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Un sogno da 80.000 dollari: la storia a lieto fine di Federica Belletti

Siamo alle battute finali della Sala dei Ritratti, eppure le storie non mancano mai. Questa volta vi raccontiamo quella di Federica Belletti, 24enne di Monte Urano. Un nome che a molti suonerà già familiare, visto che negli ultimi mesi ha raggiunto anche la ribalta nazionale. L’ammissione a una prestigiosa università americana, la mancanza di fondi per poterci andare e la campagna online di 4 mesi per trovarli e realizzare il suo sogno, fino all’insperato finale: Federica Belletti ce l’ha fatta.

Un sogno da 80.000 dollari: la storia a lieto fine di Federica Belletti

Molti di voi si staranno chiedendo il motivo di questo ritratto. In fondo di Federica si è già parlato ampiamente nei mesi scorsi, quindi perché dedicarle nuovamente attenzione? Beh, il fatto che sia riuscita a trovare, in così poco tempo, la somma stratosferica necessaria per iscriversi in America ha dell’incredibile, se non del miracoloso, e provare a ricostruire tutto ciò che è successo negli ultimi 4 mesi, tutti gli sforzi, tutte le situazioni che si sono andate a creare, beh, mi sembrava doveroso.

Sia per dare la buona notizia a tutti coloro che l’hanno sostenuta e appoggiata, sia per dare uno schiaffo morale a tutti i suoi detrattori.

Federica Belletti frequenterà la Columbia University di New York, dove è stata presa nel corso di produzione cinematografica.  Che è molto diverso dal diventare registi, come in molti hanno pensato inizialmente.

La stessa Federica ci spiega la differenza:

“Io ho studiato Comunicazione, media e pubblicità alla Iulm di Milano grazie a una borsa di studio, ma da sempre sognavo di cimentarmi nella professione del produttore cinematografico, ovvero la persona incaricata di realizzare un film e seguirne la produzione in ogni singolo aspetto, dalla parte economica fino a quella artistica. Da sempre sono stata una persona a cui piace organizzare cose, schematica, ma allo stesso tempo creativa. E con l’università ho compreso sempre più che sarebbe potuta essere questa la mia strada. Era il lavoro dei miei sogni.“

 

Eppure in Italia non è molto facile diventare produttori. Le specialistiche che si occupano di questa materia non ci sono. Esistono alcuni corsi accademici, fra i quali il prestigioso corso al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove le possibilità di entrare sono molto basse. Data la particolarità del mestiere, puntare a livello internazionale con una laurea internazionale in tasca vuol dire avere molte più possibilità lavorative e di alto livello. Cosa che Federica voleva fare, ma non sapendo come muoversi e cosa fare esattamente per proseguire lungo questa carriera, decide di trasferirsi negli Stati Uniti e lavorare come ragazza alla pari, intanto per migliorare la lingua, e inoltre per schiarirsi le idee sul suo futuro. Un anno lavorativo, proficuo sotto tanti punti di vista, in particolare quello dell'indipendenza. 

“Negli Stati Uniti ho vissuto un anno a  Montclair, vicino New York, e ho legato molto con la famiglia che mi ha ospitato. Io sapevo che in America c’erano le università migliori di produzione cinematografica, ma mi sembravano qualcosa d’irraggiungibile per me, soprattutto a livello economico. E’ stata la mia madre americana a suggerirmi di provare, di fare domanda comunque sia, che poi una soluzione si sarebbe trovata. E’ molto tipico della mentalità statunitense  quella di provarci a prescindere e mi sono lasciata convincere. In fondo, non volevo avere rimpianti.  “

 

Federica prova diverse università, supera il toefl(una delle massime certificazione d’inglese al mondo) e intanto incrocia le dita per ottenere una borsa di studio italoamericana , sponsorizzata dal governo italiano e statunitense, chiamata Fullbright. Non la ottiene, anzi viene scartata subito.

Siamo a febbraio di quest’anno e tutto sembrava andare per il peggio, quando arriva la risposta dalla Columbia University, un’università della Ivy League che ha un tasso d’ammissione del 6%: Federica è passata al secondo step di selezione.

“A febbraio mi hanno intervistato, ma solo verso aprile sono usciti i risultati definitivi. Ero stata presa. Neanche ci credevo. E solo in quel momento mi sono posta il problema: ‘Ora dove li trovi i soldi?’. Non potevo pensarci prima, perché non ne avevo la certezza, e ora non sapevo proprio come fare. La mia famiglia è una famiglia che vive del proprio stipendio e per mantenermi, finché poteva, ha fatto tantissimi sacrifici.  Ma ora non poteva proprio aiutarmi.”

