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Scriboni (Confcommercio): "Noi siamo un niente per lo Stato. E la Bolkestein serve solo ai grandi..."

Gente che lavora, gente che suda, gente che si rode il fegato: questi sono i piccoli commercianti locali, sempre in prima linea per cercare di sostenere la propria attività e tutto quello ad essa collegato.

Scriboni (Confcommercio):

"Perché se mio marito oggi non vende una macchina - ci dice Maria Teresa Scriboni, direttrice della Confcommercio Fermo-Porto San Giorgio e nostra interlocutrice per questa chiacchierata sullo stato del commercio nel nostro territorio - il guadagno perso non è solo per noi ma anche per la Opel, che probabilmente dovrà tagliare anche un posto di lavoro per questo. Però lo Stato considera sempre il terziario come l'ultima ruota del carro. Siccome le nostre aziende non hanno lo status di "fabbriche" allora non interessa a nessuno salvaguardarle. Solo che se si ferma anche solo un pezzo, poi si ferma tutta la filiera".
Il concetto è limpido ed esprime chiaramente la pressione cui sono sottoposti gli operatori commerciali, martellati costantemente sia dalle tasse che dalle normative che ogni tanto escono fuori. Continua la Scriboni: "Avete fatto l'esempio delle insegne, ma lì la tassazione può diventare anche tripla: si deve pagare anche l'occupazione del suolo pubblico. Un'altra nota dolente è la SIAE: anche per cinque minuti di musica oltre ai diritti d'autore si pagano anche i diritti fonografici. La pubblica amministrazione dovrebbe semplificare la tassazione; questa vessazione è davvero inutile".
Il tema caldo di questi giorni però è la chiusura per protesta degli stabilimenti balneari, che il 3 agosto terranno chiusi gli imbrelloni fino alle 11.00, garantendo però il servizio di salvataggio. La manifestazione, proclamata dalle associazioni di categoria (Fiba-Confesercenti, Sib-confcommercio, Cna, Balneatori, Assobalneari e Italia-Confindustria), mira a sensibilizzare il Governo sulla situazione in cui si troveranno i concessionari dopo l'entrata in vigore della direttiva europea Bolkestein.

Con questo provvedimento in pratica si stabilisce che, dal gennaio 2015, le concessioni balneari dovranno essere messe all'asta. "Diventando così uno straordinario strumento per riciclare il denaro sporco, - sottolinea la direttrice - oppure favorendo le grandi industrie, attratte dal settore turistico italiano, molto appetibile, anche perché ancora non completamente sfruttato. Sono già nati grandi gruppi, tutti facenti capo alle quattro/cinque famiglie che governano l'Italia, che stanno comprando pezzi del territorio del demanio. solo per fare alcuni nomi, sono attive: la Mondadori Beach, un'altra compagnia sempre facente capo alla famiglia Berlusconi e poi le imprese collegate ai gruppi Marcegaglia e Santanchè".
Ma come funzionano queste aste? "Semplice: dal 2015 ogni concessione andrà all'asta con tutto quello che c'è sopra, cioè lo chalet, gli ombrelloni e tutto quanto è stato comprato dal concessionario. Il proprietario, che magari si è già indebitato per costruire tutto questo, è costretto quindi a partecipare ad un'asta per ricomprarsi la sua roba: le sembra possibile? Basta un euro di più offerto da qualcun altro e tutto quello che hai costruito se ne va, senza che la legge chiarisca se mi debba essere pagato un minimo di risarcimento. A Porto San Giorgio ci sono casi di titolari di chalet che hanno dovuto ipotecare sia la propria casa che quella dei propri figli per ristrutturare i loro stabilimenti dopo gli attentati. Se si dovesse andare all'asta dove troverebbero i soldi per pagare ciò che è già loro?".
Parliamo però di una direttiva europea: "A Bruxelles non interessa niente delle nostre concessioni. In realtà è il parlamento che decide. Sempre secondo questa direttiva doveva andare all'asta la sorgente di una famosa industria di acqua minerale; ebbene, il parlamento ha impedito che ciò avvenisse. Per noi però non è così: siamo troppo piccoli. E poi in cosa vogliamo sperare se chi fa le leggi sono le stesse persone che vogliono prendersi le concessioni? Vogliono occupare il turismo, il settore trainante del futuro, il settore che permette l'occupazione di tanti giovani d'estate, il settore che permette il sostentamento di tante famiglie. Chi ricollocherà tutti quei proprietari che non riusciranno a ricomprarsi il proprio chalet? Ci Penserà lo Stato? Non si capisce proprio perché si debba togliere il lavoro a chi già ce l'ha, e ha fatto dei sacrifici per averlo, per darlo a qualcun altro. Pago un canone troppo basso? Allora fammi pagare di più. Tengo male lo stabilimento? Obbligami a tenerlo meglio. Parliamo; non togliermi il lavoro però".
Una situazione diametralmente opposta a quella dell'industria: "Fosse successa una cosa del genere ad una fabbrica sarebbe venuto giù il mondo. Salvataggi su salvataggi per aziende che poi delocalizzano, ingrassandosi all'estero e lasciando qua i propri operai, che possono sopravvivere solo grazie alla cassa interazioe, pagata da noi contribuenti. Noi, che invece rimaniamo sul territorio e diamo lavoro a molte persone, siamo considerati un niente dallo Stato. Anzi: se un ragazzino viene trovato ubriaco davanti ad uno chalet la colpa è del gestore, non della pubblica sicurezza carente, o delle famiglie incapaci di controllare i propri figli o della scuola che non riesce più a dare una formazione. E' sempre colpa del privato, non conta niente che quelli che stanno a servire devono soddisfare centinaia di richietsta o che magari quel ragazzino si è fatto comprare da bere da qualche amico più grande. E' sempre colpa del privato, che poi viene costretto a chiudere e quindi a perdere i possibili guadagni".
In conclusione: "Lo sciopero è confermato, in attesa che il ministro Moavero ci faccia sapere qualcosa" chiosa la Scriboni. Ed in attesa che lo Stato si accorga di chi lavora, aggiungiamo noi.

 

 

 

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Data pubblicazione : 24/07/2012 15:35
Scritto da : David Zallocco
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • River Keeper

    24-07-2012 18:26 - #1
    Brava,Teresa,ti sei espressa senza mezze parole ed hai chiamato le cose con il loro nome. E' un articolo da conservare incorniciato. Lino Santoni
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