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Belmonte Piceno. Anche il Festival Bat celebrata a teatro la Giornata della Memoria

In occasione del Giorno della Memoria, il Festival Bat propone la storia di “Irena Sendler, la terza madre del ghetto di Varsavia”. La rappresentazione teatrale è in programma domenica 27 gennaio, alle ore 17, nel teatro Don Bosco a Belmonte Piceno (info biglietti: 339.3706029). Organizzazione a cura dell’associazione culturale Progetto Musical con il sostegno del Comune e della Camera di Commercio di Fermo.

Belmonte Piceno. Anche il Festival Bat celebrata a teatro la Giornata della Memoria
Roberto Giordano

Ideato, scritto e diretto da Roberto Giordano, lo spettacolo vedrà sul palco gli attori Federica Aiello, Roberto Giordano, Chiara Esposito, Greta Giordano, Mario Migliaccio, Fabio Sacco.

Una vicenda incredibile quella di Irena Sendler, capace di salvare 2.500 bambini polacchi. Nel ghetto di Varsavia, in un terreno di circa 4 chilometri quadrati, fu stipato tra la fine del 1940 e la primavera del 1943 quasi mezzo milione di ebrei, tra cui uno stragrande numero di bambini nell’attesa di morirci di fame e di tifo prima di esserne deportati nei campi di sterminio, prevalentemente ad Auschwitz o a Treblinka. Queste le cifre della cronaca tetra della Shoah subita dagli ebrei polacchi, che ebbe inizio il 1° settembre 1939 quando le truppe tedesche invasero la Polonia.

“Lo spettacolo teatrale proposto a Belmonte Piceno – spiega Roberto Giordano – rivisita e ripensa, in veste drammaturgica e con dei flashback di accurata ricerca storico documentaristica, la memoria del volto truce del male perpetrato dalla follia nazista sugli innocenti, i bambini, gli intoccabili, il cui sterminio fu deliberato nel 1941 quale uno dei principali scopi bellici di Hitler. Uno sfondo che purtroppo non può essere mai più cancellato né cambiato, ma in cui si innesta un altro volto della verità storica: un volto di alta umanità, generosità e bontà, quale fu quello di Irena Sendler, infermiera e assistente sociale polacca, proclamata Giusta tra le Nazioni nel 1965, per aver salvato, con i suoi collaboratori, 2500 bambini dal Ghetto di Varsavia. Il filo conduttore dell’opera è quello del magistero di Irena Sendler, con cui si vuole tracciare un testamento etico per le presenti e le future generazioni: la condivisione del bene e degli alti ideali tradotti in eroiche azioni, che restano iscritti con la luce, come un dolce raggio dell’eternità, nell’oscurità macabra del male commesso contro la parte più indifesa dell’umanità. Ci sono notti in cui, negli incubi, sento singhiozzi, grida disperate e pianti inconsolabili: questo era il pensiero costante che attanagliava Irena Sendler fino alla sua morte, avvenuta all’età di 98 anni. Il teatro teatrale pone il valoroso esempio di Irena Sendler, testimone oculare dell’esempio dei protagonisti di un circolo letterario del Ghetto di Varsavia, i quali con la parola letteraria e la musica cercarono di sopravviverci spiritualmente (poeti come Szlengel e il pianista Szpilman), facendoli assurgere a metafora globale del bene più grande che abbiamo, la giustizia, l’amore e la riconoscenza, gli unici con cui possiamo e dobbiamo sottrarci agli orrori della storia sul cammino del nostro pericoloso oggi e l’incerto domani”.

 

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