Frammenti di storia canarina
Rolando, Giorgio e Vincenzo Angeloni: tre fermani alla Fermana. Storie di calcio e di vita in anni pionieristici, dove la stretta di mano contava come un contratto e lo sfottò era sempre lecito

Un'iniziativa pretenziosa, la nostra. Perché vuole arrivare a toccarvi il cuore ed a risvegliare ricordi indelebili e che mai dovremo permettere che cadano nel dimenticatoio. Nel tempo, tante e tali sono le emozioni che la maglia gialloblù ci ha regalato che ci è sembrato doveroso andarle a rispolverare e, di conseguenza, riproporvele a qualche annetto di distanza.

Rolando, Giorgio e Vincenzo Angeloni: tre fermani alla Fermana. Storie di calcio e di vita in anni pionieristici, dove la stretta di mano contava come un contratto e lo sfottò era sempre lecito

A prescindere dal fatto che tu voglia praticarlo o raccontarlo, il calcio - si sa - è qualcosa che ti entra nel sangue. Quasi sempre con risultati differenti, sono tante le coppie (o i terzetti, come nel nostro caso) di fratelli che hanno saputo affermarsi nel mondo del pallone, come se l'abilità nel giocare a calcio potesse essere tramandata di generazione in generazione. E vedere due o più consanguinei sfidarsi su un terreno di gioco incuriosisce ed entusiasma. Quì a Fermo, abbiamo anche avuto modo di vederne ben tre condividere la stessa maglia. Quella della Fermana Calcio 1920. Storie di calcio e di vita che si intrecciano. E, in un caso, che si separano. Scegliendo altre situazioni, abbracciando un differente futuro. Il tutto, dipanato in anni pionieristici, dove la stretta di mano contava più di un firma sul contratto ed il sano sfottò era all'ordine del giorno.

 

Incuriositi? Beh, allora mettetevi comodi che partiamo. L' “io narrante” è quello di Vincenzo “Tito” per gli amici Angeloni (Fermo, 07/03/1938, centravanti – ala dal mancino al fulmicotone e dall'elevazione sorprendente: al termine di uno scoppiettante Giulianova/Avezzano 3 a 0 – doppietta per lui - viene soprannominato “castigo di Dio”. Per le cronache di allora è Angeloni III°).

 

Ad inizio sino a metà anni '50 vestì la maglia della Fermana Calcio 1920 (esordio in Serie C nel 1954 a Cerignola) unitamente ai suoi fratelli maggiori: Rolando (nato nel 1932, attaccante della U.S.F. nel 1947/1948; per le cronache dell'epoca Angeloni I°) e Giorgio (classe 1934, Angeloni II°: libero/mediano di grande fisico, in gialloblù nei campionati 1953/54 e 1954/55. Esordio in Terza serie – attuale Serie C – in quel di Molfetta il 02/01/1955). Ovviamente con alterne fortune, tutti e tre hanno portato acqua al molino dei canarini.

 

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 Da sinistra: "Tito", Rolando e Giorgio Angeloni

 

A giocare a calcio cominciammo per strada - “Tito” Angeloni apre il suo libro dei ricordi – nell'immediato dopo guerra: tutti e 3 avevamo un chiodo fisso. Arrivare a far diventare questa passione un mestiere. Alzarsi tardi, pranzare al ristorante, una bella macchina, belle donne...i calciatori lo facevano. Li vedevamo e volevamo diventare come loro. Erano tempi duri e si mangiava grazie a mio padre che era ferroviere alle Ferrovie Adriatico Appennino”.

 

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 Vincenzo "Tito" Angeloni in maglia canarina, in una foto datata 1952

 

Già, ma perchè “Tito”?

Ero piccolino e biascicavo il mio nome. Ne usciva fuori un suono che, grosso modo, era più vicino a Tito anziché a Vincenzo. Beh, con quel nomignolo vengo ancora oggi chiamato e riconosciuto da tutti. E pensare che una volta, avrò avuto 5 anni, stava per costarmi veramente caro...”

