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Sara Vojvodic: da Grottazzolina a Bangkok , sognando l’Onu

Sara è una giovane ragazza croata di 23 anni, originaria di Grottazzolina, ma è anche una cittadina del mondo con un grande sogno: quello di lavorare alle Nazioni Unite. Studia a Milano e sembra sulla strada giusta, tanto da trovarsi attualmente a Bangkok, dove lavora per la ESCAP, la commissione economica e sociale per l’Asia e il Pacifico.

Sara Vojvodic: da Grottazzolina a Bangkok , sognando l’Onu

Conosco Sara da moltissimi anni, collaborava con me al giornalino scolastico del Liceo Scientifico e, nonostante negli ultimi tempi l’abbia persa un po’ di vista, la magia dei social network permette di rimanere aggiornati su tutte le cose che i nostri amici e conoscenti fanno. Ma non mi sarei mai immaginato, la settimana scorsa, di leggere questa notifica: Sara Vojvodic si è trasferita a Bangkok.

Una sorpresa, ma allo stesso tempo nulla di così scioccante: da sempre, avevo capito che era una ragazza che sapeva il fatto suo.

Ma cosa fa esattamente Sara a Bangkok? La storia è lunga, ma intanto possiamo dire che la ESCAP è una delle cinque commissioni economiche regionali che riportano direttamente al Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite.

 

“Sono figlia di genitori croati, scappati dalla guerra nel 1991 e sono nata in Italia, precisamente a Civitanova, ma ho trascorso quasi tutta la mia vita a Grottazzolina e solo a 16 anni mi sono trasferita a Porto Sant’Elpidio. Ho un doppio passaporto e fin dalle superiori la matematica è stata la mia più grande passione. “

 

Sara, come già detto, ha frequentato il liceo scientifico di Fermo ed è passata fra le forche matematiche della temibile Giuseppina Ballarini,  una delle più esigenti professoresse di matematica del Liceo Scientifico di Fermo, ma che insegna veramente la fisica e la matematica ai propri studenti . E la nostra protagonista era una delle più brillanti, ai suoi tempi.

Ma come si passa dalla matematica delle superiori allo studio delle scienze economiche applicate al contesto sociale? Ci sono molti fattori in ballo e alcune sliding doors che possono far girare la bussola della propria vita in un verso oppure in un altro.

Nel caso di Sara, si tratta di un test d’ammissione alla prestigiosa Università Bocconi di Milano. Un test che manco voleva fare e alla quale si era presentata per accompagnare un amico del liceo.

 

“A 18 anni molte persone non hanno un sogno. E io ero una di quelle. Avevo tentato il test senza sapere perché e l’ho passato (non so nemmeno io come) , nonostante una selezione abbastanza dura. Dopo il diploma e un’intera estate a cercare la mia via, decisi di iscrivermi alla Bocconi, solo per non avere rimorsi. Nessun rimpianto. Pensavo: magari avrei trovato la mia direzione, strada facendo.”

 

Siamo nell’autunno del 2011 e Sara Vojvodic inizia a frequentare il corso di laurea in Management . Ma non era ciò che faceva esattamente per lei, se lo sentiva, e dopo un anno e mezzo circa, ecco il cambio che orienta la vita della nostra giovane croata. Sara cambia corso e si iscrive a Economia e Scienze Sociali.

 

“La scelta è stata semplice per diversi motivi. In primis perché questo corso era più orientato verso la matematica, una materia che ho sempre amato, inoltre scienze sociali è il corso più international della Bocconi, in quanto è indicato per chiunque voglia lavorare nelle organizzazioni internazionali. Ma il motivo che mi ha spinto a cambiare, sopra ogni altra cosa, è stato un esame. Quello di bilancio aziendale. Qualcosa di tremendo che ho odiato con tutta me stessa. Un esame molto importante per il corso di management, eppure era qualcosa che non avrei mai più voluto vedere in vita mia. “

 

Più matematica, un nuovo metodo di studio meno mnemonico e più orientato sul comprendere veramente come funzionino le cose, esami più difficili. Eppure Sara si trova subito benissimo. Alla grande. E’ proprio quello che fa per lei.