 

La somma da trovare per poter andare alla Columbia, fra i costi della retta e le spese del vivere, ammonta a 80.000 dollari. E per chi va a studiare negli Stati Uniti, non è neanche possibile trovarsi un lavoro. O li si ha, oppure tanti saluti.  Eppure Federica non si perde d’animo e anzi fa qualcosa d’inaspettato. Crea una campagna online di crowdfunding sul sito www.gofundme.com per poter raccogliere la somma necessaria, tramite donazioni.  L’idea gli era stata suggerita da una sua amica e in America capita spesso di vedere campagne simili per l’educazione o per la salute. Perché non provarci?

“Sapevo che la cosa sarebbe risultata strana. Specie qui in Italia, dove l’apparenza conta molto. E chiedere i soldi, voleva  dimostrare che non li avevamo in casa. Eppure i miei genitori non hanno dubitato un momento. Mi hanno detto: ‘Sei adulta, se è quello che vuoi veramente, fallo. Per noi è ok.’ E così ho aperto la campagna online e ho iniziato a scrivere a tutti i giornali, le testate giornalistiche, le televisioni, per far sapere della cosa. La campagna doveva girare e più persone l’avessero conosciuta, meglio sarebbe stato.”

 

I giornali si interessano subito della notizia e incominciando da Informazione.tv a livello locale, per poi arrivare all’Huffington Post Italia a livello nazionale, la campagna di Federica raggiunge tutta l’Italia. Scrivono di lei il Corriere della Sera, il Fatto Quotidiano, la contatta Radio 24 e Radio Linea, fino ad arrivare alla Rai.

 

ECCO ALCUNI ARTICOLI ONLINE CHE PARLANO DI FEDERICA: 

1)http://www.huffingtonpost.it/2015/05/22/columbia-university-federica-belletti_n_7422268.html

2)http://www.lavocedinewyork.com/Federica-Belletti-Da-Monte-Urano-alla-Columbia-University-via-crowdfunding/d/11643/

3) http://www.corriere.it/scuola/universita/15_giugno_02/universita-cosi-pago-retta-fede-studenti-colletta-internet-74ff4ec6-08fa-11e5-8a3c-2c409b81767d.shtml

 

La sua storia viene raccontata a Uno Mattina e poi dal Tg1 sul notiziario della sera. Tutti vengono a conoscenza di Federica e del suo sogno ed è qui che l’opinione pubblica si spacca. C’è chi la sostiene e chi la critica pesantemente.

“Scrivere ai giornali è stato fondamentale. Nel primo giorno, dopo la pubblicazione sull’Huffington Post, ho raccolto 9000 euro, ma quello che mi ha colpito sono stati gli attacchi, le critiche, le offese, che ho ricevuto subito dopo che la campagna è diventa nota a tutti. In fondo io non obbligavo nessuno a darmi soldi, avevo solo raccontato la mia storia e speravo che qualcuno volesse aiutarmi nel realizzare questa impresa impossibile.”

 

Più i giorni passano, più le donazioni aumentano, eppure va detto che paradossalmente e contrariamente a quanto accade con questo tipo di raccolte fondi, i contributi arrivano più da persone che Federica nemmeno conosce, piuttosto che dai suoi conoscenti o stessi concittadini.  Federica ha sempre più paura di non farcela perché senza il supporto della sua comunità monturanese ( non tanto economico ma  morale) e senza un appoggio istituzionale le chance sono poche.  Riceve solo tante promesse, ma alla fine niente. 

Mentre, contemporaneamente agli aiuti e alle donazioni (dall'Italia, America, Regno Unito, Cambogia, Australia e Bulgaria per citare alcuni paesi), cresce il partito delle persone che non approvano ciò che Federica sta facendo, non lo capiscono, e testimone il sottoscritto, ciò che ho potuto leggere sui social networks è stato a dir poco deprimente.  Anche Federica me lo conferma.

“Mi facevano domande di ogni tipo, spesso senza neanche sapere come stessero i fatti o senza aver capito bene la situazione. Era un’ostilità a prescindere. C’è chi mi chiedeva perché lo facevo, chi me lo faceva fare, c’è chi mi invitava ad andare a lavorare, c’è mi chiedeva se avessi ancora la dignità nel chiedere soldi alla gente, c’è chi mi suggeriva di lasciar perdere, che era solo un sogno. E poi per il cinema? Figurati, manco fossi stata un medico o un ingegnere talentuoso. Ne ho viste, sentite e lette di tutti i colori, e devo ammettere che molte parole sono state offensive. Fortunatamente ho avuto la forza per non dargli ascolto.”

 

A mio parere, molta gente di fronte una ragazza senza soldi con un sogno così ingombrante che nonostante tutto ci stava provando, ha provato invidia. Dando sfogo a tutta quella mentalità chiusa che, a volte, contraddistingue la provincia. Ma questo è un altro discorso. Voglio concentrarmi su Federica e capire come tutto ciò sia diventato possibile.