Vada avanti: “Un giorno ero dietro ad una porta dello stadio. Alcuni calciavano ed io, piccolino, restituivo i palloni che non centravano lo specchio. Mi venne a chiamare mio fratello Giorgio, invitandomi a rientrare a casa (abitavamo proprio dietro allo stadio) perchè: “E' tornato babbo con una forma di formaggio ed un filone di pane”. Arrivammo avanti casa e c'erano i tedeschi. Mio fratello, più grande rispetto a me anche se di poco, mi strinse a se chiamandomi “Tito”. Al teutonico milite non parve vero di associare il mio soprannome a quello del maresciallo jugoslavo. Indicò il mare, biascicò qualcosa nella sua lingua e mi mollò un ceffone che ancora oggi ricordo...per fortuna, tutto finì lì”.

 

Passata la guerra, per i fratelli Angeloni il calcio inizia a diventare una cosa seria: “Iniziammo a militare nelle giovanili della Fermana – prosegue Tito - Le prime partite, a P.S. Elpidio, a P.S. Giorgio, a Grottammare... Erano gli anni '51, '52, '53...ma l'idea fissa era sempre quella: portare a casa quei bei soldi che vedevamo guadagnare ad altri. Per Rolando, il calcio fu avventura di pochi anni. Preferì sposarsi prestissimo e trasferirsi a Firenze, abbracciando la professione di fotografo. Io e Giorgio invece, andammo in prova a Servigliano, in 1^ Categoria. E venimmo presi: 5000 lire al mese più 1000 lire ogni punto conquistato. Avevamo fatto 13! Andavamo in treno: avevamo le agevolazioni ferroviarie, sempre grazie a nostro padre, per cui... Al primo rimborso comprai, in un negozio di Piazza del Popolo, un cappotto che sino a qualche giorno prima era stato ininterrottamente nei miei pensieri di giovane calciatore. Costava 8000 Lire: ne avevo 5000 ed il resto lo saldai il mese successivo. Che tempi!”.

 

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Tito e Giorgio Angeloni in allenamento con la Massiminiana                            Rolando Angeloni

 

E sul campo?

A Servigliano facemmo bene, sia io che Giorgio: rientrammo dal prestito alla Fermana. Ove restammo ed esordimmo in prima squadra. Dapprima io, a Cerignola; poi Giorgio, a Molfetta, dopo appena tre settimane. Quella Terza Serie era un super campionato: il Lecce, la Chinotto Neri, il Foggia, la Romulea, clubs al tempo famosissimi. Cosa ricordo del mio esordio? Col Cerignola giocava un mediano, altissimo, che aveva avuto un passato al Milan. Si chiamava Soldat: là in mezzo me la vedevo con lui. Come andai? Piuttosto bene: all'edicola di P.S. Giorgio, arrivava una pubblicazione foggiana che trattava di Sport. Il titolo di questa testata era “Il Satanello” ed il firmatario dell'articolo di quel Cerignola – Fermana mi assegnò un bel 7 in pagella. Da quel momento, iniziò praticamente il mio lungo peregrinare fra una società e l'altra”.

 

Approda al Termoli, definitivo dalla Fermana, dopo che sia lei che Giorgio avevate riscattato il cartellino dalla società canarina.

Promozione abruzzese e molisana. Discreto campionato, sul finire del quale mi infortunio abbastanza seriamente. Giorgio aveva scelto di andare a Porto Recanati. Il 2° anno a Termoli lo iniziai alla grande, ma un altro infortunio mi fece chiudere la parentesi ed aprire un nuovo capitolo: trovare squadra. Mi allenai facendo la preparazione a P.S. Giorgio, ma la società nerazzurra non ebbe il coraggio di farmi firmare. Al tempo, la rivalità con Fermo era accesissima e non se ne fece nulla. Giorgio però, nel frattempo, era approdato in Sicilia ad Augusta. Tramite i suoi buoni uffici, in accordo con il Direttore Sportivo vengo chiamato per sostenere un provino. Che superai e mi presero. Restai ad Augusta 2 anni (al termine della prima stagione realizzai 23 reti), nei 5 complessivi di permanenza nell'isola. Perchè altrettanti ne rimasi alla Massiminiana (seconda squadra di Catania, il cui celebre patron e Presidente fu appunto, il Commendator Massimino), sempre con Giorgio (che poi approderà al Galatina, prima di rientrare a Fermo e giocare a Cascinare ed in altre società minori), mentre una stagione la disputai con la maglia dell'Enna, forse la squadra tecnicamente più forte con cui ho giocato. Una Quarta Serie con i fiocchi e trasferte ad Avellino, Caserta, Colleferro...Enna dove l'allenatore era Lamberti, che poi venne a Fermo e dove ritrovai il terzino Ciafaldoni, Sarto...Anche stavolta, prima di firmare mi allenai a P.S. Giorgio. Ma anche stavolta, niente...e me ne tornai in Sicilia”.

