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La maturità: il primo grande esame della vita

La “maturità”. Una chimera da esorcizzare per alcuni, un semplice esame da superare senza farsi troppi problemi per altri. Per tutti, indubbiamente, che se ne sia consapevoli o no, un rito di passaggio, uno spartiacque, uno di quei ricordi che, nel bene e nel male, non si dimenticano.
Un esame, sia chiaro, per quanto possa essere approfondito, non valuta mai la persona. Non è certo il voto di maturità a dire chi siete e soprattutto chi potrete diventare.

La maturità: il primo grande esame della vita

L’esame di V superiore è però un momento topico: non è la semplice conclusione di un corso di studi, ma anche una porta che si spalanca sul futuro. È la prima grande occasione di dimostrare in toto le proprie qualità, l’impegno, il coraggio, la creatività ... Non che tutto ciò non sia già valutato durante il precedente percorso scolastico, ma un esame di maturità è molto di più. Significa confrontarsi con i propri professori e con docenti esterni, tutti insieme, riuniti in una grande commissione che ti valuta in quattro diverse prove, con una gamma vastissima di argomenti da conoscere. Puoi sentirti come davanti ad un plotone d’esecuzione, come davanti ad una immensa montagna da scalare. È proprio il momento giusto per dare il meglio di sé, per dimostrare prima di tutto a se stessi, che non esiste una montagna troppo alta da scalare. E se fare il proprio massimo significa magari solo arrivare a metà o a tre quarti della salita poco importa; sarà stato comunque utile per crescere e migliorare in futuro.
Sottoporsi ad esami è d’altronde una costante della vita (anche quando siamo malati dobbiamo "fare gli esami"… ). È una costante anche essere in balìa della soggettività di un esaminatore e sopportare presunte o reali ingiustizie. Il mondo è duro, spesso ingiusto, e affrontare la maturità ci prepara ad affrontare gli esami della vita adulta. “Gli esami non finiscono mai” recita, non a caso, il titolo di una famosa commedia di Eduardo De Filippo. La vita, tra l’altro, prima ci mette di fronte alla prova e, solo a posteriori, ci spiega la lezione. La maturità è allora soprattutto una sorta di preparazione al futuro.
Sorge però una domanda fondamentale: con quali mezzi affrontare questo esame? Non esistono ricette universali o segreti particolari. La calma e la fiducia in se stessi sono importanti e vanno coltivate fin da piccoli, ma anche un pizzico di “sana paura” è giusto che ci sia, in quanto può essere la molla per rendere al massimo. Non può esistere però fiducia in se stessi se non si conosce ciò che si va ad affrontare, ovvio che studiare sia quindi necessario. Serve però un metodo adeguato: non c’è bisogno di strafare o di imparare a memoria; si studia con cognizione di causa al fine di fare propri i concetti e di saperli collegare interdisciplinarmente. Il “nozionismo” d’altronde è inutile; la cultura è fondamentale.
È indispensabile per ogni maturando, e per ogni studente in genere, non dimenticare mai una grande verità. Ogni singola lezione che si studia negli anni delle superiori, se sei riuscito a comprenderla a pieno, è “tua” per sempre. È un tesoro inestimabile che, in qualche modo, magari anche in un modo che ancora non conosci, ti aiuterà ad orientarti nel mondo, ad avere capacità critica e a riconoscere l'essenza delle cose. Da giovane professore non mi stanco mai di ripeterlo ad ogni nuova classe che incontro: “Nessuna materia, per quanto possa non piacere e risultare noiosa, è inutile. La fatica e l’impegno che mettete in ciò che fate vi tornerà utile nell’affrontare gli esami, sia quelli della maturità, sia quelli della vita. Solo la cultura rende realmente liberi”.
Nel formulare un grande in bocca al lupo a tutti i maturandi, faccio mio la frase dello scrittore latino Fedro:
“Homo doctus in se semper divitias habet” , “L’uomo dotto possiede sempre la ricchezza dentro di sé”.  

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Data pubblicazione : 19/06/2014 09:45
Scritto da : Giorgio Litantrace
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