Attualità
La Strada che ci attende. Gianluca Casseri, John Kleeves e gli altri

Ho scelto di scrivere questo breve pezzo perché schifato della strumentalizzazione politica, becera e ossessiva, con cui si è cercato dopo l’omicidio plurimo-suicidio di Gianluca Casseri, di rimuovere la vera causa ed il vero scandalo che hanno condotto a tanto: la cancellazione della malattia mentale in Italia, della sua pericolosità sociale, in nome di politiche di “contenimento della spesa” che non risparmiano mai sangue e sofferenza, come in questo caso inferte dai più deboli sugli ultimi.

La Strada che ci attende. Gianluca Casseri, John Kleeves e gli altri

Di mestiere faccio lo psicologo, spesso nei tribunali. Assieme ad altri amici dal 1989 ho organizzato in San Marino 7 Conventions nazionali del Fantastico italiano ed altre manifestazioni a tema in molte città italiane. Come terzo Presidente dell’Associazione Identità Europea ho seguito la lezione del nostro Fondatore, Franco Cardini, ed ho studiato la struttura mentale e culturale del razzismo europeo contemporaneo, ricavandone anche presso Il Cerchio un volume per le Scuole medie superiori che ha conosciuto una buona diffusione.
Ho conosciuto Gianluca Casseri in occasione di questi raduni nazionali del Fantastico, quindi agli inizi degli anni ’90, assieme al suo inseparabile amico del cuore, il fiorentino rifondarolo Enrico Rulli, strabordante e simpaticissimo. Ho continuato ad incontrarli in occasioni consimili fino al 2004: timido, grassottello, oberato da un vernacolo pesantissimo. Ho seguito la sua fanzine (pubblicazione amatoriale) dedicata al fantastico La Soglia finché è uscita, nel 2005. Negli anni successivi ho appreso a distanza del suo progressivo isolarsi da questo ambiente, che era il suo ambiente, l’unico cioè che frequentasse. Sapevo che stava male dentro. Come tutti i depressi lasciati a loro stessi, ha pervertito il suo mondo culturale ed i suoi riferimenti iconici attraverso il delirio, allontanandosi sempre più dalla realtà in cui tutti noi più o meno viviamo. La sua forma di delirio è ben nota, ed ha coinvolto recentemente anche un altro scrittore border-line italo-americano, John Kleeves, come Casseri omicida e suicida: il mondo diviene il tuo grande nemico, il tuo odio cresce finché non ti scatta dentro la voglia di vendicarti. Diamo un nome a questo delirio: paranoia.
Casseri paranoico omicida si è identificato con Clint Eastwood, l’americanissimo protagonista de Ispettore Callaghan; oppure col Michael Douglas de Un giorno di ordinaria follia; due films che ha lasciato, assieme ad un bossolo della sua pistolona da giustiziere made-in-USA nelle stanze che l’amico Rulli gli aveva lasciato abitare a Firenze, per toglierlo da una situazione familiare quantomeno complessa. Ha ripulito prima del massacro ogni traccia di sé, lasciando solamente visibili all’amico questi segni iconici: questo è quanto di lui restava all’atto dell’esplosione finale di follia omicida. Sappiamo che si lamentava della scarsa attenzione che otteneva dai medici curanti che lo seguivano per la sua depressione: se fosse vero, sarebbe una tragedia nella tragedia, per la categoria in prima linea nella prevenzione dei costi sociali della malattia mentale. No, Gianluca Casseri non stava né bene né meglio; si è incistato nella propria patologia finché i residui margini di contatto con la realtà si sono mozzati, e tutta l’aggressività frustrata da una vita timida, taciturna, colma di conflitti familiari e priva di affetti è esplosa con tutta la sua capacità distruttiva. E dopo aver cercato di distruggere il mondo (quali sono i bersagli preferiti dell’ispettore Callaghan o del fantozzi-Douglas? Indovinatene il colore della pelle…) non ha mancato di distruggere sé stesso. L’amico di sempre, Enrico Rulli, insospettabile soprattutto politicamente, l’ha gridato sul Corriere con tutto il suo cuore: invano.
E fin qui si potrebbe solamente fermarsi, piangere i morti e la nostra incapacità di comprendere il disagio, dedicargli il tempo necessario (parlo ai colleghi…), impedire queste ferite alla comunità.
E invece si deve subire la strumentalizzazione. Questa è del tutto intollerabile. Almeno la sofferenza umana andrebbe rispettata come parte del destino che tutti ci riguarda. E invece niente. Ho letto che Gianluca era un “militante di estrema destra”, un “lucido killer”, il “fascista del terzo millennio” che La Soglia era un bollettino ariano e razzista (purtroppo questo significa non aver mai avuto voglia di cercarne e di aprirne un numero, il che la dice lunga sulla correttezza professionale di molti giornalisti…), che da solo costituiva un «commando imbevuto di razzismo e di ideologia neonazista» (La Repubblica, 15/12, pag. 17).
C’è chi ha approfittato del caso per scatenare una polemica contro il Centro di destra che Casseri prese a frequentare negli ultimi tempi della sua vita, e chi ha accusato come mandante «l’uso strumentale della sicurezza che fa leva sull’odio razziale e sulla criminalizzazione degli immigrati», ossia la legge Bossi-Fini. Ho purtroppo visto che anche la comunità senegalese toscana è caduta in questo tranello, e me ne dispiace doppiamente, perché al danno si unisce in tal modo una tragica beffa.
La verità è molto semplice, e altre volte ci siamo andati a sbattere contro. Nel celebre film La strada, tratto dal non meno lacerante romanzo di C. Mc Carthy, il mondo in cui viviamo viene colpito da una misteriosa catastrofe che ne mette in crisi l’organizzazione sociale. Lì inizia un imbarbarimento collettivo, che non ha né limiti né morale, fino al dominio di una follia collettiva in cui chi non è pazzo è solamente un debole da divorare. La metafora dovrebbe essere chiara: questo mondo sta vivendo una crisi di fondamento epocale: i più deboli interiormente se ne vanno per primi, magari uccidendo – come a Liegi nello stesso giorno di Firenze – più gente possibile per farsi accompagnare nell’al di là da un corteo funebre più ricco, più sontuoso. Chi chiude gli occhi di fronte a questi segni di degradazione, ne verrà travolto a sua volta. Nel film solo l’innocenza di un bambino incarna la speranza.
Politici grandi e piccoli, non profanate questa tragedia con la vostra retorica da salotto TV, da intervistucola pomeridiana. Non cercate di darci da bere che la follia che si alza - e continuerà a levarsi - nell’occidente è colpa di Casa Pound. Ho letto sui quotidiani politically correct come Repubblica nuove liste di proscrizione in cui Franco Cardini diviene graficamente l’ispiratore di Franco Freda. Fermatevi qui. Siete già abbastanza ridicoli senza bisogno di raddoppiare la dose.