 

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Amichevole celebrativa per la vittoria del campionato:

Massiminiana/Juventus 2 a 5. Tito Angeloni con il capitano bianconero

Gianpiero Boniperti

 

Il Commendator Massimino. Un aneddoto.

Parlando con noi giocatori, una volta gli feci notare dei rischi legati alla grande distanza della trasferta che avremmo dovuto affrontare, in pullman, di lì a pochi giorni. Ci rispose di non preoccuparci, perchè la società avrebbe organizzato un volo “Charleston”. Eravamo in quarta serie e vincemmo il campionato: anche qui 23 reti realizzate, capocannoniere e convocato in rappresentativa siciliana. Mi vollero provare Fiorentina e Spal: non andò come avrei voluto”.

 

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 Tito Angeloni in gol al "Cibali"

 

Terminato il periodo siciliano, nel 1962 ecco il Giulianova.

Con la cui maglia affrontai la Fermana per ben due volte. Girai al largo: mai mi sarei potuto considerare avversario dei canarini. In compenso, la prima partita fu proprio contro la Sangiorgese. Quella società che ogni estate puntualmente mi teneva in prova ed altrettanto puntualmente mi diceva “le faremo sapere”, perchè fermano. Consumai la mia piccola vendetta sportiva: vincemmo 3 a 0 e realizzai il secondo gol a coronamento di una grande prestazione personale e di squadra. Rientrando negli spogliatoi incrociai Cococcioni, Presidente dei nerazzurri rivieraschi, facoltoso commerciante di prodotti ortofrutticoli. Gli dissi: “Cococciò, cchiappete sse tre mmele e valle vvenne a Fermo!”. Non considerai che per rientrare, la sera avrei dovuto prendere il treno. Che fermava alla Stazione di P.S. Giorgio. Ove, puntualmente, ero stato preceduto dal resoconto di quanto successo nel post gara e trovai ad attendermi un centinaio di persone. Pronte a farmi pagare, a suon di sganassoni, lo sgarro di aver mancato di rispetto al loro Presidente. Come sempre, venne a prendermi Giorgio, mio fratello: “Oh, Tito. Ma che sta ffà tutte sse persò qquà la stazziò? Che vvò?”. Io sapevo bene il motivo della loro presenza e me la vidi brutta. Ma erano altri tempi: mi scusai e la cosa terminò lì”.

 

A Giulianova, una seconda giovinezza: dove rimane nella memoria di tutti per essere stato il giustiziere del Teramo.

La partita successiva, che giocammo contro la Vastese, vincemmo 2 a 0 con mia doppietta. Poi proseguì su questa falsa riga: ricordo un 2 a 3 ad Ortona, con altra mia rete. A fine campionato però, per rimanere in Quarta Serie, fummo costretti agli spareggi a tre. Eravamo noi, il Teramo ed il Molfetta. Primo incontro, Giulianova – Teramo sul campo neutro del “Del Duca” di Ascoli Piceno. Beh, voi ben sapete della rivalità che c'è fra queste due città. Vincemmo ed io realizzai la prima rete, su calcio di punizione dal limite dell'area. C'erano 6000 persone...poi raddoppiò Menna: 2 a 0 per il Giulianova...un tripudio assoluto. Ci salvammo pareggiando 0 a 0, a Termoli, col Molfetta. Retrocesse il Teramo ed io avrei desiderato restare in giallorosso”.

 

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Da sinistra: Tito Angeloni con le maglie dell'Enna, della Massiminiana e del Giulianova

 

Ma arrivò il Chieti. Stagione sportiva 1963/1964.

