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Uova di Pasqua, carpentieri ed epifanie linguistiche-GUARDA LE FOTO

A meno di un mese dalla fine della sua permanenza a New York, Iacopo si ritrova a esplorare in lungo e in largo la città alla ricerca delle stranezze più insolite, fra uova di pasqua grandi 2 mt e del volontariato in compagnia di alcuni "simpatici" carpentieri irlandesi. 

Uova di Pasqua, carpentieri ed epifanie linguistiche-GUARDA LE FOTO
Un tramonto Newyorkese

“Esco dal taxi ed è probabilmente l'unica città

 che in realtà sembra migliore

 rispetto alle cartoline: New York.”

(Miloš Forman, regista) 

 

Ok, si incomincia: dopo viaggi sparsi in qua e in là, dove ho appreso come sia sconsigliabile andare con persone diametricalmente opposte agli italiani, tipo i giapponesi, e l’intervista al designer Mirco Scoccia,  si ritorna a parlare di New York.

Finalmente sembra essere arrivata la primavera, dico sembra, perché si può tranquillamente passare dai piacevoli 20° di una domenica pomeriggio agli improvvisi 3° (con mini-nevicata notturna annessa) di un martedì qualunque. Dicono che non sia normale questo freddo, ma dicevano la stessa cosa anche a Gennaio, quando il termometro segnava minime sotto i -20°, e tutti a constatare: “Non è normale”, “Mai visto un inverno così freddo”, etc etc.

Insomma, inutile stargli a credere, quello che è appurato è che a New York il tempo fa schifo.

Al di là delle constatazioni metereologiche alla Giuliacci, la città è in fermento come sempre e mentre un mio amico ebreo si diverte a ironizzare, chiedendomi: “Ma dici che questa volta risorgerà il tuo amico Gesù?”, Manhattan si prepara alla Pasqua. Ma, a differenza dell’Italia, la Pasqua da queste parti viene privata di quasi tutti i suoi connotati religiosi per essere visto più come un momento da passare in famiglia, consumando quantità industriali di uova al cioccolato. Addirittura, è stata organizzata dalla Fabergé (nota marca di gioielli, famosa per la produzione di uova d’oro e diamanti) una competizione chiamata “The Big Egg Hunt”: ispirandosi alla tradizionale caccia alle uova che tutti i bambini americani intraprendono durante il giorno di Pasqua, sono state sparse per l’intera Manhattan più di 250 uova dalla grandezza di due metri, decorate e personalizzate da famosi artisti e designer newyorkesi.

Sono state piazzate ovunque, da Times Square fino a Central Park e, scaricando un’applicazione sul cellulare, è possibile partire alla caccia, chi riuscirà a trovarle tutte per primo si aggiudicherà il premio finale: un piccolo uovo Fabergé di diamanti e rubini dal valore di 125.000 $. Alla faccia dell'ovetto. 

Una vera e propria ricerca del tesoro che ha spinto migliaia di persone a setacciare l’intera Manhattan da cima a fondo (nessuno sa dove si trovino esattamente tutte le uova) per trovare tutti gli ovuli . C'è addirittura un uovo dalle sembianze di Wally(avete presente il gioco “Trova Wally”?) che cambia ubicazione ogni giorno, c’è chi lo ha visto sulla cima del Rockefeller Center chi sopra il ponte di Brooklyn.

Io ho provato a dare la caccia a qualche uovo, ma dopo due ore vagando a caso senza sapere dove andare, ho saggiamente desistito. I miei piedi ringraziano.

Per il resto, mi sono dato al volontariato, spinto più che da buone intenzioni, piuttosto da una professoressa che ci ha assegnato come compito per l’esame finale della sua materia (pensate come possono stare avanti qui in America!) una presentazione di 10 minuti su una nostra esperienza come volontari in giro per New York: immaginate la perplessità iniziale, eppure, dopo aver incontrato una piattaforma online chiamata “Newyorkcares” che si occupa di coordinare e organizzare le attività di volontariato in tutta la Grande Mela, mi sono ritrovato un sabato mattina a Staten Island a ristrutturare una casa distrutta dall’uragano Sandy, avvenuto nel 2012.