 

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Data pubblicazione : 21/12/2011 09:25
Scritto da : Adolfo Morganti, psicologo e scrittore
Commenti dei lettori
9 commenti presenti
  • Andrea Carancini

    06-01-2012 10:43 - #9
    Mi sembra che Morganti abbia dato una spiegazione tanto rassicurante quanto comoda delle due vicende: la mera depressione è una causa un po' troppo generica! Diffidare di chi semplifica questioni tutt'altro che chiare e risolte: http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2011/15-dicembre-2011/caccia-rete-killer-razzista-1902553006182.shtml
  • Alberto

    23-12-2011 07:39 - #8
    Questo succede quando si vede la realtà da un solo piccolo personale e periferico punto di vista. Come un dentista che vede solo quei pochi centimetri del corpo umano che ha studiato negli anni. Sostenere che il razzismo non è patrimonio del fascismo è una banalità fuori dalla realtà. Il fatto che quell'uomo fosse squilibrato non è in contrasto con il fatto che il suo essere nato e cresciuto e formato all'interno di quella ideologia razzista sia stata la causa e la miccia di quella sua esplosione di violenza. Quei circoli non sono esecutori materiali, ma hanno coltivato quella ideologia violenta. Ha ragione mendicante quando dice che il relegare la violenza e il razzismo dentro la patologia (i medici servono per questo) contribuisce a liberarci dalla paura tutta politica e culturale, che la nostra società coltivi ancora in sè i germi di quella ideologia razzista e violenta, di cui non ci siamo affatto liberati. La scienza aiuta, e se necessario conforta (la società, non i "malati"); la scienza non è neutrale. Come in Norvegia e in tanti altri casi. (Ma non sempre: non ricordo casi in cui gli scienziati si sono prodigati a scovare queste elucubrazioni per i terroristi islamici, per esempio).
  • Solidarietà a Cardini

    22-12-2011 15:48 - #7
    Scusa Stefano, le leggi razziali non le ha fatte il fascismo? ma che dici? Se poi vogliamo discutere sugli ominicchi di "sinistra" che non sanno far altro che scattare sulla sedia gridando "fascismo! neofascismo" per ogni stupidaggine, questo è un altro discorso.
  • Stefano

