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Accoglienza e normalità per venti stranieri a Porto San Giorgio
Accoglienza e normalità per venti stranieri a Porto San Giorgio

Presentato stamattina nella sala consiliare "Sconfinamenti", il nuovo progetto rivolto agli stranieri richiedenti asilo che coinvolgerà cinque donne e quindici uomini ospitati in due appartamenti della città

Saranno due ragazze somale le prime inquiline che abiteranno in uno dei quattro appartamenti di Porto San Giorgio coinvolti in "Sconfinamenti", il progetto biennale del Sistema Protezione dei Richiedenti Asilo (in sigla, Sprar) coordinato dall'Agenzia Res e la onlus Cvm di Porto San Giorgio, partito lo scorso giugno e presentato oggi alla stampa in via ufficiale nella sala consiliare del Comune, alla presenza di Francesco Gramegna, l'assessore ai Servizi Sociali.

A dare la notizia dell'imminente arrivo, è Matteo Simoni, il giovane coordinatore dell'equipe multi-disciplinare cui è stato affidato il compito di seguire il flusso dei venti richiedenti asilo in totale (15 uomini e 5 donne) che andranno ad abitare, per un massimo di sei mesi ciascuno (con proroghe previste solo in casi eccezionali), i due appartamenti situati nella zona centro-sud e nord della città.

"Prima di accettare ci ho pensato a lungo", ha raccontato Simoni, che non nasconde l'emozione della sfida e dell'impegno che si è preso con il resto della squadra, selezionata sulla base di competenze ed esperienze significative accumulate da ciascuno dei componenti nell'ambito dell'accoglienza, della mediazione culturale e della formazione didattica e sanitaria.

Con Simoni, lavoreranno infatti Serena Morelli, responsabile dell'aggiornamento della banca dati richiesta dal Sistema Sprar per monitorare i flussi degli ospiti dei vari progetti dislocati in tutta Italia, in collaborazione con il ministero degli Interni e le relative Prefetture. A Luca Vagnoni è stata affidata invece l'area sanitaria e della comunicazione, a Nicola Properzi la formazione e il lavoro, a Gelsomina Viscioni, l'area scolastica e lo studio dell'italiano e a Karidia Fanny quella della mediazione culturale. Tutti faranno riferimento ad Alessandro Fulimeni, ossia il responsabile per la Res del servizio rifugiati. Ultimo, ma solo in ordine di citazione, Paolo Padovani, il presidente del Cvm, metterà a disposizione la propria pluridecennale esperienza di infettivologo per dare le giuste informazioni in caso di problemi sanitari che, precisa lo stesso Padovani, riguardano tutti, italiani e stranieri, e il "nostro normale diritto-dovere" di curarci.

Sulla positività dell'esperienza in partenza si sofferma Gramegna, che risponde in questo modo alle polemiche dei giorni scorsi scaturite dall'uccisione (avvenuta giusto un mese fa) del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi, il grave episodio seguito anche dai media nazionali e stranieri.

"Sono già dieci anni che Porto San Giorgio ospita richiedenti asilo, ma non abbiamo mai avuto un problema", prosegue l'assessore, che aggiunge ancora: "Offriamo un'alternativa in più a gente che fugge da guerre e violenze: proprio pochi giorni fa siamo stati lodati dall'Asur per il lavoro che abbiamo fatto con il disagio psichico".

Del primo progetto partito nel 2006, parla anche Fulimeni, rivolto alle categorie vulnerabili fino al 2010: "Nel 2011 l'ospitalità ha cambiato fisionomia - continua il responsabile della Res - concentrandosi più strettamente sul disagio mentale. Attualmente, per questo progetto abbiamo cinque ospiti".

Tutt'altra natura ha invece "Sconfinamenti", chiamato in questo modo per offrire ai venti futuri richiedenti asilo che al massimo potranno abitare gli appartamenti sangiorgesi (attraverso il Fondo nazionale per le politiche e i servizi all'asilo del Mininterno, a gestione Anci) l'idea concreta del superamento di vere o presunte barriere tra "ospiti" e "ospitanti", tra italiani e stranieri.

A scanso di equivoci, ricorda comunque Fulimeni, "il diritto d'asilo è disciplinato dalla Convenzione di Ginevra e ribadito dall'articolo 10 della nostra Costituzione".
Educazione e sensibilizzazione sono i due principali obiettivi che la Res e gli altri soggetti coinvolti nel nuovo progetto si prefiggono di raggiungere nei prossimi mesi. A questo scopo, presto si organizzeranno incontri con la cittadinanza, in particolare nelle zone di Porto San Giorgio dove sono situati gli appartamenti che accoglieranno gli stranieri.

A questi ultimi in particolare sarà invece assai utile l'operato di Karidia Fanny, la mediatrice originaria della Costa d'Avorio, chiamata anche in seminario per spingere i giovani richiedenti asilo ospiti della struttura Caritas in veritate, dove vive ancora la vedova di Emmanuel, Chinyery, a non mollare. "Il peggio è passato", ho detto loro, "abbiate più pazienza".

Karidia non si è limitata alle parole, ma ha anche preparato piatti africani per i commensali del Ponte: "Li ho aiutati a ricordare i sapori della loro terra - racconta - anche se io che vivo in Italia da diciotto anni ho trovato la costa d'avorio qui".

Una prospettiva del genere dovrebbe diventare realtà anche per gli ospiti di "Sconfinamenti", durante i sei mesi di vita sangiorgese: "Vogliamo offrire loro strumenti di emancipazione e autonomia", sottolinea Fulimeni.

Niente assistenzialismo, insomma, semmai un aiuto per passare dall'emergenza, affrontata troppe volte in patria e poi nel viaggio verso l'Europa, alla "normalizzazione", come la chiama Padovani.

Detta anche in altri termini: normalità. La normalità della vita.

 

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Data pubblicazione : 05/08/2016 17:27
Scritto da : Alessandra Cicalini
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