Attualità
Le morti, i danni, le macerie

Ieri, Giuseppe e Valentina andavano a lavorare. Come ogni giorno. Facevano un turno duro: quello che inizia alle cinque di mattina. La piena dell'Ete Morto li ha colti all'improvviso. Sono affogati nell'acqua e nella melma.

Andavano a lavorare, e sono finiti in una bara. Salva per miracolo la mamma della ragazza.

L'Ete Morto è solitamente poco più di un rigagnolo. Ci sono momenti in cui però scatena una forza infernale.

Dicono che voglia vendicarsi di quando fu deviato, nel 1700, a viva forza.

Le morti, i danni, le macerie

L'uomo onnipotente non controlla la natura. Ieri è stato chiaro.
Quando si scatena, la natura, provoca lutti.
Di fronte alla morte non possiamo che tacere, abbassare il capo, salutare due persone che nel buio, mentre stavano per entrare in fabbrica, sono state strappate alla luce della vita.
Già ieri, mentre le ricerche erano in corso, mentre i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e altri portavano soccorso ai colpiti dall'alluvione sia lungo il fiume Ete Morto sia lungo l'Ete Vivo, iniziavano ad arrivare in redazione i primi commenti sulla ricerca e l'attribuzione delle responsabilità.
Non abbiamo pubblicato nulla. Non vogliamo fare questo gioco, specie in una fase dolorosa.
Crediamo che l'abbandono della campagna e della montagna sia un problema non tanto recente, un problema che ha visto coinvolti destra, sinistra e centro, imprenditori e contadini, amministrazioni pubbliche, eccetera. Tutti vittime dello stesso delirio di onnipotenza, che ci invita a  osare ogni cosa. E invece, no.
Ce lo dimostrano la furia improvvisa dei fiumi, le frane di montagna, i terremoti che scuotono parti del mondo.
Ci dicono che non siamo onnipotenti.
E ci dicono che, se non infrangiamo il mito di Faust e non ripensiamo al nostro modello di sviluppo, saremo sempre sotto mannaia.
Scriveva Edgar Allan Poe: “Mentre l'uomo si pavoneggia e fa il Dio, un'imbecillità infantile si abbatte su di lui”.
Si abbatte su di noi.
 

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Data pubblicazione : 03/03/2011 12:31
Scritto da : Adolfo Leoni
Commenti dei lettori
2 commenti presenti
  • IL PRINCIPE BUZZURRO

    04-03-2011 11:52 - #2
    Mi sembra che il commento piu' adatto sia quello dell'ultima frase del Direttore: non solo non siamo onnipotenti ma siamo imbecilli. Non so se " il teorema di fondo" fosse quello del rapporto tra Divino - natura e divina umanita' o umana divinita' dell' uomo. Accanto al dolore per i morti - da noi ed in varie parti d' Italia - nasce il senso di frustazione per danni che si potevano almeno limitare. Non vuole essere spirito di rivendicazione o di stupida polemica ma trovo sia la riconferma di una vecchia - e mai appresa - lezione: a non rispettare le regole si pagano le conseguenze. L' abbandono dei campi, la mancata cura del territorio, il mancato rispetto di regole di prudenza e di sicurezza nella edificazione e nella creazione di centri abitati costano cari... Continuiamo a cianciare di fantasiose opere pubbliche per rilanciare l' economia: l' alta velocita' ed il ponte sullo stretto di Messina; intanto i treni dei pendolari continuano a viaggiare come le tradotte militari e continuiamo a cementificare il cementificabile, infischiandocene di regole tecniche varie. Abbiamo imparato che chi ha i soldi si fa le regole come gli pare, in tutti i sensi ed in tutti gli ambiti; ed è meglio sognare improbabili ritorni al nucleare in Italia che programmare seri interventi di riorganizzazione del territorio, che comporterebbero severe tecniche edilizie e severe norme di indeficabilita' in zone pericolose. Ma anche severe perdite di consensi - di voti e di soldi.. La gente muore per andare al lavoro, o per andare a Messa la sera, o perche' transita in un sottopasso stradale; bel risultato di una modernita' avanzata, moriamo per le bizze della natura peggio che nel Medio Evo. E se siamo riusciti ad ottenere risultati contro malattie e guai vari non e' stato per lotta contro i nostri limiti ma per umile, lunga ed ingrata apprlicazione specifica a studi e ricerche. Siamo solo noi, oggi, che vogliamo costruire case e strade in due settimane usando soldi e cemento.
  • Mono

    03-03-2011 18:02 - #1
    Non tanto sui fatti specifici ma è sul teorema di fondo che non mi riconosco. Il teorema per cui Natura è sinonimo di Divino, per cui ogni qualvolta la Natura irrompa con un suo fenomeno, di colpo noi umani diamo la patente divina alla sua manifestazione. Castigo o premio ma è come se lo infliggesse una entità divina e soprannaturale e non elementi chimici e fisici combinati. Se la Natura è divina allora lo siamo anche noi umani, e se siamo riusciti, nei secoli, a vincere molte delle nefandezze della Natura stessa, quali epidemie, oppure semplici malattie, se siamo riusciti a conoscerla meglio attraverso gli esperimenti scientifici e grazie ad essi ora viviamo molto di più che nei di secoli scorsi, vuol dire che a volte sfidare la Natura è in fondo il nostro destino evolutivo come umani, ed è la sola risorsa per alimentare quante più persone possibili e permettere alla razza umana una evoluzione programmata meglio di come la stessa Natura ha sempre fatto con noi umani. Se possiamo comunicare fra noi in tempi sempre più rapidi è grazie al fatto di aver sfidato la natura cercando di sfruttare le sue stesse caratteristiche ma modificandole per quello che erano, che sono e che saranno le nostre esigenze. In fondo da ogni sconfitta si torna con una lezione da imparare, e la lezione è abbastanza banale ma ipocritamente umana, il miglioramento delle nostre condizioni passerà sempre attraverso altre sconfitte se vogliamo ottenere le vittorie che la società dei consumi esige per il suo sviluppo, altrimenti fermiamoci ma con il rischio di non poterci più evolvere.
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