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Miki D'Angelo, cuore e passione ai fornelli

Miki è un fermano doc, un giovane delle nostre parti come tanti altri che, desideroso di crescere e migliorare, è partito verso la grande città di Milano in cerca di fortuna, fino a diventare oggi uno dei cuochi under 30 più promettenti del panorama culinario italiano. Questa è la sua storia.

Miki D'Angelo, cuore e passione ai fornelli

Quando ero piccolo, ricordo che il mio sogno era sempre stato quello di diventare uno chef. Darmi alla ristorazione e cucinare di tutto e di più.

Poi arrivò mio padre che mi obbligo a fare le scuole “alte” e tanti saluti alle giovani aspirazioni del sottoscritto. Eppure la curiosità mi è sempre rimasta.

Perciò, in questa nuova puntata, mi trovo a raccontare la storia di un cuoco, di un ragazzo della mia età, di soli 26 anni, il cui nome è Miki D’Angelo. Figlio di Mario e Angela, ha un fratello gemello di nome Niko, che è completamente il suo opposto, nonostante siano uguali sputati, tanto da vivere a Berlino e fare il barman. 

Miki fin da piccolo ha le idee chiare: vuole fare il cuoco nella vita. A lui piace cucinare, inventare, sperimentare, e quando si ritrova ai fornelli può dare sfogo alla sua passione. Eppure, c’è da dire, che Miki troppe pagnotte ha dovuto mangiare prima di poter arrivare a Milano.

Diplomato all’Istituto Tarantelli , la scuola alberghiera di Sant’Elpidio a Mare, nel 2007, Miki è stato uno dei suoi primi studenti, tanto che ancora oggi all’istituto lo ricordano con affetto. Il preside: “Era un ragazzo davvero talentuoso...”

Già ai tempi della scuola superiore, Miki aveva dato dimostrazione delle sue capacità, arrivando 3° classificato, a soli 16 anni, al concorso culinario “Azzurro Marche”. Unico minorenne a classificarsi in mezzo a tanti cuochi navigati e più esperti di lui. Quando si dice, avere talento…

Certo qui non ci ritroviamo mica a tessere solamente le lodi di Miki, eh no, perché va detto che, nella sua carriera, di difficoltà il ragazzo ne ha dovuta superare fin dall’inizio: “Mi ricordo quando andai al Sayonara di Tortoreto, il mio primo stage lavorativo durante l’estate. Era qualcosa fuori di testa, tutti che correvano e tutti che pretendevano da me il massimo fin da subito. E io non ero capace all’inizio. Venivo dalla scuola, chi aveva mai lavorato prima?! Non è stato facile, ma è servito per farmi le ossa. Come si suol dire: capo chino e faticare. Nient’altro.”

Il primo vero contratto di lavoro arriva dopo l’alberghiero, con il passaggio al ristorante della ormai decaduta discoteca Babaloo di Porto Recanati. Certo non la miglior cucina del mondo, nonostante una qualità discreta, eppure un’esperienza fondamentale per la crescita professionale di Miki: “Lì ho veramente imparato a gestire il panico e cucinare per grandi numeri di persone. Pensa che una sera, a un buffet per l’AIA(associazione italiana arbitri ndr) , abbiamo preparato una cena per 1200 invitati in una cucina in cui eravamo solo 11 persone. Il Babaloo è stata un’ottima palestra per imparare a gestire ritmi altissimi, mantenendo la calma e preparando tutto in poco tempo. Perché la prima regola di un cuoco è una sola: non fare mai aspettare. E’ questa la differenza fra una cucina normale e una cucina con gli attributi”.

Eppure Miki sente, dopo due anni, che è arrivato il momento di cambiare, di puntare più in alto, di provare a fare il salto di qualità. E così prende bagagli e valigetta da chef e si trasferisce a Milano in cerca di fortuna.

L’inizio è duro. Impossibile trovare un posto di lavoro. Lo sconforto, la tristezza, quasi la voglia di tornarsene a casa e riporre il tutto all’interno del cassetto adibito alle “Cavolate della vita” e poi, finalmente, la chiamata allo Zerodue, un ristorante di alto livello vicino il Duomo, uno dei posti preferiti da personaggi del mondo della musica italiana come i Club Dogo e Marracash. Un vero colpo di fortuna, ma va detto che le esperienze nelle Marche lo avevano aiutato e non poco ad avere un curriculum di tutto rispetto. Ma come è stato l’impatto con un mondo così diverso?

“Qualcosa di traumatico all’inizio. Era un tipo di cucina totalmente diverso. Pensa che scoprì per la prima volta le cotture a bassa temperatura. Cioè tu ci crederesti, un pezzo di carne,un semplice cotechino, può cuocere per 18 ore a 68° sottovuoto? Mai visto prima!”.

Per Miki, lo Zerodue era una sfida totalmente nuova, ma allo stesso tempo galvanizzante. Imparava ogni giorno cose nuove. Era un piacere andare a lavoro…

Dopo due anni, un altro gradino. Un altro passo avanti. Ormai Miki si è ambientato a Milano e trova lavoro presso il Nobile Bistreau, uno dei primi aperti nella città meneghina, in zona Palestro. Per la prima volta, il nostro chef scopre cosa sia diventare una figura con delle responsabilità all’interno della cucina. Non più un cuoco, il cui unico pensiero è quello di cucinare, bensì un Sous Chef, il vice dello chef. Grandi soddisfazioni, ma anche tante gatte da pelare. Tanti rospi da buttare giù e una cucina che si rivela essere un mondo al di là dei semplici fornelli: ordinazioni, menù, parlare con i grossisti, la gestione del magazzino, etc etc..Non facile.

