è imprigionato dentro la macchina umana da lui stesso creata. La mente è catturata da ciò che gli uomini stessi producono, dalle miriadi di informazioni che le impediscono il silenzio della riflessione

 

ARTE E NATURA

 

Arte e Natura sono la bellezza. La Bellezza è ciò davanti cui ci si stupisce. Di fronte alla quale ci si sente piccoli e indegni, da cui l’estasi. La filosofia oggi sarà pure una cosa inutile all’atto pratico, nell’immediato, ma è quella grazie a cui nasce il sentimento di stupore, e grazie alla quale è stato creato tutto ciò che dà stupore.

“La vera differenza non è tra chi crede e non crede, è tra chi pensa e non pensa” così recitava Norberto Bobbio, il teologo morto solo nel 2004, indicando poi all’interno delle parole di Mancuso, il fatto che ci debba essere un metodo. Il metodo, letteralmente dal greco significa immettersi in una via, μετά - οδός, in un percorso, ecco l’orientamento.

Ma è possibile dunque orientarsi? Si, se non manca lo scopo finale, la stella cui volgersi nel proprio cammino. Questo cammino altro non è come si esprimono, difendono, diffondono e  mettono infine in dubbio le proprie convinzioni.

È citando Lucio Dalla che il teologo chiude questa parte di intervento: e in questo mare cercherò di capire che stella sei, perché mi perderei se dovessi capire che non ci sei (La sera dei miracoli).

 

L’IO E LA STELLA

 

Metaforicamente è questo: seguire un astro, una stella come cammino significa però andare ben oltre se stessi, ed è questo il punto. Trovare qualcosa al di fuori di se da seguire, nell’altro, in un ideale, in una missione. Esattamente il contrario dell’egoismo: pur essendo infintamente intimo questo percorso, lo scopo di questo deve essere al di fuori del sé, dell’io propriamente detto perché altrimenti si scade in quello stato di in-civiltà verso cui si sta in-volvendo l’uomo del XXI secolo.

Noi, l’uomo, è evoluto perché sa dare significati a questo cammino, sa elaborarlo, ma sapersi confrontare è fondamentale e la vera vittoria, nella vita, è quella su noi stessi.

 

TROILO E CRESSIDA

Per tornare a citare Shakespeare, dopo l’intervento di Cesare Catà, non c’è Monologo migliore che inquadra la situazione dell’uomo contemporaneo come quello di Ulisse, davanti le mura di Troia, nella tragedia del XVI secolo di Troilo e Cressidra: 

“Tutto avrà nome Potere, e il Potere Volontà, e la Volontà Desiderio, e il Desiderio Lupo universale, assecondati dai quali farà dell’universo la sua preda, per poi alla fine divorare anche se stesso”

Il Desiderio è esattamente ciò di cui si parlava prima se, al di fuori dell’Io, non si trova un altro punto di riferimento. Finirà col divorare l’uomo stesso che lo possiede, la sua umanità e tutto ciò che vi è intorno. Questo desiderio, non negativo in assoluto, perché non diventi Lupo universale, deve essere messo al servizio di qualcosa più importante dell’Io, di qualcosa che guidi dando un orientamento.

 

Perché questo? Perché facciamo tutti parte di un sistema. Sistema è il corpo che funziona alla perfezione, sistema è la società che la civiltà e la filosofia hanno costruito nei millenni, sistema è il sistema stesso delle relazioni umane.

Se questo sistema funziona nell’Armonia di relazioni tra elementi, che siano essi fisici, biologici, e spirituali, allora sì, si può auspicare a un raggiungimento di livelli superiori di essere e anche di società.

 

Guardare all’Universo, sempre, alle stelle, tornare alla Natura e guardare dentro noi stessi, perché così possiamo ritrovarci l’Universo stesso.

 

“Ed elli a me: “Se tu segui tua stella,

non puoi fallire a glorioso porto”

Dante Alighieri, Inf. XV. 55 - 56

 

 

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Data pubblicazione : 28/08/2017 01:59
Scritto da : Ophelia Di Antonio
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