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Primi morsi alla Grande Mela! GUARDA LE FOTO

Tra un arrivo scapicollato a New York nel mezzo di una tempesta di neve, la conoscenza con il suo coinquilino di ottant’anni e i primi passi(mezzi congelati per via del freddo) fra le strade della Grande Mela, l’avventura di Iacopo finalmente comincia.

 

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Freddo, sempre freddo, fortissimamente freddo!

Mi dispiace chiamare in causa Vittorio Alfieri, storpiandogli di brutto la celebre frase, ma qui fa veramente freddo.

Una cosa pazzesca, le temperature si aggirano tra i -10° e -20° in questi giorni e, sebbene negli States usino la scala Fahrenheit per le temperature, è inutile leggere 8 gradi sul termostato: basta uscire fuori per rischiare il congelamento in tempi brevi.

Mica perché, solitamente a New York non fa così freddo e tutto questo è solo un evento eccezionale, eppure mi domando: ma proprio quando dovevo arrivare io?

Oramai è da tre giorni che sono giunto a Manhattan e dopo quasi 24 ore di viaggio, una tempesta di neve ad accogliermi all’aeroporto e le code chilometriche per superare i controlli antimmigrazione (mica come in Italia), finalmente sono arrivato a destinazione: Central Park West, 5° piano di una palazzina del 1900, ovviamente senza ascensore e con le tipiche lavatrici ubicate nel sottoscala, sebbene la cosa che più mi ha sconvolto è stata la conoscenza del mio coinquilino.

Si chiama Benjamin Gooding, è di colore, 81 anni, maniaco dell’ordine, sergente impassibile dentro casa, e verrebbe quasi da mettergli le mani addosso per quanto è pignolo su tutto, se non avessi scoperto che quest’uomo è stato, in vita sua, un cantante jazz e un ballerino molto famoso in tutta New York. Pensate: si è esibito in ogni parte del mondo, ha girato film in compagnia di Sammy Davis Jr. e ha cantato addirittura al Carnevale di Venezia nel 1992.  Insomma: una vera celebrità dentro casa. (Check the name su Google se non ci credete!)

Avevo intuito qualcosa dalle foto appese ai muri e dalla musica jazz che suona dalla mattina alla sera in casa, ma non potevo immaginare fino a questo punto. Sarà interessante conoscere meglio la sua storia…

Per il resto qui a New York è tutto enorme, grattacieli come funghi, ogni angolo ricorda qualche scena di un film o di una serie televisiva, ma è l’impatto iniziale che può lasciare frastornati. Ogni cosa è diversa.

Direte: “Bella scoperta, sei in America, che ti credevi?”, eppure abituarsi a questo nuovo mondo non è  per niente facile e basta andare al supermercato per appurare che metà delle cose che vendono da queste parti, in Italia neanche con una pistola puntata avrebbero il coraggio di rifilarle.  Pensate che ho dovuto girare tre negozi, prima di riuscire a trovare un misero pacco di pasta Barilla al modico prezzo di 4,5 $ al kg. Per non parlare delle abitudini culinarie: non esistono.

Si, certo, hanno il Brunch domenicale( una sorta di incrocio fra la colazione e il pranzo a base di omelette, pancetta e pancake), mangiano la pizza con le mani (da veri newyorkesi) e un piatto di ravioli in un ristorante italiano vicino Union Square dal nome “Vapiano” non faceva neanche troppo schifo, ma per sentirsi veramente “American Style Oh Yeah” non c’è niente come mangiarsi un hot dog in un chioschetto sulla Fifth Avenue.

Grasso e bello. Con tutta felicità per la mia linea.

Detto ciò, giorno dopo giorno inizio a muovermi sempre più coraggiosamente per la Grande Mela, con il mio inglese fatto di gesti, scoprendo la multietnicità di questa città: cinesi, indiani, sudamericani, persone provenienti da ogni parte del mondo giungono a New York in cerca di fortuna e nella metro è possibile ascoltare un miscuglio di lingue talmente vario, che in confronto la torre di Babele è niente.

Il giro del mondo in un vagone della Subway.

Chiudo il pezzo raccontandovi del mio arrivo di sera a Times Square: ci ero già stato e già ne ero rimasto strabiliato, ma tornare fra tutte quelle luci, in questa piazza fatta di colori, flash, persone che vanno e vengono, insegne pubblicitarie che illuminano a giorno le strade, mi ha permesso di ricordare una cosa che avevo un po’ dimenticato: questa è la città che non dorme mai.

E io ho tutto il tempo per scoprirla…

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Data pubblicazione : 29/01/2014 05:14
Scritto da : Iacopo Luzi
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