Non volevo andare. Ero già stato 7 anni fuori casa ed ero desideroso di rientrare a Fermo, anche nel rispetto delle volontà di mia madre. Invece, oltre a rinverdire una carriera, nella città teatina incontro la mia anima gemella: Annunziatina, che purtroppo da due anni non è più fra noi. Tornando al calcio, alla fine Mister “Tom” Rosati mi convince e vado. Anche in “neroverde” fu un avvio alla grande. Era una Serie C "tosta" e partimmo vincendo a Taranto e ad Agrigento. A metà campionato però, altro inconveniente di natura fisica. In ogni caso, alla fine totalizzai altre 24 presenze in Terza Serie. Ciononostante, il desiderio era sempre quello: ritornare a casa”.

 

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Da sinistra: Giorgio e Tito Angeloni alla Massiminiana. Poi Tito con la maglia del Chieti, del Termoli, dell'Augusta ed ancora della Massiminiana.

 

E la Fermana Calcio che fa?

Mi tiene in prova, ma alla fine...nessuno è profeta in patria. Mi ritrovo a Nardò. Dove resto 24 ore e poi risalgo sul treno con destinazione Fermo. Ero stufo di stare fuori casa. Ma alla fine torno a Giulianova, in Quarta Serie. Disputai un buon campionato, ma poi resto un anno a spasso per una questione di cartellino. Che era di loro proprietà. Ed allora riparto dal basso: Martinsicuro, dove vinsi di nuovo il campionato di Promozione Regionale realizzando 15 gol e dove l'allenatore era Mariano Pavoni ed in porta c'era il fermano Franchellucci. Poi le categorie, tutte onorate con 10 – 15 reti a stagione. Ad Offida, Grottazzolina e la carriera da allenatore a Monte Urano, Cascinare, al Tirassegno ed alla Firmum, dove vinsi un campionato da tecnico/giocatore insieme a Roberto Bagalini, altro ex centravanti della Fermana Calcio. In due, realizzammo oltre 50 reti...Durante la finalissima col Sarnano, in quel di Macerata e di fronte a 3000 spettatori, iniziai dalla panchina causa un ginocchio malandato. Sullo 0 a 0 decido di fare il mio ingresso in campo: a 5' dalla fine, a seguito di un corner in nostro favore, di testa realizzo il gol – vittoria. Sul finire, per vendicarsi il mio diretto avversario mi rifila una testata che mi manda direttamente all'Ospedale, dove arrivai accompagnato dal mio amico Beniamino Donzelli. 10 punti di sutura e ricovero. Chiusi con il calcio giocato”.

 

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Tito Angeloni allenatore del Tirassegno, in occasione di uno dei suoi ultimi incontri disputati e nelle vesti di Istruttore Sportivo alla C.O.P.S.

 

E adesso? Il tuo rapporto con il calcio locale e non.

E' cambiato tutto. Diverso in ogni cosa. Ai miei tempi procuratori e cifre astronomiche non esistevano. Arrivarono più avanti. Anche in fase di preparazione, solo dopo 20 giorni iniziavi a vedere una palla di gomma. Oggi è tutto esasperato, velocizzato all'ennesima potenza, dove prima ti costruiscono o sviluppano il fisico, poi coltivano – eventualmente tu ce l'abbia - il talento. Ma non mi lamento: la mia è stata una bella carriera. Se potessi tornare indietro, lavorerei per avere la consistenza fisica di mio fratello Giorgio, da unire alla mia mentalità. Sarei arrivato in Serie A”.

 

Tito Angeloni e la Fermana di oggi.

Sarò sempre un suo tifoso, anche se noi Angeloni siamo sempre stati snobbati. Eppure io e mio fratello Giorgio esordimmo in Serie C: insieme all'altro fratello, Rolando, militammo praticamente in tutte le squadre di settore giovanile. Per fare un minimo di carriera però, come tanti altri per carità, ce ne siamo dovuti andare da altre parti. Nemmeno come tecnici, magari per il Settore Giovanile. Ma non ho rimpianti. Il mio unico desiderio era fare il calciatore. Ci sono riuscito, anche se ho dovuto peregrinare un po'”.





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Data pubblicazione : 24/01/2018 15:50
Scritto da : Redazione Sport
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