Attualità
Metti una sera a Parigi con il Giacomo Nazionale

La vicina del quinto piano mi invita alla proiezione di un film italiano che aveva visto l’anno precedente e che aveva molto amato. Non avendolo potuto vedere ho accettato volentieri, incuriosita dal fatto che lei fosse disposta a vederlo per la seconda volta e che alla fine del film ci sarebbe stato un dibattito. Cosi’ affronto i tre gradi centigradi alle sette di sera e mi presento davanti a questa saletta discreta e nascosta in una viuzza secondaria.

Metti una sera a Parigi con il Giacomo Nazionale

La porta si apre e subito due donne graziose ci offrono tazze di thé alla menta fumanti e crêpes fatte in casa. “Prego accomodatevi, servitevi pure! Fa freddo e a quest’ora la fame arriva!”

Io che avevo messo mano al portafoglio per pagare l’ingresso, l’ho ritirata subito ed ho accettato volentieri il thé fumante.

La signora, sempre sorridendo, mi dice “ non si paga l’ingresso, si fa una libera offerta”.

Il film in questione, “Leopardi il giovane favoloso” , é piaciuto a tutti in sala, questa sala gremita di signori e signore di una certa età ma anche qualche giovane, qualche italiano e qualqun altro di passaggio. Il dibattito é stato orchestrato da un giornalista unto, dal capello tinto ed i vestiti piuttosto sgualciti : un personaggio che ci ha regalato una spiegazione profonda, lucidissima e molto colta di Giacomo Leopardi, il giovane favoloso per l’appunto.

Che emozione sentire la propria storia raccontata da un punto di vista nuovo, transalpino e impregnato di rivoluzione francese : il giornalista legge alcuni passaggi imporanti delle Operette Morali, cosi’ incredibilmente moderne e rivoluzionarie (l’eguaglianza come base della democrazia....). Sottolinea poi come Leopardi fosse detestato dai conservatori e dai liberali della propria epoca, tacciato di essere troppo pessimista o troppo rivoluzionario mentre invece era semplicemente visionario ed moderno, di quella modernità che si fa eterna. Ed allora, osservando questa sala di quartiere dal pubblico un po’ improbabile mi é venuto in mente un pensiero che vorrei condividere con voi.

La proiezione artigianale del film (il dvd infilato in un computer da un signore molto anziano e galante ed il pubblico che reclama i sottotitoli), i commenti a voce alta delle persone (“bhé, s’é fatta una certa ora, credo che andro’ a casa!”, “Marie, le tue crêpes sono sempre favolose” “Ah les italiens!” “Ma quella città che si chiama Recanati dove si trova?”...), la vicinanza fisica (eravamo seduti su sedioline scomode in una piccola sala stracolma), un dialogo autentico tra due nazioni, il profumo delle crêpes e gli aromi orientali del thé, e quella poesia magica di Leopardi che lasciava tutti a bocca aperta (le prime traduzioni francesi decenti di leopardi risalgono al 2003) mi ha fatto sentire in mezzo ad un campo di ginestre. Eccole tutte queste belle ginestre gialle, vere e tangibili, cosi’ materiali e cosi’ spontanee in una città in assetto da guerra. Ci guardiamo negli occhi, ci tocchiamo e ci parliamo ed ognuno gode del colore giallo dell’altro. E questa proiezione all’apparenza cosi’ démodé non é forse incredibilmente visionaria e moderna, proprio in spirito Leopardiano? Uomini e donne, idee, pensieri, lingue diverse e buon cibo : un campo fertile per le ginestre. E nello stesso tempo mi é venuta in mente una foto di Zuckemberg che avevo visto sul giornale qualche giorno prima : mi é sembrata subito angosciante e non capivo il perché. Stasera mi sono data la risposta : quella é la schiena nuda del vulcano, la parte in cui le ginestre non cresceranno più.

A chi fosse interessato a partecipare a questo cineclub (che prende in prestito la sezione del partito comunista francese) lascio qui di seguito il sito da consultare.

 

info@cineclubs-interfilm.com

 

Bises

parigimonamour@gmail.com

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Data pubblicazione : 02/03/2016 14:20
Scritto da : Giulia Silenzi
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