Attualità
Reagire. Non piagnucolare. L'Italia siamo noi!!! L'esempio del Cavallo bianco d'Inghilterra

Senti la rassegna stampa e ti monta tutto l'odio del mondo. L'Italia va a ramengo e Moody's – l'agenzia di rating – che fa? Declassa il nostro debito. Come dire ai creditori: l'Italia è sempre meno solvibile, non vi fidate, non prestatele danaro!
Insomma, Moodoy's ci dà la clava sulla testa mentre siamo già intontiti, infierisce su un corpo martoriato. Come infierì Maramaldo, nel 1530, sul corpo di Francesco Ferruzzi, da dove si perpetrò nel tempo quel: “Vile, tu uccidi un uomo morto”.

Reagire. Non piagnucolare. L'Italia siamo noi!!! L'esempio del Cavallo bianco d'Inghilterra

Senti queste cose alla radio e il sangue ribolle. Poi rifletti, e dici: Moody's sta facendo il suo mestiere, magari un po' troppo interessato ed eterodiretto, ma fa il suo mestiere. Allora, torni al pensiero dell'Italia che vacilla. E ti torna in mente un'altra frase. Stavolta di un contemporaneo. Aurelio Picca ha scritto: “L'Italia è finita, l'Italia sono io”.
E ti poni la domanda: io, tu, noi, che siamo l'Italia, siamo anche finiti? Oppure c'è spazio per una vigorosa ripresa? Siamo capaci di incazzarci, sì, ma anche di reagire senza star lì a piangere? C'è ancora speranza?
Speranza, voglia di fare, voglia di essere patria. Dovremmo chiedere la ricetta ai nostri nonni. A coloro che nel 1945-46-47 si trovarono un'Italia di macerie, fisiche ed anche morali, di violenze e distruzioni, di fame e disoccupazione. Ma non stettero lì a disperarsi.
Si rimboccarono le maniche e sono andati avanti.
L'Italia siamo noi.
Viene in mente una frase di Cesare Pavese, che dice così: “L'unica gioia al mondo è cominciare. E' bello vivere perché vivere è cominciare sempre, ad ogni istante”.
E' un messaggio di non rassegnazione.
E cìè una storia, altrettanto bella. E' di Gilbert Keith Chesterton, la traiamo dal volume “La ballata del cavallo bianco”.
Siamo nell'Inghilterra dell'ottocento  dopo Cristo. I danesi stanno distruggendo ogni cosa. Un povero re inglese, re Alfred, tenta l'ultima sortita, insieme a Marco il romano, a Eldred il capo dei Sassoni, a Colan il capo dei Celti. Sono pochi e smunti. Ed anche impauriti.
Prima della battaglia decisiva di Ethandune, mentre “il cielo si fa già più scuro ed il mare si fa sempre più grosso”, qualcuno ha posto ad Alfred la domanda fondamentale: “Sai provar gioia senza un motivo, dimmi, hai fede senza una speranza”. Ovvero, c'è una ragione per accettare la battaglia del vivere?
E qui sta il punto. Una reazione umana - non basta la politica, non basta l'economia, non basta la finanza -, una reazione ci sarà solo se poggiata su un valore esistenziale.
Venti anni fa un grande pedagogo, don Luigi Giussani, che da tempo richiamava la chiesa, i giovani e la società, avendo annusata l'aria di crisi, prima di tutto esistenziale, aveva detto: “Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio”.
Non si riferiva a regole di comportamento e di civismo, al galateo o al bon ton. Andava molto più nel profondo, parlava di persona, di confronto, di bene comune, di comune cammino, di senso religioso da ritrovare.
C'è una parte silenziata del recente intervento del card. Bagnasco.
Ha fatto scalpore l'accusa alla politica, ma pochi hanno rilevato un altro passaggio. Quello che riguardava “la cura educativa, culturale e intellettuale delle nuove generazioni”. Necessità impellente.
Benedetto XVI ha detto: “...la conversione cristiana è anche e soprattutto fonte di gioia, speranza e amore”. Quel che serve, insomma, per riprendere la strada della ricostruzione.
C'è un cavallo bianco nell'Oxfordshire, non è un animale, è una configurazione del terreno molto stilizzata, tracciata sul pendio di una collina, White Horse Hill in Inghilterra. Dalla preistoria è il segno di una compagnia all'uomo. Dalla preistoria, gli abitanti del luogo tolgono le erbacce e i rovi, facendo sì che quella roccia gessata ricompaia sempre. Ma non sempre lo hanno fatto. E quando la dimenticanza ha preso il sopravvento, quelle terre sono state occupate, incendiate, distrutte... Eppoi ricostruite.
Una speranza per oggi e per il futuro.
 

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Data pubblicazione : 05/10/2011 10:49
Scritto da : Adolfo Leoni
Commenti dei lettori
4 commenti presenti
  • Adolfo

    07-10-2011 17:41 - #4
    Caro Direttore Condivido lo spirito e la filosofia dell'articolo e la richiesta di essere ogni giorno più impegnato ed attento di ieri Condivido anche la citazione : Si rimboccarono le maniche e sono andati avanti. L'Italia siamo noi. E per ricordare Steve Jobs mi permetto anche di utilizzare una delle sue più significative frasi : "stay hungry, stay foolish" e quindi non fermiamoci e ricerchiamo le tante cose positive che la vita ed il Signore ci offre ogni giorno
  • Altido

    05-10-2011 17:03 - #3
    se io fossi vento....e se io fossi foco brucerei tutto lo munno,così diceva Cecco Angiolieri. Fare un gran falò è questa la strada perchè l'economia fondata sulla carta prima o poi brucia e poi ricominciare da capo.Le crisi esistenziali invece non si risolvono,tuttalpiù riesci ad aggirarle per non farti travolgere e abbandonare tutto quello che ti circonda.LA SPERANZA è FRORSE L'UNICA REALE APPOGGIO
  • A.A.Subrini