Avete capito bene: sono finito a spaccare muri a colpi di martello e a riparare crepe con lo stucco in compagnia di una manica di carpentieri irlandesi che nei week-end si dilettano a ristrutturare le case di chi non può permetterselo, grazie a una Ong chiamata “Yellow Boot”.

Giuro, non mi sono mai sporcato così tanto in vita mia, a tal punto che al ritorno verso Manhattan le persone mi scambiavano per un senzatetto, ma è stato bello imparare qualcosa di nuovo, conoscere degli americani, praticare il mio inglese e visitare un’area come quella di Staten Island, completamente in antitesi con il resto di New York: terra d’italiani e di elettori repubblicani, questo quartiere di New York rispecchia il tipico stereotipo della vita media americana, con la villetta a due piani, la bandiera a stelle e strisce appesa in giardino e il Suv parcheggiato sul viale di casa.

Totalmente un altro mondo.

Nonostante gli occhi mi abbiano bruciato per 3 giorni a causa della polvere, praticare la lingua anche in contesti assurdi come quello di un cartiere edile, mi ha permesso di comprendere una cosa: il mio inglese è migliorato.

Dal tizio che impreca per strada, la cassiera dello Starbucks, l’afro all'ingresso dell'università che mi saluta la mattina, la cinese che chiacchiera fitto fitto con l'amica in metro, gli autisti con l'accento slang sul bus, il tassista che mi chiede l'indirizzo fino ai talk show in Tv. E' come se qualcuno avesse acceso un interruttore.

Non so se vi ricordate la puntata dei Simpson, in cui Homer cambiava identità, diventando il Sig.re Thompson, con la divertente scenetta in cui, nonostante gli venisse pestato un piede da un agente della Cia, Homer non capisse minimamente di essere lui il suddetto sig.re Thompson.

Beh, c’è un po’ di Sig.re Thompson in ognuno di noi, quando ci parlano in un’altra lingua e facciamo finta di capire; a me è successo per due mesi di non comprendere quasi niente, sorridere e fare cenno di si e poi, tutt’ad un tratto, si è passati da Off a On senza neanche che me ne accorgessi. In maniera automatica. 

E tutto è diventato chiaro, nessuna paura o esitazione.

E’ vero che qui i metodi d’insegnamento sono molti diversi, molto intuitivi, tanto da poter arrivare addirittura a scrivere su Whatzapp alla propria professoressa per chiederle chiarimenti inerenti la lezione, ma non mi aspettavo proprio un cambiamento così repentino, diciamo un miglioramento così netto, vivendo semplicemente qui.

Dicono che una lingua si impari sul serio solo vivendola sulla propria pelle giorno dopo giorno, io non ci credo, ma posso per lo meno dire che quando tornerò a casa mio padre non dovrà riempirmi di mazzate, per avergli fatto buttare via un sacco di quattrini inutilmente. 

Qualcosa, forse, l'ho imparata sul serio. 

 

 

DIDASCALIE FOTO:  1/2/3) Alcuni modelli delle uova sparse per la città 4) Le uova possono anche trovarsi in mezzo la strada 5) Tramonto sul fiume Hudson 6) Un inaspettato regalo da parte delle mie coinquiline 7/8/9) Alcuni scorci scattati lungo il West River 10) Il sole dietro i grattacieli del New Jersey 11-16) Alcuni scatti in un raro pomeriggio di caldo 17/18) La casa a Staten Island da ristrutturare 19) L'armata mutliculturale di carpentieri 20/21) Tipiche case a Staten Island 22/24) Scatti provenienti da Times Square, South Ferry e ciò che resta delle Torri Gemelle 25-27) Scatti al tramonto 

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Data pubblicazione : 18/04/2014 07:29
Scritto da : Iacopo Luzi
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