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Vendita delle municipalizzate del gas. Cgil all'attacco. "Dopo Porto San Giorgio ora Monte Urano. E forse anche la Solgas. Che errore"

"La vendita del 49% della Monte Urano Gas, come la precedente della San Giorgio Energie e quella paventata della Solgas di Fermo, rappresentano - tuona il segretario generale Cgil Fermo, Maurizio Di Cosmo - a fronte di un vantaggio immediato per le casse comunali, un impoverimento dell'economia locale e la strutturazione di un danno futuro e perpetuo per cittadini ed utenti locali".

Vendita delle municipalizzate del gas. Cgil all'attacco.

 

"I futuri profitti privati non resteranno nei perimetri cittadini di Monte Urano, andranno da un'altra parte, magari utilizzati per l'acquisto di altre società. Cosa che sta già avvenendo per il risparmio bancario soprattutto dopo la vicenda di Banca Marche: quanto raccolto nelle Marche (circa 6 miliardi), così come per i profitti delle partecipate, non sarà reinvestito nel territorio.

Come la privatizzazione/esternalizzazione dei servizi sociali, la vendita delle partecipate di natura economica ha radici nella concezione mercatista della società, generatrice della terribile crisi generale che stiamo vivendo.
In questi decenni caratterizzati dalle privatizzazioni, anche dei cosiddetti "beni comuni", a mancare è stata una opposizione e proposizione politica alternativa ad un processo che si è rivelato fallimentare. Da un'analisi dei risultati raggiunti risulta che tutti gli indicatori come occupazione, valore aggiunto, produttività, indebitamento, investimenti, sono pesantemente peggiorati.
Spesso, invece di assistere alla crescita della concorrenza, abbiamo assistito a passaggi di monopoli, alla consolidamento delle rendite ed alla accentuazione dei fenomeni corruttivi (vedi appalti).

Questo disegno, che tuttora persiste, si muove in ambito planetario, europeo e, nazionale. Ma la politica locale non deve restare afona e suddita di dette scelte politiche-economiche, soprattutto quando si mostra consapevole dei danni che subiranno territorio e cittadinanza locale.
Cosa rimane dell'elaborazione politico-programmatica che era e sta alla base dei movimenti referendari sui "beni comuni" la cui azione si è dispiegata anche nel Fermano?
Ci si domanda oggi quale ruolo abbiano giocato le privatizzazioni nella crescita clamorosa delle disuguaglianze e nel trasferimento delle ricchezze dall'economia reale a favore delle rendite, comprese quelle di posizione?
Amministrare non dovrebbe tradursi nel tentativo di realizzare o coniugare in scelte concrete le idee ed i valori posseduti? O è tutto informe, destra e sinistra, come sostiene l'antipolitica?
Non è forse giusto cogliere l'occasione del ruolo amministrativo per contrastare meglio le logiche di mercato, non vendere, resistere e guardare lontano con la messa in opera di strategie di efficientamento delle aziende partecipate e, soprattutto, di fusione/aggregazione almeno a livello provinciale?

Gli alibi non li ha nessuno. Neanche gli amministratori che dichiarano di essere costretti ad eseguire le politiche del governo nazionale anche quando le normative vigenti non impongono affatto alcuna vendita delle quote possedute dal pubblico e ad essere “felicemente colonizzati". Le forze politiche, in principal modo quelle di sinistra, hanno il dovere di guardare oltre i presunti vantaggi immediati e provare a sostenere strategie e programmi che guardano al futuro, facendo tesoro del fallimento clamoroso dei processi di privatizzazione e liberalizzazione che il Paese e i cittadini hanno subito in questi decenni in termini di disservizi e aumenti tariffari.
A pagare il conto sarà ancora una volta la comunità locale. Non bastano le eventuali rassicurazioni di oggi su governance, tariffe e destinazioni finali dei profitti a vantaggio dei cittadini di Monte Urano. L'acquirente privato porrà presto sul tavolo la necessità di un controllo privato e quindi, il conseguimento della maggioranza delle quote societarie. Quando questo avverrà l'obiettivo principale dell'impresa si realizzerà con i maggiori profitti e non con la diminuzione dei costi del servizio per la comunità locale!
L'arretramento delle Amministrazioni comunali dai servizi sociali e di natura economica pone anche problemi di partecipazione democratica dei cittadini nelle scelte politiche complessive dei governi locali. Per questo chiediamo e auspichiamo l'immediata apertura di un dibattito e di un confronto sulle strategie che il territorio deve adottare sulle aziende partecipate. Il tema rappresenta una sfida anche per le forze politiche e il nuovo governo regionale. In gioco - conclude Di Cosmo - c'è la colonizzazione economica del fermano e delle Marche".

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Data pubblicazione : 25/06/2015 10:10
Scritto da : redazione
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Pasquale

    25-06-2015 21:50 - #1
    Si sta cercando di accerchiare la Solgas di Fermo, tutto è partito da Porto San Giorgio, in questo caso il privato ha sbagliato a fare i conti; mai il comune di Fermo rinunci era alla Solgas che da frutti per oltre 2 milioni di euro ( considerato l'affitto della rete oggi pagato all'Asite). Non si potrà mai rinunciare a tali entrate nette annue.
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