“C’era chi mi sosteneva e chi mi criticava. Ma a metà giugno la situazione si era arenata. I giornali non ne parlavano più e le donazioni si erano fermate. Poi una serie di coincidenze e la mia tenacia hanno fatto smuovere le acque.”

 

Infatti Federica chiama alla Columbia, spiegando al preside della sua facoltà che c’erano scarse possibilità di riuscire a trovare una somma in tempo. E non poteva neanche chiedere un prestito o fare un mutuo, in quanto Federica e la sua famiglia non potevano proprio permetterselo. Beh, passa un giorno, e il preside della Columbia le comunica che l’università sarebbe stata pronta a offrirle una borsa di studio da 15.000 dollari.

In aggiunta, la famiglia americana dove Federica aveva vissuto un anno e che fin dall’inizio l’ha sempre sostenuta, decide di farsi carico di tutte le spese per il vitto e l’alloggio e che, durante la sua permanenza negli Stati Uniti, avrebbe potuto vivere da loro senza nessun problema. Qualcosa di incredibile, che penso renda perfettamente l’idea di come sia la mentalità in America.

In soldoni: fra borsa di studio, spese vive pagate dalla famiglia americana e il crowfunding, che aveva raggiunto nel frattempo la cifra di 20.000 dollari, a Federica manca poco per raggiungere la cifra che le serve. Ma i giorni passano e resta solo un mese per avere tutti i soldi necessari. I tempi stringono.

“Mi sono rivolta alle aziende e alle istituzioni, girando mezza italia per raccontare la mia storia. E devo ringraziare la Confindustria in collaborazione con la Camera di Commercio di Fermo, che subito si sono interessate alla mia causa e mi hanno donato 4000 euro, così come la onlus L’ Alveare di Monte Urano che mi ha sostenuta. Eppure ancora mancava un ultimo sforzo. 10.000 euro. E non sapevo più che pesci prendere. Ero veramente convinta che non ce l’avrei fatta. “

 

Le donazioni erano arrivate a quasi 400 persone, eppure ecco che compare un deux et machina, una persona, un imprenditore che viene a conoscenza della storia di Federica e decide di farsi carico di tutto ciò che manca affinché questo sogno possa diventare realtà. Stiamo parlando di Enrico Bracalente, alias Nero Giardini.

“Io sapevo chi fosse perché veniva spesso a mangiare alla pizzeria dove lavoravo come cameriera ma non ci siamo mai conosciuti.  Ma quando ci ho parlato e gli ho raccontato della mia storia, lui si è subito ricordato di me ed è rimasto colpito dalla mia determinazione, dal coraggio, dall’iniziativa. Sua moglie mi ha detto: ‘ Rivedo un po’ di Enrico in te, perché quando era giovane molti lo criticavano, dicendogli che avesse manie di grandezza, ma in realtà la sua era una visione. In te vedo la stessa volontà’ di farcela.”

 

Avere un sogno ed essere disposti a tutto pur di realizzarlo. E’ questo, penso, ciò che ha visto il signor Bracalente in Federica e grazie a quest’ultimo, fondamentale, intervento ora Federica è pronta per partire.

Manca solo il visto, ma gli 80.000 dollari, dopo mille giri e peripezie, finalmente ci sono. Sul serio.

Il 31 agosto per Federica incomincerà il corso di produzione cinematografica alla Columbia University di New York.

“Trovare 80.000 in meno di 4 mesi è stato qualcosa di folle. E devo dire che se non fosse stato per alcune mie amiche, veri e propri angeli, non so se sarei andata fino in fondo.  E devo essere grato a tutte le persone che hanno capito che il mio non era un vezzo, un capriccio, ma una seria opportunità per il mio futuro. Che se la Columbia mi aveva scelto, voleva dire che forse me lo meritavo.”

 

In conclusione, la storia di Federica è stata qualcosa di unico. Che ha visto le persone tirare il meglio e il peggio di loro. Forse perché il crowdfunding è ancora una novità nel nostro paese e una reazione di rigetto poteva essere preventivabile, eppure immaginate come questo strumento potrebbe diventare veramente utile per tutte quelle società o organizzazioni con un progetto da finanziare o una campagna da condurre in porto. Chissà, forse con il tempo, le cose cambieranno.

E alla domanda: “Federica, cosa vorresti dire a tutte quelle persone che speravano fallissi?”