Qui inizia a cambiare la sua vita ed ecco arrivare le prime esperienze all’estero.

Siamo a dicembre 2012 e la nostra 23enne fa domanda per un programma universitario di scambio internazionale chiamato “Exchange Program”. Sara ha una media molto alta e alla Bocconi si tende a premiare gli studenti più meritevoli, permettendogli di scegliere liberamente dove andare a studiare all’estero. Lei non ha dubbi: da sempre sognava di andare in California, Stati Uniti, e la scelta non sarebbe potuta essere più semplice di così. Si preparano le valigie e ci si trasferisce per tre mesi alla University of California, a Newport Beach, nell’Orange County ( qualcuno di voi ha presente la serie tv The O.C? Ecco, proprio lì.).

 

“Dopo la domanda, passano alcuni mesi, e finalmente mi sono trasferita negli Stati Uniti. Tre mesi veramente stupendi dove ho potuto confrontarmi con gente proveniente da tutto il mondo, scoprire come i metodi di studio americani siano completamente diversi da quelli italiani(molto più pratici che teorici) e dove ho avuto modo di girare la California, nel tempo libero. Los Angeles, San Diego, il Grand Canyon, San Francisco. Un’esperienza che mi ha segnato e che mi ha aperto gli occhi alla globalità. All’internazionalità.”

 

L’America è un’emozione, un bagno di vita che regala a Sara anche scene fuori dall’ordinario, come al suo arrivo, quando non aveva ancora casa e si è ritrovata a rimbalzare di ostello in ostello arrivando anche a dormire per terra (pagando, addirittura). All’avventura.

Dopo l’esperienza a stelle e strisce, Vojvodic torna in Italia, a Milano, dove termina la triennale alla Bocconi con una tesi  in lingua inglese sui sistemi dinamici applicati al debito pubblico italiano. Insomma, tanto di cappello! Una tesi complessa e allo stesso tempo innovativa, tanto da catturare l’interesse del prof. Michele Impedovo della Bocconi, che la aiuta nella sua stesura e ne diventa il relatore.

Per il dovere di cronaca: Sara si laurea con 110 e lode.

Eppure non siamo qui per tessere le lodi della nostra matematica, bensì siamo qui per capire cosa spinge una persona ad accettare di andare dall’altra parte del mondo, in un paese incredibile come la Thailandia, per portare avanti un sogno.

 

“Perché mi piace il mondo delle organizzazioni internazionali?  Perché so che può sembrare una banalità, ma a me piace aiutare la gente. E credo che luoghi come le Nazioni Unite o l’Unione Europea siano posti dove ciò sia possibile in grande scala. A livello globale. Credo che questa mia attitudine derivi dai miei genitori, dalla loro storia, dal paese e dalla guerra dalla quale sono scappati. Mi piacerebbe riuscire ad evitare che altri vivano le mie stesse disavventure.”

 

Nonostante Sara già durante la triennale abbia fatto alcune piccole esperienze di spessore internazionale come prendere parte ad un progetto universitario presso le istituzioni europee a Bruxelles nel 2013 oppure tre giorni a Strasburgo per partecipare all’ EYE 2014(European Youth Event, un forum dove giovani europei si incontrano per discutere di problematiche internazionali e si confrontano) è la magistrale a darle un vero e proprio imprinting internazionale. Sempre proseguendo sul solco dell’economia applicata alle scienze sociali, Vojvodic si iscrive al corso di Economic and Social Science: considerato tra i  più difficili dell’intera Bocconi.

 

“E’ stato come passare dal guidare una Cinquecento al guidare una Ferrari. Erano le stesse cose della triennale, ma molto più approfondite. Ampliate. Più difficili. Un vero banco di prova che mi ha assorbito completamente. Inoltre per potersi laureare è necessario svolgere uno stage inerente al percorso di studi. Io non potevo che prendere la palla al balzo e cercarmi qualcosa che fosse inerente con le Nazioni Unite. Qualcosa come l’ESCAP di Bangkok.”

