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La storia di Pierpaolo Settembri: da Amandola a Bruxelles per lavorare nel mondo delle istituzioni europee

In questa nuova puntata della rubrica “Sala dei Ritratti”, vi raccontiamo la storia di Pierpaolo Settembri, 36enne di Amandola che da quasi quindici anni vive all’estero e oggi lavora a Bruxelles, al Segretariato Generale della Commissione Europea.

La storia di Pierpaolo Settembri: da Amandola a Bruxelles per lavorare nel mondo delle istituzioni europee

“Lungo e difficoltoso può essere il tragitto, ma quando si ha chiara la meta, tutto diventa possibile”

 

Erano queste le parole che mia nonna era solita ripetermi quando ero piccolo e se oggi dovessi trovarvi un esempio esaustivo di tale frase, credo proprio che la storia di Pierpaolo Settembri sarebbe l’ideale. Nato 36 anni fa ad Amandola, dopo aver conseguito una laurea in Scienze Politiche alla Luiss "Guido Carli" di Roma, nel 2001 prende la decisione che probabilmente gli cambia la vita: andare via dall’Italia per specializzarsi negli studi sull'Unione Europea. Pochi mesi fa è tornato a Fermo presso la scuola che ha frequentato - il Liceo Classico Annibal Caro– dove ha raccontato la sua storia agli studenti delle ultime classi, grazie ad un'iniziativa della Commissione Europea in collaborazione con la Presidenza Italiana.

 «Credo che questa scelta di vita – che non è stata pianificata sin dall'inizio ma si è sviluppata inconsapevolmente anno dopo anno – sia nata grazie all'esperienza come studente Erasmus in Svezia, precisamente ad Uppsala, dove ho trascorso un anno accademico. Temevo che studiare in una lingua diversa dall'italiano sarebbe stato un ostacolo insormontabile ed invece è stato più facile del previsto. Anche vivere all'estero si è rivelato sorprendentemente agevole (certo, la Svezia è un paese ben organizzato). Ed il freddo? Beh, ero abituato agli inverni di Amandola… quello è stato il problema minore!».

Dopo essere tornato in Italia, giusto il tempo di laurearsi con una tesi sul parlamento europeo, ecco la partenza per Bruges, in Belgio, dove viene selezionato per il Collegio d’Europa (istituto che il New York Times paragona alla Harvard statunitense). Il Collegio, fondato nel 1949, è il più antico istituto di studi europei al mondo che offre la possibilità agli studenti selezionati, circa 400 provenienti da 50 paesi, di frequentare un master di un anno, vero e proprio trampolino di lancio per poi trovare lavoro nelle istituzioni europee e internazionali. Una volta terminato il master, la decisione di continuare a studiare e collaborare con il Collegio Europeo come assistente accademico. A 26 anni la prima esperienza lavorativa europea, presso il Consiglio dell’Unione Europea e, nel frattempo, un dottorato sulla lobby agricola europea. Dopo 3 anni, finito il dottorato, si presenta un'occasione unica: un anno di ricerca post-dottorato alla New York University.

 «Ho trascorso un anno alla New York University grazie ad una borsa di studio Fulbright-Schuman, nel quadro di un programma interdisciplinare che coinvolgeva venti studiosi provenienti da tutto il mondo. A turno ciascuno di noi presentava la propria ricerca al resto del gruppo e ne riceveva critiche e commenti. Alla fine dell'anno il direttore del programma, il Prof. Joseph Weiler, decideva se pubblicare o meno il lavoro nella collana dell'Università. Davvero un'ottima occasione di confronto schietto e diretto, spesso anche duro, ma pienamente in sintonia con la logica per cui sei giudicato non in base all'età o al titolo accademico ma a ciò che produci.»

Dopo questi anni di studio ed esperienze formative in giro per il mondo, Pierpaolo supera il concorso per entrare nelle istituzioni europee e nel 2007 inizia a lavorare presso il Consiglio dell’Unione Europea, dove per tre anni si occupa di cooperazione allo sviluppo. Poi cambia lavoro.

 «Nelle istituzioni europee, è normale cambiare lavoro dopo qualche anno, anzi veniamo incoraggiati a farlo per non fossilizzarci troppo su una tematica specifica. Nel mio caso ho addirittura cambiato istituzione e, dopo tre anni al Consiglio, mi sono ritrovato a lavorare al Segretariato Generale della Commissione Europea.»

Cosa è il Segretariato Generale della Commissione? Ci ho messo un po’ a capirlo anch'io, ma grazie alla pazienza di Pierpaolo ho scoperto che il Segretariato è una delle poche strutture a diretto servizio del Presidente della Commissione Europea. L'unità in cui lavora Pierpaolo si occupa degli aspetti internazionali e cura ad esempio la partecipazione dell'Unione ai processi G7 e G20 o ad altri incontri internazionali. Come coordinatore di policy, Pierpaolo non segue solo la fase preparatoria a Bruxelles ma spesso partecipa anche agli eventi come parte della delegazione europea. L'ultimo di questi viaggi è stato in Australia, a Brisbane, dove si è svolto il vertice del G20 nel novembre scorso. 