    05-10-2011 12:51 - #2
    Questa crisi, Direttore, a me pare molto strana... a volte, sembra così evidente da spaventare a morte... a volte, invece, sembra così artificiosa, inventata ad arte, che pare quasi potersi dissolvere nel nulla dal momento all'altro... E' curioso constatare che, con tutta l'informazione che abbiamo o che possiamo avere, in realtà, di questa crisi ignoriamo pressochè tutto: cause, durata, fattori scatenanti, non parliamo poi di soluzioni!!! In questi anni, infatti, sulla crisi, abbiamo assistito al piovere incessante di opinioni, perfino quelle più stravaganti, dei cd esperti... tecnocrati d'italia, d'europa e d'america imperversano ovunque da svariati anni a questa parte, con le loro ricette... accompagnate sempre, peraltro, da pessimismo, che sembra un assurdo sul piano logico: uno propone una soluzione, che pensa sia quella giusta sul piano tecnico, però, al contempo, sul piano umano, contribuisce a diffondere paura, pessimismo, incertezza... Che sia un governatore della banca centrale, o un ministro dell'economia o la staff di un presidente degli Stati Uniti poco importa, l'andazzo è il seguente in Occidente: continuare a vivere come sempre, ostentando il consueto "felice" modo di vivere, nel frattempo, però, sia pubblicamente che in segreto, nel nostro intimo, deprimersi, magari mangiando in un buon ristorante, e annichilire chiunque abbia ancora dentro di sè o voglia acquisire la minima speranza di potere condurre tranquillamente e serenamente la vita che si sono guadagnati i nostri nonni, con la loro fatica e, forse, con la loro provvidenziale ignoranza o assenza di informazioni da parte dei MEDIA... Tuttavia, ritengo, aldilà della crisi, Direttore, che qualcosa di profondo da affrontare ci sia in questo inizio di millennio ed è, non tanto, l'economia, ma la questione: Uomo!! Oggi annaspiamo, sul piano dell'intero Occidente, non credo soltanto per effetto della bolla finanziaria che ora si starebbe infettando l'economia reale ed industriale... annaspiamo perchè da tempo, forse da almeno vent'anni, il pensiero che ha legittimato un certo sistema costituito sul piano internazionale è oramai tramontato... vale a dire, il liberalismo ed il socialismo hanno mostrato e stanno ancora mostrando, purtroppo e sempre meglio, il proprio vero volto, che non è proprio quello di Gesù di Nazaret, ma il volto di un Uomo fatto soltanto di materialismo... E' questo tipo di Uomo che è in evidente crisi di panico e che noi, con la nostra inerzia e con il nostro abbandonarci alle intuizioni dei tecnocrati di turno stiamo perpertrando, più o meno consapevolmente... Infatti, il liberalismo ha in sè un evidente materialismo pratico, costuito cioè dal solo interesse personale che, favorito da attitudini o ambizioni più o meno grandi e megalomani, può generare ineguaglianze abissali e palesi ingiustizie; il socialismo, d'altro canto, è materalista fin dentro le ossa, perchè considera ogni ineguaglianza come ingiustizia e ogni interesse personale, o spirito di iniziativa, come ingiustizia da rimuovere o comunque da limitare e da sorvegliare. Entrambi presuppongono una certa idea di Uomo e quindi di umanità, di società umana, fondata sull'idea di persona umana vista sempre e solo come un nemico, ovviamente con una ferocia ben diversa. L'uno la sottomette alla legge del successo, che, in definitiva, indurisce ed umilia il cuore, l'altro la costringe ad un'obbedienza che preannuncia la venuta di un totalitarismo, sbocco naturale di ogni ideologia, che rende degradante l'essere nati al mondo. Entrambi i sistemi violentano la persona, nella misura in cui ne osservano e ne colgono soltanto la sua materialità, come se il benessere fosse il solo unico contenuto possibile dell'essere felici. Credo, Direttore, che, in questa crisi, ci sia tutto questo... ci sia cioè la più totale mancanza di pensiero in ordine a quanto sopra, cioè su quale sia il tipo di Uomo da proporre e da promuovere a tutti i livelli... I diritti umani non bastano più, perchè essi, alla migliore delle ipotesi, sono strumenti di natura giuridica a nostra disposizione, per i quali, ovviamente, bisogna continuare a battersi... ma è il fine, l'immagine dell'uomo da edificare che conta e che, attualmente, è del tutto latitante... Ho l'impressione, ma spero di sbagliarmi, che questa crisi non la comprenderemo mai fin quando ci ostiniamo ad emarginare, e quindi a non considerare come vera e necessaria la questione di fondo: che tipo di Uomo ha in mente il terzo millennio?! Per quale tipo di umanità si chiede e si pretende sacrificio, lavoro, onestà, pagamento delle tasse etc etc??!! Non è un caso che di questa crisi, in realtà, sappiamo ben poco, ci appare anch'essa allo stato liquido, come molti usano definire la nostra attuale epoca... Ed è questo il punto, quando lo stato liquido si condenserà in qualcosa di solido??! E soprattutto, fino a quando ci toccherà ragionare con categorie inadeguate ed anacronistiche come liberalismo, socialismo, comunismo ed, ahimè, materialismo??!! Mi scuso per la lunghezza dell'intervento, ma credo che questi e non altri siano i termini essenziali e la portata storica di questa crisi dell'intero Occidente, che, potrebbe perfino apparire come una manna dal cielo se fosse in grado di scuoterci nell'intimo. Saluti!
  • Mario

    05-10-2011 12:31 - #1
    Ancora una volta, Direttore, chapeau!!!
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