    22-12-2011 12:51 - #6
    Mendicante, se un ignorante perchè ignori che la relazione tra fascismo e razzismo non esiste, è un'invenzione antifascista, ed anche l'ignoranza è una sorta di malattia mentale soprattutto se ammantata dalla solita saccenza.
  • Catarino Cesà

    21-12-2011 12:42 - #5
    Si discusse molto, in epoche passate, se tutti gli "Ismi" del mondo fossero consentiti democraticamente oppure imposti in maniera dittatoriale, e oltre al razzismo e al fascismo fu incluso anche il comunismo. Libri e articoli giornalistici raccontarono come questi Ismi risolvessero certe loro proteste interne dando del pazzo a chi osava mettere in discussione le imposte ideologie, e la soluzione finale fu, di volta in volta, lagher oppure gulag, a seconda dei gusti e delle situazioni geografiche. Insomma si usava la malattia per reprimere le rivolte interne. Queste soluzioni ebbero negli anarchici, negli Ebrei, negli omosessuali le prime vittime, per poi passare agli zingari, ai neri e agli intellettuali, in un secondo tempo. Per cui è il potere stesso che a volte inventa malattie per non voler accettare l'idea di un dissenso interno, e ci si è talmente applicati che anche in epoche recenti, prima di fare indagini si conosce il movente, perchè è quello che fa più comodo al potere in auge. Nel caso della situazione attuale, logico che ci si dispiaccia per i morti, ma l'uccisione cruenta è solo la manifestazione esteriore di una condizione di malessere personale e sociale, non certo la causa ma l'effetto di una cattiva integrazione fra razze diverse in un unico luogo. Del resto negli USA, paese esemplare per cattiva integrazione, esempi di pluriomicidi sono all'ordine del giorno, e parlare di razzismo è ormai superato, si parla di omicidi e basta. Noi Italiani stiamo dimostrando di essere razzisti dopo aver detto per decenni di non esserlo, ed in questo la depressione non c'entra, non lo eravamo solo perchè non ne avevamo in numero sufficiente per poterlo essere, ma ora che di immigrati ne abbiamo tanti, lo stiamo dimostrando. Per cui ho il sospetto che i due ragazzi senegalesi non fossero il vero bersaglio dell'omicida, ma solo le prime due persone che costui abbia reputato logico portarsi con se oltre la porta della vita, ed è forse in questo il razzismo di fondo, nell'aver scelto due che all'apparenza occidentale potessero incarnare la figura dello schiavo che precede il padrone verso l'eternità. Stavolta il colore della pelle è la confermna che noi occidentali non abbiamo ancora estirpato dalle radici la pianta nefasta della semplificazione capital-occidentalistica, nella quale il nero, anche se laurearto e perbene, è sempre e solo uno schiavo mentre il bianco, anche se lercio e ignortante, è sempre il padrone.
  • Solidarietà a Cardini

    21-12-2011 11:23 - #4
    Visto che viene tirato in ballo il prof. Cardini, consiglio la lettura di questo suo articolo sul fattaccio di Firenze: http://www.identitaeuropea.it/?p=504#more-504 un pezzo ben lontano dall'ovvietà di questi commenti, e dalla stupidità degli attacchi partiti dalle colonne (anche in senso militare) de La Repubblica.
  • mendicante

    21-12-2011 10:51 - #3
    Ha detto quello che porta il mondo ad essere razzista e vedere rispuntare fascismi e nazismi dettati dall'ignoranza e dalla paura del diverso. Ha detto quello che il più bieco uomo medio urla in un bar, sputando parole ignoranti ed incivili. Ha scritto l'inciviltà, la diseducazione sentimentale, l'ignoranza. Ha scritto l'odio.RISPOSTA: Forse, l'odio ce l'abbiamo dentro. Tutti
  • mendicante

    21-12-2011 10:18 - #2
    Anzi, dirò di più, è propria della modernità la devianza di ricondurre ogni gesto "scomodo" alla malattia mentale, lavandosene le mani a mo' di Ponzio Pilato. Non a caso oggi la psicoanalisi e la psichiatria sono diventate il nuovo oppio dei popoli. RISPOSTA: mi pare abbia detto molto di più.
  • mendicante

    21-12-2011 10:13 - #1
    Cassare l'odio razziale e fascista da questi gesti razzisti è demenziale. Razzismo e fascismo sono devianze, quindi malattie mentali. Fuori strada, molto fuori stra, pericolosamente. Quello che sta accadendo è proprio il frutto di una sottovalutazione degli episodi di razzismo e fascismo che da tempo si stanno verificando in questo Paese. Pensieri e scritti come questi sono corresponsabili di questo odio, e del sangue versato.
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