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Attualità
Testamento biologico. Una cosa seria

Il tema è difficile. Delicatissimo. Ne va della vita. Una cosa seria. Non un pezzo del meccano consumistico. Un prodotto stivato in magazzino.
Riguarda le persone. Non lo si può lasciare allo scontro tra i partiti. Alle contrapposizioni tardo ideologiche.

 

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Dobbiamo capire di più, snebbiare gli avvelenamenti da schieramento, fornire le massime garanzie.
Mi chiedo perché questa rincorsa dei Comuni. Mi sembra molto sospetta. Non hanno alcuna competenza. Anche nella sanità i sindaci sono solo consultati. Eppure i consiglieri comunali sul testamento biologico si dilaniano. Impera la libera interpretazione. Una normativa nazionale non esiste. Ognuno mette del suo. Da far paura.
Municipi grandi e piccoli si sentono autorizzati “in nome dei diritti del cittadino” a istituire il registro sulle ultime volontà. Non ha alcun valore giuridico. La sinistra radicale sta spingendo forsennatamente. Una battaglia per costringere il Parlamento a prendere posizione.
Intanto l'oncologa francese Sylvie Menard, milanese d'adozione, già favorevole, da sana, al testamento, ora, da malata, ci ha ripensato. E lancia un allarme: “Il registro non solo è inutile ma anche dannoso perché così rischia di fare una strage degli innocenti”.
Il pericolo esiste, soprattutto per quelle persone che “nel frattempo hanno cambiato idea ma che non lo possono dimostrare, o di altre, come ad esempio per le persone anziane in piena demenza senile, che si ammalano. Il Comune deve prima informare  i suoi cittadini sulla validità del testamento, cosa vuol dire fare testamento e soprattutto far luce sui suoi pericoli. Il testamento biologico presumerebbe una vera educazione, facendo capir bene a cosa si va incontro con la dichiarazione rilasciata da sani”.
L'oncologa aggiunge: “Una persona davanti ad una malattia può cambiare idea, può avere delle reazioni che non aveva neanche immaginato da sano. Il rischio è di avere un testamento che non corrisponde più alle sue volontà”.
Attenzione allora a non far scadere tutto ad una contrapposizione ideologica che non tiene conto della persona ma solo...dei voti futuri, “emozionati”.


















 

07/06/2013
11:18
Adolfo Leoni
Questo articolo è stato letto 462 volte.
Commenti dei lettori
6 commenti presenti
  • Giovanni Zamponi

    08-06-2013 10:54 - #6
    Nonostante tutte le conoscenze, le motivazioni, le emozioni, le convinzioni, la vita, nel suo sorgere, nel suo durare e nel suo finire, rimane un'entità complessa ed evanescente, che sfugge ad ogni serio tentativo di comprensione e, soprattutto, di formulazione o di formattazione. V'è, insomma, un gap conoscitivo fondamentale, per cui chi decide, credendo di sapere, in realtà non sa un bel nulla - che posso credere di sapere adesso di ciò che sarò o che penserò o che desidererò quando sarò alla fine? Nessuno può mettere a fuoco contemporaneamente queste due realtà personali - l'adesso, con tutte le sue false certezze, e il dopo, con tutte le sue pressoché certe incertezze. Il consenso, dico all'amico Arbace, è sempre un consenso disinformato, anche nella clinica corrente, perché, anche nel migliore dei casi, è un consenso "ignaro" di tante cose; figurarsi un consenso da dare anticipatamente su qualcosa che non si è mai sperimentato! Sempre rimanendo col discorso sul piano della conoscenza, e senza spostarlo sul piano dei valori, è proprio la profonda indecidibilità di tanti discorsi su questo argomento che ne rende l'oggetto non semplificabile. A meno di non voler optare per forzature logiche finalizzate a forzature pratiche, cosa che sarebbe la peggiore, e tendenzialmente anche violenta. E mi sbilancio a dire di più: sul piano medico il problema non esiste; o, se esiste, vive di un'esistenza talmente marginale, che potrebbe essere "curata" con un po' di gocce di buon senso.
  • giovanna

