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Fermano Brasileiro: la storia di Andrea Raccichini

Andrea Raccichini è un fermano, ma è anche un cittadino globale del mondo moderno, che da un paio di anni, dopo aver girato il mondo, vive a Rio de Janeiro, dove lavora per uno dei maggiori Think Tank dell’America Latina. Questa è la sua storia.

Fermano Brasileiro: la storia di Andrea Raccichini

Premessa: Viaggio spesso per piacere, a volte per lavoro, in generale per curiosità, tanto che nel 2012 mi ritrovai a Rio de Janeiro per visitare alcuni amici e scoprire una delle città più magiche e variopinte dell’intero pianeta. Tutto mi sarei aspettato in questo viaggio, tranne d’incontrare un fermano come me, che da quasi un annetto viveva a Rio de Janeiro. Mi ricordo ancora la scena: ero su Facebook, quando in un messaggio privato, Andrea Raccichini mi scrive che aveva visto le mie foto e chiedeva se fossi anche io a Rio de Janeiro. Anche io? Gli chiedo il perché di questa frase e lui mi risponde: “Certo, non lo sapevi? Anche io sono a Rio de Janeiro? “Ed io: “Ah, sei in vacanza pure tu qui?”. Andrea: “Nono, io qui…ci vivo!”. Ricordo ancora lo stupore e la sorpresa nell'apprendere della sua presenza nella città carioca. Il suo incontro in un bar di Copacabana fu una delle cose più sorprendenti e inaspettate dell’intero viaggio. Oggi, a distanza di tre anni, mi ritrovo ora a scrivere di Andrea e a raccontare la sua storia, che merita proprio di essere scritta, perché penso che il nostro fermano sia uno degli esempi più lampanti di “vero cittadino del mondo”.

 

Andrea Raccichini, classe 85, vive ormai da 4 anni a Rio de Janeiro, una delle città più belle e grandi del Brasile, ma lungo è stato il suo tragitto prima di arrivare dove è oggi.

Dopo aver frequentato l’ormai scomparso Liceo Europeo di Fermo, con sede presso l’Istituto Bambin Gesù vicino il Ricreatorio San Carlo, Andrea si trasferisce a Bologna per gli studi universitari, precisamente per frequentare la triennale di Economia Aziendale. E’ qui che il nostro protagonista vive una delle sue prime esperienze all’estero, che avrebbero cambiato per sempre il suo modo di vedere il mondo: l’attività di scambio studentesco all’interno dell’Unione Europea, chiamato “Progetto Erasmus”. Moltissimi studenti ogni anno vivono questa bellissima esperienza (anche il sottoscritto l’ha vissuta) e per Andrea la sua scelta fu quella di andare a Cork, nel sud-ovest dell’Irlanda, per frequentare un anno alla UCC (University College Cork). Era il 2007.

L’Erasmus è un’esperienza talmente profonda che dicono ti cambi la vita, tanto che Andrea, dopo essersi laureato e aver iniziato la specialistica in Economia e Finanza, sempre a Bologna, decide di partire di nuovo. Questa volta la destinazione sono gli Stati Uniti, precisamente a Urbana Champaign, vicino Chicago, dove, grazie a un progetto chiamato “Overseas”, Andrea frequenta per sei mesi la University of Illinois. Siamo nel 2009, nel bel mezzo della crisi economica americana di quegli anni. La crescita di Andrea prosegue sempre più.

“Decisi di fare queste esperienze durante la mia formazione universitaria, perché da sempre mi affascinavano le lingue. Lo avevo capito già alle superiori, con i vari scambi culturali e lo studio anche della lingua tedesca, mi era chiaro un concetto: se conosci la lingua, puoi conoscere il suo popolo. E io desideravo conoscere il mondo. “

E pensare che ad Andrea il Brasile manco interessava. Lui pensava di trasferirsi in America o in Irlanda dopo la magistrale, ma le storie della vita sono imprevedibili ed ecco che al nostro protagonista si presenta un’opportunità, anzi un’idea, per un argomento da portare come tesi della magistrale. Grazie a un amico di Forlì, l’idea era quella di recarsi in Brasile e studiare il microcredito (il finanziamento alle piccole aziende e imprenditori) sudamericano, in uno dei paesi con il boom economico più grande.

L’argomento era talmente buono che i due iniziano a muoversi, sia tramite l’università sia tramite alcuni amici, per andare in Brasile ed è così che Andrea trova un aggancio a Belo Horizonte, nel sud est del paese. 

Grazie a un sacerdote del seminario di Fermo, che da anni è missionario in Brasile, trova appoggio logistico locale e, attraverso l’Università di Bologna, Andrea riesce ad avere un collegamento con la Pontifícia Universidade Católica de Minas Gerais (Puc), una delle università più importanti di Belo Horizone. Così, il nostro fermano ha tutto quello che gli serve e decide finalmente di partire. Ma va giù da solo, in quanto, ironia della sorte, il suo amico non poteva più partire insieme a lui, perché l’università bolognese offriva solo borse per la magistrale, mentre lui era ancora in triennale.

