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La storia di Mauro Mondadori: una vita da ristoratore, girando il mondo per 18 anni

Bentornati nella Sala dei Ritratti, in questa nuova puntata vi raccontiamo la storia di un cittadino sangiorgese che molti di voi già conosceranno. Probabilmente avrete mangiato al suo ristorante. Lui è Mauro Mondadori, proprietario del Figaro, in centro a Porto San Giorgio. Oggi è il titolare di questo ristorante di pesce e sushi, ma il suo passato riserba molte sorprese. E noi siamo qui per raccontarvele. Raccontare la vita di una persona che ha vissuto 18 anni della sua esistenza all’estero, aprendo e gestendo ristoranti in tutto il globo.

 

La storia di Mauro Mondadori: una vita da ristoratore, girando il mondo per 18 anni

Mauro Mondadori ha 45 anni ed è originario di Tolentino. La famiglia paterna è imparentata con i proprietari della casa editrice Mondadori, mentre suo padre, Renzo Mondadori, è stato negli Anni 80 un calciatore della Serie A, giocando anche nell’Inter, nel Genoa e chiudendo la carriera al Napoli. Nella città campana Mauro è nato, insieme con suo fratello e sua sorella, ma dopo pochi anni, la famiglia decide di trasferirsi a Tolentino, in provincia di Macerata.

“Mio padre e mia madre volevano un po’ di tranquillità e desideravano farci crescere in un posto che fosse meno caotico rispetto a una grande città come Napoli. Per questo, una volta che mio padre chiuse la sua carriera calcistica, ci siamo trasferiti. Mia madre è originaria di Macerata, tanto che mio padre l’ha conosciuta quando giocava con la Maceratese.”

Dopo un’adolescenza un po’ turbolenta e una laurea in economia e commercio ad Ancona nel 1992, Mauro decide di cambiare aria. Dice:

“Da giovane ero una testa calda e stavo iniziando a frequentare brutta gente, ma non volevo che tutto ciò potesse arrivare a influenzare la mia famiglia. Quindi ho preso, salutato tutti, chiuso ogni rapporto e sono partito alla volta degli Stati Uniti, precisamente a New York, dove avrei frequentato la prestigiosa Columbia University. Ero la pecora nera della famiglia, ma le cose sarebbero potute cambiare.”

Mauro da sempre era stato attratto dal mondo della ristorazione e per questo frequenta uno dei primissimi MBA (master in business amministration) dedicati al Restaurant Managment. A quei tempi di master dedicati alla gestione di attività ristoratrici non ce ne sono molti in giro per il mondo, ma dopo due anni, riesce a conseguire l’MBA.

“Per me è stata una svolta. Anche se non mi sono goduto molto la città di New York. Pensavo solo ed esclusivamente a studiare. I miei genitori avevano pagato troppi soldi per permettermi di frequentare la Columbia, quindi non potevo proprio concedermi distrazioni o fare stupidate. In più i corsi erano molto difficili e teorici, con materie come etologia e sanificazione di strutture lavorative. Insomma: non proprio una passeggiata. Dovevo essere concentrato al massimo.“

Una volta finito il periodo di studio a New York, Mauro inizia a farsi le ossa nel mondo della ristorazione, partendo da uno stage con l’università a Miami, precisamente al Joe’s Crab Stone (famoso in tutto il mondo per le sue chele di granchio) a Miami Beach. Siamo nel 1994.

Ma la città, nonostante fosse in un paradiso come la Florida, non piaceva a Mauro. La zona intorno le spiagge era bella, ma il resto non lo era affatto. Vivere a Miami era persino pericoloso, specie nella parte interna della città, e quindi, dopo 8 mesi, il nostro protagonista decide di trasferirsi.

Passando dall’Oceano Atlantico alle coste del Pacifico, precisamente a Los Angeles, in un ristorante italiano di nome “Il Sole” (che oggi non esiste più) lungo la Hollywood Boulevard, limitrofe al Dolby Theatre, dove vengono consegnati i premi Oscar.

“Il ristorante dove lavoravo era molto apprezzato dagli attori come Robert De Niro, Al Pacino, Stallone e Arnold Schwarzenegger e tutte le sere venivano a mangiare da noi. Tanto che alla fine diventai loro amico e iniziarono a invitarmi alle loro feste, alle loro serate. Ti giuro! Mai visto nulla di simile! Un mondo completamente a parte, dove girava di tutto!”

Mauro rimane a Los Angeles per un anno e otto mesi, ma nel mentre incontra una donna in grado di rubargli il cuore. Era una giornalista svedese che spesso lavorava negli Stati Uniti. Mauro se ne innamora perdutamente e pur di avvicinarsi a lei, decide di lasciare il ristorante dove lavorava e di tornare nuovamente in Europa. Ma, sebbene lasciare un posto di lavoro così bello potesse sembrare una follia, a Mauro non va per niente male. Infatti con il suo curriculum, riesce ad essere assunto dalla catena di hotel Hyatt, una multinazionale americana con hotel in tutto il mondo. Inizialmente gli viene assegnato il ruolo di Second Food & Beverage Manager al hotel di Londra e sei mesi dopo viene mandato al hotel di Parigi. Questa volta come Food & Beverage Manager capo.

“Avevo solo 26 anni ed ero il più giovane manager di sempre del Hotel Hyatt di Parigi. Una bella soddisfazione, ma il cuore chiamava e, volendomi avvicinare ancora di più alla mia ragazza svedese, mi sono trasferito a Stoccolma, andando a vivere con lei. Purtroppo non è andata bene. A distanza era tutto bello, ma una volta insieme…non era più lo stesso.”