    07-06-2013 21:42 - #5
    In realtà l'esperienza testimoniata da medici ed infermieri è che pressoché la totalità dei malati è attaccata con tutte le sue forze alla vita e che chi manifesti una volontà suicida voglia più che altro richiamare un affetto e un'attenzione su di sé, che in questa società sono negati ai deboli, dal primo istante di vita all'ultimo. Se verrà introdotta l'eutanasia, di cui il testamento biologico è un passaggio, saranno i più soli e disperati a voler togliere il disturbo, come succede in Belgio, in cui ci sono cifre da far rabbrividire, o come succede in Inghilterra dove se i parenti si distraggono si ritrovano il congiunto nelle liste della morte. Purtroppo questi fatti allucinanti non vengono riportatati dalla grande (grande per diffusione ) stampa: perchè la redazione di questo sito non li scova ? ( certo sembra lontano il tempo in cui si tentava di sventare il suicidio del prossimo, ora si preferisce dargli una spinta )
  • Daniele

    07-06-2013 14:48 - #4
    Giusta la osservazione che si fa in questo articolo, e nell'ottica di un dialogo serio e pacato su un tema così importante ritengo opportuno valutare tutte le problematiche possibili. Resta però il fatto che il testamento biologico non impone alcun obbligo e non lede alcun diritto, credo che chi come me vuol fare una scelta simile debba avere la possibilità di farlo assumendosene tutti i rischi, perché la libertà di scegliere sul proprio destino non può essere mai e sottolineo mai, affidata ad altri. Il dialogo civile e democratico resta comunque l'unica strada da seguire ed il comportamento dei Consiglieri che hanno fatto mancare il numero legale secondo me non è stato corretto e democratico.
  • Fra

    07-06-2013 13:43 - #3
    Ognuno di noi dovrebbe immaginarsi ammalato sul serio,oppure visitare qualcuno che è malato sul serio e decidere.Liberamente. Io ho deciso. Perché la vita si definisca tale,vita dev'essere o diventa abietta mercificazione. Il rispetto di se stessi e degli altri,implica la libertà. Per me ad un certo punto è meglio la morte. Ma se c'è chi la pensa diversamente,scelga per sé,come io spero di poter scegliere per me.
  • mendicante

    07-06-2013 12:31 - #2
    Riguarda la mia vita, sulla la quale NESSUNO può mettere bocca. Ed io non cambio idea: non voglio essere vegetale, né soffrire. Io non ho paura della morte ma dell'inutile sofferenza. E se qualcuno non rispetterà questa mia volontà deve sperare che non mi risvegli mai più, altrimenti lo strangolerò con le mie mani guardandolo dritto negli occhi.
  • Arbace Santarelli

    07-06-2013 12:24 - #1
    La legge italiana con l'obbligo del "Consenso informato alle cure", sancisce il diritto per ogni paziente di conoscere la verità sulla propria malattia e il diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte.Nessun medico può somministrare un trattamento a un malato senza prima averlo informato dei risultati previsti,dei rischi connessi e degli effetti collaterali, e senza aver ottenuto il suo consenso. Il Consenso informato è dunque una grande conquista etica dei nostri tempi,perchè permette al cittadino,che necessita di terapia,di decidere se e a quali cure sottoporsi. IL TESTAMENTO BIOLOGICO è la logica estensione del Consenso informato:si tratta infatti della volontà della persona,espressa in condizione di buona salute,perchè possa disporre delle cure anche quando la capacità di decidere è persa irreversibilmente o meno.In sostanza è il modo per stabilire a priori e in anticipo quel consenso informato che ogni paziente ha diritto di esprimere sulle terapie che gli vengono proposte. Umberto Veronesi Considerato che in Italia, nonostante alcuni disegni di legge presentati,non esiste una normativa in merito,perchè si vuol negare ad un cittadino di esprimere una volontà anticipata ? Arbace Santarelli
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