“Era l’estate del 2010. E’ stata una decisione molto veloce. In due mesi e mezzo avevo fatto tutto. Non sapevo il portoghese, zero. Ero totalmente allo sbaraglio. Ma in vita mia mi sono sempre basato su dei segnali. Delle piccole cose che ti fanno capire di stare facendo la cosa giusta. E per quanto riguarda il mio trasferimento in Brasile, vedevo che il tutto stava prendendo forma, vedevo delle risposte, dei risultati, che le cose stavano funzionando nel modo giusto. E quindi mi sono detto: vado, è la cosa giusta da fare.”

L’impatto con il Brasile è per Andrea qualcosa di unico. Era tutto nuovo, così diverso rispetto al mondo europeo. Anche rispetto all’Irlanda e gli Stati Uniti. Una cosa che colpì parecchio Andrea fu la grande umanità e accoglienza positiva nei suoi confronti della gente brasiliana che conosceva.  Basti pensare al figlio della casa in cui era ospitato che, fin da subito, lo prese sotto la sua ala e come un buon Virgilio gli fece scoprire Belo Horizonte e lo guidò nei suoi primi passi brasiliani.

“La mia idea era: come potevo con il mio lavoro di ricerca dare un contributo positivo allo sviluppo sociale di una popolazione? Ed ero passato direttamente dalla teoria alla pratica in un mondo, il Brasile, estremamente affascinante sotto il profilo economico. Tanto che basai la mia tesi di finanza su tematiche di sviluppo e non finanziarie strictu sensu. Ad esempio, studiai il microcredito applicato in Brasile e il contributo che il sistema finanziario brasiliano aveva avuto per la crescita del paese nella prima decade del XXI secolo”.

Dopo sei mesi, Andrea Raccichini torna in Italia, ma ormai qualcosa è cambiato dentro di lui. Il richiamo della terra brasiliana è talmente forte che, subito dopo la laurea, si muove per tornare di nuovo in Brasile. Se n’era innamorato perdutamente...

Andrea riesce a trovare uno stage di ricerca presso un’istituzione brasiliana, uno dei maggiori Think Tank dell’America latina, dove può occuparsi di tematiche di sviluppo sostenibile legate a grandi investimenti nei settori di energia.  In questo modo riesce a trasferirsi per un tempo in Brasile, ma questa volta a Rio de Janeiro. Proprio quello di cui Andrea aveva bisogno. Una esperienza professionale legata al suo settore di competenza economica, ma che avesse anche risvolti legati allo sviluppo.

Siamo nel maggio del 2011. Si torna nuovamente in Brasile.

“Nei settori come quello petrolifero e minerario c’è una nuova tendenza che “crede” nello sviluppo sostenibile: aiutare le comunità dei territori che vengono impattati dagli investimenti energetici è ormai una questione di competitività e non solo di immagine. Si vuole contribuire in maniera positiva al territorio, attraverso il miglioramento di condizioni sociali, ambientali ed economiche locali”.

Ma ad Andrea non bastava uno stage. Lui voleva migliorare, crescere ancora, e quindi si rimette a studiare nuovamente, una volta terminato il suo lavoro da stagista. Si iscrive alla Universidade Federal do Rio de Janeiro (UFRJ) per studiare nel corso di laurea magistrale in “Politiche pubbliche, strategia e sviluppo”. Tutto ciò per ampliare le sue conoscenze nel mondo dello sviluppo sostenibile.

Passano due anni ancora, Andrea si laurea e viene assunto dall’istituzione con cui aveva collaborato nello stage iniziale. Siamo nel 2014. Il Think Tank dove Andrea sta facendo una esperienza professionale è un'università brasiliana che, in termini italiani può essere considerata al pari dell' università Bocconi di Milano. Inoltre, la stessa istituzione ha un dipartimento che offre consulenza per istituzioni pubbliche e private in diversi settori economici, tra cui anche quello dello sviluppo sostenibile. Ed è proprio in questo settore che Andrea si è specializzato e oggi lavora. Specifichiamo che, per ragioni di riservatezza, il nome dell’istituzione non può essere divulgato in questo articolo.

Ma la vita a Rio de Janeiro ha cambiato profondamente Andrea, tanto che molti suoi amici brasiliani lo chiamano “Italioca”, l’italiano più carioca che abbiano mai visto. In parole povere, Andrea dopo 4 anni in Brasile può essere definito a tutti gli effetti un italo-brasileiro. Anzi, un fermano-brasileiro.

“Oggi vivo a Copacabana, il mio lavoro è legato allo consulenza per lo sviluppo sostenibile. Insomma, quello che avevo sempre sognato. Il Brasile è la mia “nuova casa” ma ogni anno torno a Fermo, con cui ho un grande legame affettivo e familiare”.