Nonostante la storia d’amore finita, Mauro non si deprime. Anzi, trova subito lavoro, diventando il direttore di sala del prestigioso ristorante “OperaKällaren” nel centro di Stoccolma. Un ristorante con una stella Michelin, per intenderci.

E nel giro di sei mesi, passa dall’essere direttore di sala al diventare general manager del ristorante intero.

“Sono rimasto cinque anni in Svezia, aiutando anche l’OperaKällaren a ottenere la seconda stella Michelin, ma alla fine mi ero stancato e quindi ho deciso di cambiare aria nuovamente. Ancora una volta. Ma senza spostarmi più di tanto, infatti mi sono semplicemente trasferito a Oslo, in Norvegia. “

Eppure neanche la Norvegia  fa per Mauro. Bella città. Ma troppi soldi, troppo cara qualsiasi cosa, e le persone non facevano altro che bere, quindi dopo soli otto mesi, grazie a un piccolo viaggio estivo in Russia, ecco l’ennesimo spostamento. Questa volta Mauro si trasferisce a Mosca. Siamo nel 2001.

“Era un periodo molto buono in Russia. Giravano molti soldi. E così iniziai a cercare lavoro là. Affidai il mio curriculum a un agenzia e dopo pochi giorni ricevetti ben 100 offerte di lavoro. Dico sul serio. Mi presi il mio tempo e scelsi la cosa che mi incuriosiva di più. Infatti decisi di andare a lavorare per un ristorante italiano di nome “Settebello” nel ruolo di Sommelier. Qualcosa che non avevo mai fatto prima.”

Ma la svolta doveva ancora arrivare e nel giro di otto anni avrebbe visto Mauro diventare una delle persone più importanti nel mondo della ristorazione di tutta Mosca. Infatti dal Settebello, il cui padrone era un imprenditore milionario ebreo-russo, lentamente le attività gestite da Mauro si espandono. Da 3 ristoranti iniziali all’apertura e gestione di 105 ristoranti diversi. E tutti ristoranti di alto livello, destinato a clienti con molti soldi. I milionari di Mosca. L’élite più esclusiva. Nel mentre, Mauro si sposa e ha due bambini.

“La nostra catena di ristoranti fatturava un miliardo e mezzo all’anno con 5000 dipendenti sotto la mia gestione. Il mio compito di General Manager riguardava ogni settore dell’azienda, ma la parte più importante era l’apertura dei diversi  ristoranti. Li compravamo, li ristrutturavamo e poi li facevamo diventare dei ristoranti di gran classe. Io mi trovavo molto bene, ma l’azienda era un vero e proprio monopolio a Mosca e questo deve aver dato fastidio a qualcuno. Infatti, dopo sette anni, un giorno mi hanno sparato a una gamba. Il messaggio era chiaro: ‘Te ne devi andare dalla Russia’.”

L’azienda dove lavorava Mauro era diventata troppo grande e a qualcuno proprio non andava giù la cosa. Ma il nostro ristoratore non si fa intimorire e prosegue. Rimane con tutti gli accorgimenti del caso per cautelarsi da possibili nuovi attacchi: guardie armate, auto blindata, sistemi di sicurezza. Eppure, nonostante tutte le precauzioni, un anno dopo succede un fatto che convince Mauro ad andarsene definitivamente.

“C’erano veramente troppi interessi in ballo per mollare tutto. Ma quando una mattina, uscendo di casa, un anno dopo il primo tentativo di farmi fuori, ci riprovarono, allora decisi che era ora di andarsene. Fu una sventagliata di mitra proveniente da un auto, che subito è scappata via. Una delle mie guardie rimase uccisa mentre io fui, solamente, colpito di rimbalzo da un proiettile dietro la schiena. Un miracolo che non sia morto. Volevano che smettessi a tutti i costi e io ho iniziato a temere per la mia famiglia.”

Fortunatamente Mauro si rimette subito anche dal secondo tentativo di ucciderlo, ma la decisione era presa. E lui quando prende una decisione, non torna mai indietro. Decide di lasciare la Russia con sua moglie e i suoi due figli e di tornare in Italia. Certo, lasciava una bella vita, piena di lussi, ma la salute sua e dei suoi familiari valeva più di ogni altra cosa. Siamo nel 2009.

Sono passati sei anni da allora e dopo essere tornato a Tolentino, Mauro si è subito ributtato nel mondo della ristorazione, aprendo prima un ristorante sul lungomare sud di Porto San Giorgio e poi prendendo la gestione del Figaro. Non ha perso tempo.

Per chi non lo sapesse, Mauro parla sei lingue (inglese, spagnolo, svedese, norvegese, russo e francese), ma nonostante ciò apprezza molto di essersi trasferito a Porto San Giorgio.

“Certo, potrà sembrare assurdo, dopo 18 anni in giro per il mondo, ma qui c’è tranquillità e una dimensione a portata d’uomo. Da Mosca sono riuscito a far venire alcuni dei cuochi migliori che lavorano nei miei ristoranti e spero con il Figaro di garantire sempre la qualità che ho sempre preteso in tutti i posti dove ho lavorato. In più, ora il ristorante è il mio: un motivo in più per garantire il massimo della qualità. “

E alla mia domanda, su tutte le varie coincidenze della sua vita, che lo hanno portato a vivere così tanti anni fuori dall’Italia, mi risponde:

“Credo che bisogna sempre trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Se non fossero accaduti determinati eventi, probabilmente non sarei qui, non sarei andato in Svezia, in Russia. Non sarei andato a New York, da dove tutto è incominciato. Quindi credo che alla fine sia stato tutto una questione di destino. Una serie innumerevole di sliding doors, che hanno caratterizzato la mia vita. Ma credo che, in fondo, sia così per tutti.”

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Data pubblicazione : 11/06/2015 01:39
Scritto da : Iacopo Luzi
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