 

Attualmente Sara si trova nella capitale tailandese, dove lavorerà per tutta l’estate.  Dice di essersi resa conto di essere finita in Thailandia solo quando, uscendo dal taxi e arrivando davanti la sua nuova casa, è stata investita dai simpaticissimi 40° gradi di Bangkok. 78% d’umidità media, in aggiunta.  Era stata troppo presa dagli esami fino al giorno prima di partire, per pensare alla cosa. Quindi nessuna riflessione. Nessuna esitazione. Nessuna paranoia pre-partenza.

Certo, vivere a Bangkok non è facile, ma l’impatto con questo nuovo mondo sembra positivo per Sara:

 

“Questa città è paradossale. Da un lato vedi il benessere, la ricchezza, la cultura occidentale e poi giri l’angolo e ti trovi di fronte la miseria più grande. Più triste. Il contrasto si nota e spesso può essere dilaniante, se si è sensibili a queste cose. “

 

Ma com’è lavorare all’ESCAP?  Sara dice che è bellissimo, specie quando si entra a far parte dello staff e si capiscono i vari meccanismi di organizzazioni internazionali come la Commissione Economica per l’Asia e il Pacifico. Fa un certo effetto varcare i cancelli del palazzo in centro a Bangkok, attraverso l’ingresso per lo staff. Il lavoro della nostra ragazza è molto particolare. Lei me lo ha spiegato un paio di volte ma alla fine ho capito che fa parte della divisione che si occupa delle statistiche, per quanto riguarda i progetti inerenti i Sustainable  Development Goals delle Nazioni Unite in giro per il mondo. Per chi non sapesse l’inglese, tutti quei progetti che contribuiscono all’eradicazione della povertà nel mondo e alla crescita economica dei vari paesi sottosviluppati.

Per essere ancora più precisi, Sara fa parte del Team che si occupa di pubblicare l’annuario statistico(Statistical Yearbook for Asia and the Pacific 2014), e deve verificare che alcuni degli indicatori previsti siano effettivamente derivabili dalle informazioni in possesso alle varie agenzie dell’ONU.

 

“Il lavoro è complicato, ma è bello vivere qui. La vita costa poco, si fa cena con pochi euro (con un euro e venti mangi un giga piatto Thai) e si conoscono un sacco di persone interessanti, provenienti da tutto il mondo.  Credo che le mie esperienze personali, la mia famiglia, il mio vivere a Milano mi abbiano aiutato ad avere una mentalità aperta, ma credo che dipenda molto anche dalle opportunità che ci capitano. E dal coraggio che riusciamo ad avere, quando decidiamo di coglierle. Di sfruttarle al cento per cento.  In fondo tutto, anche la cosa più piccola, può portare a risultati incredibili. Impensabili. Basti pensare al mio test d’ammissione in Bocconi, che nemmeno volevo fare. Ed ora: eccomi qui. “

 

Progetti per il futuro ?

 

“Beh, innanzitutto vorrei finire la mia magistrale. A settembre, appena terminata la mia esperienza qui in Thailandia, me ne andrò direttamente in Olanda, ad Amsterdam, perché ho fatto domanda per l’Erasmus. Si, non so proprio stare ferma.  Ma devo fare quante più esperienze possibili, per cercare di capire quale sarà per davvero la mia strada. Penso di essere nella direzione giusta, ma continuo ad andare avanti. In tutto ciò, volevo solo sottolineare che nulla sarebbe stato possibile senza mamma, papà e mia sorella, che mi hanno sempre supportata e ancor più spesso sopportata. Penso ai sacrifici dei miei genitori, le sveglie ad ore improponibili della notte giusto per sentirsi un attimo con me, le chiacchierate con mia sorella e le cartoline che le mando sempre in ogni posto io vada… Loro sono davvero tutto per me. Sono la mia forza. “

Letture:4699
Data pubblicazione : 09/07/2015 10:02
Scritto da : Iacopo Luzi
Commenti dei lettori
2 commenti presenti
  • Maura Silenzi Zenio Medori

    10-07-2015 13:40 - #2
    Il tuo padrino è orgogliosissimo di te
  • UNemployee

    10-07-2015 09:13 - #1
    Brava Sara! (Da parte di un collega, anche lui nel sud est asiatico con le Nazioni Unite)
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