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Vecchi amici e nuovi amori. Immaginario seguito dei romanzi di Jane Austen, di Sybil G. Brinton. Jo March Edizioni, 2013, 341 pp., 14€

C’è un mistero, nella prosa dolce e tenue, ammaliante e perfetta di Jane Austen: come mai, da quando questa ritrosa scrittrice della campagna inglese narrò le storie di alcune ragazze dello Hampshire all’inizio dell’Ottocento, le sue parole hanno ispirato un così grande numero di romanzieri, cineasti, autori e critici?

Vecchi amici e nuovi amori. Immaginario seguito dei romanzi di Jane Austen, di Sybil G. Brinton. Jo March Edizioni, 2013, 341 pp., 14€

Apparentemente, a uno sguardo superficiale, quella austeniana potrebbe apparire come un’opera circoscritta nei tempi e negli spazi dell’autrice che l’ha concepita, scrivendo nel chiuso di una stanza di amori e matrimoni – lei che, da quanto sappiamo, il matrimonio non dovette contrarlo mai. Ebbene, c’è una magia che si sprigiona dalle pagine di Jane Austen; anzitutto, perché la sua scrittura è di una rara fattura: tecnicamente, pochi altri testi della letteratura inglese raggiungono questa perfezione formale; e poi, perché ciò di cui parla Jane Austen non sono semplicemente le vicende di fanciulle in cerca di marito: il suo è uno sguardo, sublimemente femminile, che ricerca, nell’universo, un significato; infine, nei sei romanzi che questa donna scrisse in vita ci sono alcuni degli affreschi più affascinanti di un’epoca di bellezza, di rispetto per l’etichetta e per le forme, di attenzione agli stati d’animo, di cura nell’esprimersi, che sono lontanissimi dalla nostra epoca volgare, liquida e telematica – e dei quali, proprio per questo, oggi abbiamo una potentissima e nostalgica sete.
Per tutte queste ragioni, Jane Austen ispira. Ispira un popolo che, dai tempi di Kipling, è famoso come i Janeites, vale a dire le lettrici (e i lettori: non dimentichiamo che, come ricordò anche Winston Churchill, i romanzi austeniani erano tra i più in voga tra i soldati della Prima Guerra Mondiale) che amano visceralmente, fino a fare del mondo di Jane il proprio mondo, i suoi testi. C’è tutta una cultura pop che nasce da qui: dai romanzi di Jane Austen è stato tratto di tutto. Un’impressionante serie di adattamenti cinematografici, che fanno di questa scrittrice l’autore più trasposto sullo schermo dopo Shakespeare. Dall’adattamento di Orgoglio e Pregiudizio con Lawrence Olivier nel 1940, sino alla versione più recente della BBC con Colin Firth, incontriamo rivisitazioni strambe, che vanno dal famoso Il Diario di Bridget Jones, sino a declinazioni indiane stile bollywood. Lo stesso dicasi per i libri, gli innumerevoli i sequel, spin-off e  inspired novels nati dai romanzi austeniani: dal genere “giallo”, con Jane impegnata a risolvere crimini nella campagna inglese nei racconti di Stephanie Barron; al genere comico-erotico, con Orgasmo e Pregiudio di Arielle Eckstut; al genere horror, con Orgoglio, Pregiudizio e Zombie di Seth Graham-Smith. E si potrebbe continuare a lungo.
Ma qual è stato il primo dei testi a nascere dai testi Jane Austen? Si tratta del romanzo di Sybil G. Brinton, “Old friends and New Fancies”, che oggi vede per la prima volta una pubblicazione italiana, grazie pregevole alla casa editrice umbra Jo March, di Lorenza Ricci e Valeria Mastroianni, le quali sono altresì le curatrici di questo volume. La traduzione è affidata a Camilla Caporicci, la quale è molto brava a restituire, in un’ottima e leggibile prosa italiana, questo scritto del 1913. Un volume bello e importante: non tanto perché la Brinton – brillante giovane del Worcestershire, di cui sappiamo ben poco, se non che morì a soli 34 anni senza figli – eguagli davvero l’altezza della prosa di Jane Austen. Quanto piuttosto perché comprendiamo, qui, l’origine del “mistero magico” che riguarda questa scrittrice. Uno degli aspetti fondamentali della scrittura di Jane è la vicinanza che si prova con i suoi personaggi, come se li avessimo davvero incontrati, come se le loro vicende fossero quelle di nostri amici e congiunti; perciò, quando il romanzo trova coronamento – solitamente con il matrimonio delle protagoniste – quei personaggi, dai protagonisti ai secondari, ci mancano. Che fine hanno fatto? Il che equivale a chiedersi: hanno trovato un senso del mondo? Sybil Brinton propone, con questo primo sequel, una sorta di “summa” di tutti i sei romanzi che, dal 1811 al 1817, furono pubblicati dalla Austen prima di morire. In unico testo, incontriamo il Mr. Darcy ed Elizabeth Bennett di Orgolgio e Pregiudizio,;Elinor Dashwood di Ragione e Sentimento; Emma Woodhouse, e molti altri della “prole” dell’austeniana penna. Gli amanti di Jane Austen non potranno sottrarsi alla lettura appassionata di questo testo, dove ritroveranno i “vecchi amici”, lasciati dopo la lettura dei romanzi di Jane, impegnati in “nuovi amori”. Starà al lettore decidere se credere a quanto scrive Sybil Brinton, oppure reinventare  a sua volta un finale più degno, più vero, per le creature austeniane.
Giuseppe Ierolli, acuto studioso di Jane Austen che firma una gustosa e utile Introduzione al volume, parla di un “desiderio di prolungare il piacere della lettura” (p. 11) insito nella scrittura di questo romanzo, partendo dalla considerazione che “dopo la Bibbia, le tragedie greche e Shakespeare”, ogni libro non sia altro che un rifacimento di qualche altro libro” (p.v9). Possiamo verosimilmente accostare, senza tema di essere guardati sdegnosamente da qualche accademico intellettuale, il nome della Austen a quello di questi giganti.
Infatti, Jane Austen merita l’appellativo di “classico” più di ogni altro, vista la quantità e la diversità degli “effluenti” che sono scaturiti dal fiume della sua scrittura, benché questa sia tutt’altro che una cascata debordante, e somigli piuttosto a un placido e bellissimo ruscello di campagna. Contenente però in sé infinite meraviglie, che non cessano di affascinare. Forse perché, come scrisse Virginia Woolf (a sua volta appassionata Janeite) parlando della Austen, è come se questa scrittrice, poco dopo la sua nascita, fosse stata rapita da una fata che, dall’alto dei cieli, le ha mostrato il mondo, cosicché lei, dal chiuso della stanza nel suo cottage, potesse rinarrarlo perfettamente e con incanto. Per una generazione di lettori che va da Sybil G. Brinton, ininterrottamente fino a Sophie Kinsella, Bridget Jones, Sex and the City e noi.   
 

Letture:2313
Data pubblicazione : 15/10/2013 09:59
Scritto da : Cesare Catà
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • romina

    15-10-2013 14:55 - #1
    Bellissima sintesi, complimenti. Io lo sto leggendo e sto assaporando il piacere di reincontrare tutti i vecchi amici disseminati nei 6 romanzi di Jane Austen (alcuni poco riconoscibili) unitamente al rimpianto per l'ineguagliabile originale.
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