L’esperienza al Nobile, posto frequentato da molti vip come Belen e calciatori come Kevin Boateng, permette addirittura a Miki di comparire in televisione: viene scritturato per una settimana come cuoco del programma “Verocucina” sul canale satellitare “VeroTv”. 

“Non ti puoi immaginare come mi sentivo goffo con le telecamere puntate, però mi sono divertito. Inoltre ogni giorno dovevo preparare dei piatti con solo due ingredienti base, e quale occasione migliore, per sfoderare le specialità marchigiane come le olive o il baccalà. Sono stato contento che molti amici mi hanno visto in tv e in più mamma era un sacco felice. Dovevi vederla!”.

Come tutti sapete, la vita è strana, è piena di porte che si aprono e si chiudono e ogni scelta può essere quella decisiva o quella che può fregarti. Per Miki tutto ciò avvenne a inizio 2014: una chiamata dal Bahrain, nella penisola araba, e l’invito a recarsi al più presto lì per aiutare un altro chef ad aprire un ristorante italiano. Un’occasione non da poco, soprattutto dal punto di vista economico. E poi il desiderio di andare ancora più avanti, andare oltre. All’estero. Buttarsi in una nuova impresa, quasi allo sbaraglio, ma vuoi mettere l’emozione? Quando stava per partire, allo stesso tempo, ecco arrivare un’ altra offerta, inaspettata, di quelle che non si possono rifiutare: Claudio Sadler, uno degli chef più famosi d’Italia, voleva Miki a lavorare con lui. Lo aveva notato al Nobile e voleva affidargli la gestione del suo secondo ristorante.

Due alternative, due prospettive completamente diverse, ma Miki compie la scelta giusta: abbandona l’idea un po’ folle di andare in Bahrain e accetta l’offerta di Sadler.

“Si, forse ho rinunciato a un bel po’ di soldi, ma io credo che cucinare sia qualcosa che vada al di là della semplice prospettiva economica. Io ci metto passione in quello che faccio e per rendere al cento per cento devo essere stimolato. Andare a lavorare da Sadler era qualcosa di unico, significava entrare a lavorare in uno dei migliori ristoranti di Milano.

Oggi Miki è il capocuoco dello “Chic' n Quick”, uno dei due ristoranti di Claudio Sadler, chef da due stelle Michelin. Lavora molto, le responsabilità sono triplicate ma, grazie a Sadler, Miki ha potuto scoprire e imparare moltissime cose nuove: “Quando credevo di aver imparato tutto, dopo dieci anni di lavoro, mi sono ritrovato a cominciare di nuovo da zero”.

Miki è ancora giovane, quest’anno compirà 27 anni e non si sa cosa potrà riservargli il futuro. Dice che cucinare per lui non è un lavoro, è una passione. Una gioia. Ma credo che sia così per tutti, quando si ama ciò che si fa. E Miki ama profondamente la cucina. Potete scommetterci. Tanto che, mentre visito lo “Chic' n Quick”, gli chiedo se non sia stancante come lavoro. Mi fa: “Si, è vero, spesso lavoro anche 12 ore a giorno e a orari impossibili, lavoro quando gli altri si divertono e vorrei magari avere un po’ più di tempo per me,  ma tutto sommato è questo che mi rende felice. Perciò…“

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Data pubblicazione : 26/12/2014 19:52
Scritto da : Iacopo Luzi
Commenti dei lettori
7 commenti presenti
  • Mario

    05-01-2015 12:15 - #7
    Se concentrarsi anche sui dettagli significa far perdere qualità al pezzo che sta scrivendo forse qualcosa non riporta. Al suo amico, professionista, con lo stesso suo ragionamento i piatti tornerebbero solo indietro.
  • Iacopo Luzi

    04-01-2015 14:34 - #6
    Ha perfettamente ragione sig.re Mario, fa bene a polemizzare. La prossima volta cercherò di concentrarmi maggiormente su nomi, sigle e definizioni, nella speranza di fare meglio. Poi magari chissà, la qualità del pezzo verrà meno, ma almeno i nomi saranno tutti giusti. Spero continuerà a seguire questa rubrica. I commenti dei lettori sono fondamentali per migliorare.
  • Mario

    01-01-2015 20:05 - #5
    Non polemizzo con i talenti del territorio Gianna, ben vengano quelli. Polemizzo con l'autore del pezzo.
  • Gianna

    31-12-2014 15:09 - #4
    Concordo con Wilson: Alcuni "criticoni" non fanno altro che polemizzare anche sotto articoli che riguardano le giovani promesse del nostro territorio. Da parte mia mi complimento con questa rubrica e con informazione.tv per aver presentato le iniziative e i successi di quei fermani che si distinguono in giro per l'Italia e nel mondo. In un momento come questo fa la differenza chi produce non chi è bravo solo a parlare.
  • Mario

    30-12-2014 10:04 - #3
    Solitamente i dettagli fanno la differenza caro Wilson.
  • Andrea Wilson

    29-12-2014 15:40 - #2
    Beh certo far notare simili sottigliezze, mostra quale sia il livello medio del lettore di Informazione.tv Iacopo Luzi e' un grande e questa rubrica e' veramente molto bella. Eleva la qualità di Informazione.tv in maniera esponenziale. I criticoni sono solo buoni a criticare.
  • Mario

    28-12-2014 16:50 - #1
    forse SOUS CHEF al posto di "Souchef"? forse BELEN al posto di "Belene"?
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