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Coldiretti Ascoli-Fermo: contro i danni da cinghiale serve l’osservatorio sulla criminalità

Coinvolgere l’Osservatorio per la criminalità nell’agroalimentare per porre un freno al fenomeno dei danni causati dai cinghiali e a quello parallelo della carne di selvatici macellata e venduta in nero, affare redditizio che è tra le prime cause dell’impossibilità di frenare il problema degli attacchi nelle campagne picene e fermane.

Coldiretti Ascoli-Fermo: contro i danni da cinghiale serve l’osservatorio sulla criminalità

E’ l’idea emersa dall’assemblea della Coldiretti Ascoli Fermo, riunita all'agriturismo La Pieve di Altidona per esaminare le problematiche che interessano il territorio delle due province. “Le nostre campagne sono diventate un vero e proprio allevamento a cielo aperto di selvatici, con i terreni che vengono usati da mangiatoia per i branchi di animali che alimentano il mercato della carne in nero – denuncia il presidente di Coldiretti Ascoli Fermo, Paolo Mazzoni -, il tutto mentre la politica si è dimostrata totalmente incapace di porre un freno alla situazione”. Da qui l’idea di coinvolgere l’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, la nuova Fondazione nazionale voluta e costituita da Coldiretti per creare un sistema coordinato e capillare di controlli idonei a smascherare i comportamenti che si pongono in contrasto con la legalità. Gian Carlo Caselli guida il Comitato Scientifico della Fondazione, mentre il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo ne è il presidente e il segretario generale Vincenzo Gesmundo il vicepresidente. Gli imprenditori agricoli hanno ribadito che la priorità deve essere quella di evitare i danni, non di contare su risarcimenti sempre più difficili da ottenere. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Atc, il conto dei danni pagati nel 2013 arriverà per le province di Ascoli e di Fermo è salito a circa 200mila euro ma questa cifra non prende in considerazione gli attacchi non riconosciuti, le colture distrutte nelle aree protette e nelle oasi, i casi non denunciati dalle aziende ormai rassegnate e la perdita di quote di mercato per quegli agricoltori che avevano stipulato dei contratti che non possono ora onorare. Una situazione che costringe ormai le aziende a lasciare i terreni incolti, stravolgendo l’assetto produttivo delle nostre zone. Chi si è visto distruggere più volte il campo di mais o di girasoli sceglie alla fine di non seminare più. Il rischio è che venga meno la presenza degli agricoltori, soprattutto nelle zone interne, e con essa quella costante opera di manutenzione che garantisce la tutela dal dissesto idrogeologico. Ma problemi si registrano anche sul fronte dei lupi, anche a causa del mancato rifinanziamento del fondo per la copertura dei danni.

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Data pubblicazione : 17/06/2014 10:26
Scritto da : Redazione
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