 «La cosa più interessante del mio lavoro? Poter ascoltare le discussioni tra i leader mondiali. Per chi ha studiato scienze politiche non c'è esperienza più emozionante di poter assistere a dei negoziati così carichi di passione e tensione. Il formato ristretto e confidenziale di alcune riunioni, come quelle del G7, fa sì che gli scambi siano particolarmente diretti ed autentici.»

Per quanto impegnativo, il lavoro di Pierpaolo sorprende anche per alcuni aneddoti ed imprevisti che mi racconta, come per esempio la casualità di incrociare un primo ministro in coda al bar per un caffè oppure la fortuna di imbattersi casualmente nel presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

 «Eravamo al vertice G8 di Camp David, negli Stati Uniti, nel 2012. Durante una pausa dei lavori io ed un gruppo di colleghi vediamo il Presidente degli Stati Uniti camminare verso di noi, mentre leggeva degli appunti, finché non ce lo ritroviamo davanti. A quel punto ci stringe la mano, ci fa qualche domanda sul nostro lavoro e anche sulla Champions League (era in corso la finale tra Bayern Monaco e Chelsea), infine si congeda quasi scusandosi … ma doveva tornare a presiedere il G8!»

Pierpaolo parla 4 lingue, è sposato da 4 anni con Maria, una ragazza spagnola conosciuta 10 anni fa al Collegio di Bruges ed è padre di due bellissimi bambini, Luca e Pablo, l’ultimo nato da poco più di un mese.  E' ormai da oltre 13 anni che vive all’estero e da 8 si è stabilito in pianta stabile a Bruxelles. Nonostante la distanza e gli impegni, in realtà riesce sempre ("più volentieri che spesso" mi corregge con rammarico) a trovare il tempo per tornare nelle Marche e riabbracciare famiglia e amici. Mi dice:

 «Grazie alle tecnologie di oggi è più facile rimanere in contatto. In più Bruxelles è una città cosmopolita, in cui volendo è facile trovare tutto ciò di cui si può aver bisogno (eccetto il sole). C'è anche una rete di marchigiani che si ritrova ogni tanto in nome delle prelibatezze della nostra regione, dal ciauscolo alle olive ascolane, contro eventuali crisi d'astinenza.»

Alla mia domanda su come vede l’Italia oggi, risponde:

 «C'è una miscela di orgoglio ed amarezza tra gli italiani che vivono qui. Tra gli stranieri, al di là degli stereotipi, c'è molta ammirazione per il nostro Paese, e non solo per la sua storia e la sua cultura. Personalmente osservare l'Italia da fuori mi ha fatto scoprire aspetti che non conoscevo. Vivere in un altro paese e a contatto con altre nazionalità ti spinge ad un confronto costante tra te e gli altri, che nel bene o nel male condiziona il giudizio sul tuo Paese. Alla fine l'Europa dovrebbe essere proprio questo, uno spazio aperto in cui confrontarsi per valorizzare le differenze che ci arricchiscono e allearsi per affrontare insieme le sfide comuni.»

 

 

 

 

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Data pubblicazione : 03/02/2015 17:24
Scritto da : Iacopo Luzi
Commenti dei lettori
2 commenti presenti
  • Aragorn

    05-02-2015 17:23 - #2
    pezzo praticamente identico a quello pubblicato su il Resto del Carlino qualche settimana fa...già dalle elementari era facile capire come sarebbe andata a finire...pecccato però, un talento del genere sprecato per un'istituzione inutile e dannosa che vive della propria burocrazia, un icneumone che, prima o poi, divorerà addirittura se stessa! Una specie di comunità montana, ente parco o simili enormemente più grande e potente, forse troppo...sarebbe stato sicuramente più utile all'Italia, meglio ancora al nostro territorio cha tanto ha bisogno di persone del genere. G7, 8, 20? La situazione geopolitica è sotto gli occhi di tutti, il divario tra povertà e ricchezza aumenta in modo esponenziale, le emissioni di gas tossici ci stanno avvelenando...cosa fanno al "G", giocano a carte? Qualcuno potrebbe pensare che non sia per niente una fortuna incontrare "il presidente" che dovrebbe lui chiedere scusa, ma al mondo intero...intanto Putin scalpita...
  • Pietro Grilli

    04-02-2015 13:58 - #1
    Complimenti Pierpaolo per la carriera, sei sempre stato un ragazzo sveglio e serio. Congratulazioni di cuore.
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