“Sinceramente non mi interessa dirgli niente. Ho sofferto molto e ho ricevuto tantissime offese e frasi cattive, da gente che non mi conosceva nemmeno, ma ora la mia unica intenzione è quella di ringraziare tutti coloro che hanno creduto in me. E’ l’unica cosa che mi preme sul serio di fare. Per il resto, sono concentrata sul futuro e sul duro lavoro che mi aspetta dall’altra parte dell’oceano. “

 

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Data pubblicazione : 06/08/2015 12:48
Scritto da : Iacopo Luzi
Commenti dei lettori
5 commenti presenti
  • stelle strisce e bombe

    08-08-2015 19:23 - #5
    Antò, chi ha menzionato la Russia? Vedi che siete proprio coi paraocchi... uno dice una opinione diversa da quella corrente sugli Usa, e subito lo accusate di essere "filo russo"... ahahahah sei proprio la dimostrazione di quello che dicevo: paraocchi, luoghi comuni e riflessi pavloviani (a proposito di Russia).
  • Antò

    07-08-2015 18:36 - #4
    Un commento senza parole. Sì "stelle strisce e bombe", Santa Madre Russia! Parli anche di paraocchi...
  • Walter

    07-08-2015 12:10 - #3
    Innanzitutto voglio fare i miei più sinceri complimenti a Federica per il suo successo, perché comunque vada ha già vinto, poiché avrà sempre la consapevolezza di averci provato e essersi impegnata fino in fondo, cosa che le permetterà di camminare sempre a testa alta. Inoltre, vorrei dirle di non guardare a ciò che dicono le persone, per esperienza ti posso assicurare che soprattutto in Italia (e non solo in provincia), molti hanno una cattiveria inaudita che si alimenta dei loro rimpianti e frustrazioni, con una visione miopica delle cose e questa è una delle concause della crisi che attanaglia il nostro paese. Comunque, visto il coraggio e la determinazione che possiedi (caratteristiche che nessuno potrà mai toglierti), sono sicuro che non hai bisogno di questo mio consiglio. Tuttavia questa vicenda non può non farmi riflettere su quanto sia rivelatrice, a mo di “cartina tornasole”, della profonda crisi in cui è sprofondato il popolo italiano, crisi che è in primis morale, intellettuale e politica, dove chi dovrebbe lavorare nell’interesse della Nazione, al contrario agisce miseramente per i propri meschini interessi e quelli dei soliti noti, spesso “felicemente” accumunati dall’appartenenza in associazioni “illuminate”. Basta infatti fermarsi a riflettere su quanto stia oggi avvenendo con gli impianti per la produzione di energia elettrica a biomasse (per non parlare della gestione dei rifiuti), energia di cui non abbiamo assolutamente bisogno, dove si sta perpetrando la più grande truffa mai ordita ai danni dei cittadini, tale da far sembrare i protagonisti dell’inchiesta “Mani Pulite” dei veri pivelli. Vengono sottratti miliardi di euro all’intera nazione per farli arrivare ai soliti noti di cui sopra. Al pari di un’azienda che non investe in risorse umane, anche gli stati sono destinati a fallire miseramente, e nello specifico dell’Italia vi è anche l’aggravio della “bancarotta fraudolenta”. Trovo scandaloso il fatto che dalle istituzioni, scuola pubblica per prima, non sia arrivato alcun aiuto, come purtroppo capita per i moltissimi talentuosi giovani che si trovano nella medesima situazione. La borsa di studio offerta dalla Columbia University si palesa come un sonoro ceffone tirato al nostro Ministro dell’Istruzione che, come i suo predecessori, non è capace (o non vuole) creare strumenti idonei a valorizzarvi permettendo la crescita della nazione, incapacità che arreca danni inquantificabili. Concludo parafrasando Vecchioni (mi perdoni) “…ma non è vero, ragazza, che la ragione sta sempre col più forte. …Sogna, ragazza sogna, Non cambiare un verso della tua canzone, Non fermati tu.." A mio figlio auguro che sappia sognare come fai tu. Buona fortuna.
  • stelle strisce e bombe

    06-08-2015 18:36 - #2
    Gli stati uniti stanno destabilizzando da anni l'europa - ex yugoslavia, siria, ucraina, maghreb (e ne paghiamo noi le consguenze); stanno mettendo i paesi europei contro la russia e la cina (vedi crisi ucraina); ci hanno riempito di basi e testate nucleari eppure c'è ancora qualcuno con i paraocchi a stelle e strisce che ne decanta le lodi. Come scrisse Dante: Ahi serva Italia, di dolore ostello...
  • Cristina

    06-08-2015 14:41 - #1
    Bellissimo articolo....Se l'america è sempre avanti di diversi passi, se, nel bene e nel male è alla guida del mondo occidentale un motivo ci sarà... anche io ho ricevuto inqualificabili commenti quando condividevo la storia di Federica, per farla conoscere a più gente possibile.... offendeva me, figuriamoci Lei... Eppure ce l'ha fatta e, pur non conoscendola, concordo con lei: se la Columbia l'ha, voleva dire che forse me se lo merita e l'ha ampiamente dimostrato!!!. Ora tocca a te..e come ti ho già scritto: corri Federica e facci sognare... noi saremo qui a tifare per te!
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