Le giornate di Andrea non sono soltanto dedicate al lavoro, infatti ha sviluppato moltissime passioni, tra cui quella della musica, e ha persino sfilato al Carnevale di Rio de Janeiro. Lui in Italia suonava la batteria, e in un paese come il Brasile, pieno di musica e con una cultura musicale spettacolare, non poteva che essere influenzato da tutto ciò.

“Mi sono avvicinato con il tempo alla Musica Popolare Brasiliana (MPB), che è un universo grande e ricco di ritmi e armonie. Rio de Janeiro è una città che offre molto da questo punto di vista. Con grande allegria e onore ho opportunità di imparare diversi stili musicali, tra cui lo Choro e il Samba, con grandi maestri del panorama musicale carioca. In questi anni ho imparato a suonare percussioni specifiche della sonorità brasiliana come il pandeiro, repique e tamborim. La musica, inoltre, è un bellissimo modo di vivere la città perché Rio de Janeiro offre moltissimi luoghi pubblici dove ci si ritrova per fare delle jam session e socializzare. In parole povere, la musica è un aspetto culturale forte della vita carioca che unisce e fa vivere bene la città”.

Al di là delle sue passioni musicali, ci sono alcuni momenti della sua vita a Rio de Janeiro che mi colpiscono molto nel racconto di Andrea, in particolare tre: la sua sfilata al Carnevale, la venuta di Papa Bergoglio a Rio e il Mondiale di calcio dell’estate scorsa.

“Beh, il Carnevale è stato qualcosa di bellissimo. Ho sfilato per due anni con una scuola di Samba chiamata Salgueiro e quando entri nel Sambodromo, il grosso stadio dove si tiene la sfilata di Carnevale, è qualcosa di stupendo. Una grandissima festa e avere settantamila occhi puntati che guardano il tuo vestito e il tuo carro allegorico, fa un certo effetto. Mentre, per quanto riguarda il mondiale, è buffo quello che mi è successo: avevo trovato i biglietti per la partita Colombia-Uruguay e quando James Rodriguez ha segnato quel gol spettacolare al volo dopo uno stop di petto, è venuto ad esultare proprio nell’angolo di campo dove ero io seduto. Addirittura, nella ripresa dell’esultanza, si può vedere la mia faccia. Che gol!!! Un mondiale unico che mi ha fatto capire anche quanto i brasiliani amano il calcio. Infatti, dopo la sconfitta per 7-1 contro la Germania, l’intera Rio sembrava morta. Lutto nazionale vero…”

[ Ecco un link dove vedere il gol, al secondo 30, e se guardate bene, nell'esultanza di J.Rodriguez vedrete il volto di Andrea fra i tifosi: http://www.raisport.rai.it/dl/raiSport/matches/Ottavi-di-finale-1c---2d-182331a1-3757-44c1-b947-5a84d6a6a2b7.html ]

Un momento molto bello per Andrea, anche sotto il punto di vista spirituale, è stato durante la grande messa tenuta da papa Francesco sulla spiaggia di Copacabana. Dopo una lunga attesa, il Santo Padre arrivò fra i fedeli lungo l’Avenida Atlantica, dove anche Andrea era presente e tanta era la voglia di salutare il Papa che Andrea si arrampicò sopra a un bagno chimico, perché c’era una grande folla ed era difficile vedere Francesco passare con la papamobile. La celebrazione liturgica e la preghiera sono stati momenti molto toccanti:

“Tre milioni di persone in silenzio che pregavano, mentre l’unico rumore di sottofondo era quello dell’oceano. Da far venire la pelle d’oca.”

Attualmente Andrea Raccichini continua a vivere a Rio de Janeiro e non sa se resterà a vita in Brasile oppure ritornerà. Rimane molto legato alla sua città d’origine e sente sempre i suoi amici e familiari, eppure la terra della samba e del calcio gli ha cambiato la vita.  Ed è un qualcosa che ora gli scorre nel sangue. Il Brasile e la sua bellezza.

“Certo, la vita a Rio può essere complicata e, a volte, anche pericolosa. Qui c’è molta povertà, d’altronde. Ma tengo gli occhi aperti ed evito i guai. Vivo la mia vita giorno per giorno e mi sento molto fortunato per quello che ho avuto e sto vivendo. Il futuro è incerto, ma sono consapevole che vivendo qui, lavorando qui, potrò dare il mio piccolo contribuito per lo sviluppo sostenibile. E questo non ha prezzo…”

 

 

 

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Data pubblicazione : 07/04/2015 23:29
Scritto da : Iacopo Luzi
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Antonella

    08-04-2015 15:23 - #1
    Sono davvero felice per Andrea e per il meritato successo raggiunto. Sono stata la sua insegnante di lingua tedesca (ormai sono passati degli anni) e riconosco ancora in lui quelle caratteristiche che lo hanno reso e lo rendono ancora una persona speciale: grande onestà e umanità, curiosità intellettuale, positività del carattere e un grande cuore. Complimenti Andrea, ti auguro ancora tanta vita piena di nuovi percorsi e di nuove opportunità professionali e umane. Prof. A. Meconi
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