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Porto San Giorgio. L'Architetto Adriano Santarelli risponde al Comitato per la Salvaguardia di Viale Cavallotti

L'Architetto Adriano Santarelli, dopo un incontro con il progettista, l'Architetto Censi e l'Assessore all'Urbanistica Talamonti, ha chiarito alcuni punti riguardo ai lavori lungo Viale Cavallotti a Porto San Giorgio in seguito alle polemiche del Comitato per la Salvaguardia del viale stesso.

Porto San Giorgio. L'Architetto Adriano Santarelli risponde al Comitato per la Salvaguardia di Viale Cavallotti

"Il progetto, approvato con sopralluogo dalla sovrintendenza, riguarda una pista ciclabile con larghezza 2,5 ml che, con percorso rispettoso delle piante, collega l’esistente pista ciclabile nel tratto nord del viale  a quella che fiancheggia la ferrovia a Sud  di piazza Gaslini. Per la realizzazione della pavimentazione della pista è stato usato un aggregato di pietrisco della stessa tonalità e provenienza del pietrisco che copre il resto dei giardini: ho fatto una prova di copertura dell’attuale terriccio di cantiere con la ghiaia del manto finale: la pista si mimetizza quasi completamente con il resto. Ho percorso tutta l’attuale zona di cantiere ed ho rilevato che  la pista ciclabile ha solo lambito due aiuole che saranno risistemate con le “roccette” originali. Le “roccette” mi sono sembrate non tali ma un aggregato cementizio con ciotoli, facilmente riproponibile. Questo permetterà la ricostruzione fedele, nel rispetto del progetto dell’ing. Vandone, del disegno delle  aiuole cosi come erano nel tratto che una amministrazione precedente ha sostituito con dozzinali cordoli in cemento. L’ attenzione nei confronti delle piante ad alto fusto e delle siepi mi è sembrata totale: non c’è stato  l’abbattimento di alcuna essenza ma soltanto lo spostamento di due siepi di oleandro. I lavori non permettono l’accesso di veicoli  che non siano biciclette e facilitano, anzi, la fruizione ai portatori di handicap.  A mio avviso il percorso ciclabile, la migliore praticabilità pedonale degli spazi adiacenti, le  aree destinate al posizionamento di panchine, daranno ai sangiorgesi uno spazio  che ha sempre caratterizzato la città ma che è stato scarsamente utilizzato, vissuto. Chi dice  che la pista ciclabile deve necessariamente essere contigua al percorso carrabile, si documenti, ci sono piste ciclabili che attraversano parchi, giardini, forse più belli dei nostri. Mantenere il percorso ciclabile dov’era, è quanto di più pericoloso e contro ogni buon senso.

Si pensi piuttosto a creare delle zone parcheggio perimetrali al centro dove chi lascia l’auto può noleggiare una bici. Si pensi ad una pista ciclabile sul lungomare che non sia una semplice striscia di colore ma che comporti un ridisegno degli spazi , convincendo gli esercenti che opporsi è miopia economica.
Ho letto anche, che i lavori consistono in una gigantesca colata di cemento e nella distruzione delle caratteristiche (materiali e disegno)  che hanno motivato la tutela della Sovrintendenza: ciò non è vero. Basta fare una passeggiata e vedere con  i propri occhi, non con quelli di chi, con strano  livore, frena gli sforzi di chi vuole riproporre Porto San Giorgio come una cittadina bella e da vivere."

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Data pubblicazione : 25/10/2016 15:19
Scritto da : Redazione
Commenti dei lettori
7 commenti presenti
  • Clark

    28-10-2016 09:57 - #7
    In poche righe: la maggioranza degli italiani rispettano le regole solo se infrazioni vengono sanzionate. Quindi se i vigili sangiorgesi cominciano a multare i ciclisti che vanno di notte con le luci spente, contromano e sui marciapiedi - i pedoni che camminano sulle piste ciclabili - gli automobilisti che parcheggiano dove è vietato, sono certo che nel giro di un mese si circolerebbe - pedoni, bici, auto - secondo le regole previste dal codice della strada. Solo che dopo bisogna continuare con le sanzioni verso chi prova a riprendere le vecchie abitudini perchè altrimenti si ritornerebbe daccapo.
  • Carlo

    27-10-2016 12:13 - #6
    Se non va bene per ciclisti, che sono ostacolati da pedoni e c'è il rischio di invasione da parte di macchine (cosa poco probabile, ma faccio finta di sì), si può usare solo per portatori di handicap, sapete quelli con le carrozzine. Se uno costretto in carrozzina ha l'idea di farsi un giro lì, senza dover disturbare i ciclisti e senza dover fare i conti con la ghiaia... così tanto per dire... può usare la pista... (che poi l'intervento è reversibile... scusate non vedo il dramma... abbattere l'Hotel Moderno, con dipinti di Nardi è stato un dramma, come anche il lungomare, un intervento del genere non è un dramma... è reversibile). PS a PSG il "woonerf" che si basa sull'idea di condivisione della strada, dove però l'automobile perde il ruolo di "protagonista", a favore di ciclisti e pedoni, è un'ottima idea, ma poco realizzabile... bisogna levare parcheggi... e tagliare anche aiuole, è un po' troppo invasivo per com'è urbanizzato attualmente il Porto. Buon passeggio...
  • Adriano

    26-10-2016 20:41 - #5
    Sono l'autore della nota, avevo deciso di non rispondere ad eventuali osservazioni ma, dopo quanto mi è stato inviato per e-mail e quanto leggo sopra, mi obbligo a replicare. Amo Porto S. Giorgio, la voglio vivibile, quello che ho scritto ed inviato a questa redazione e ad altre, l'ho scritto mosso da questa passione. Gentile Signora Tiziana, quelle che lei chiama “prove tecniche”, “verifiche di congruità” sono ovvietà, non bisogna essere architetti per effettuarle, che la pista ciclabile si inserisca nel contesto senza “violenze”: tagli di alberi, distruzione di aiuole o altro è evidenza, non è un mio parere, se poi lei è affezionata ad un'idea, nonostante, libera di esserlo ma, allora, non ragioniamo su fatti in modo obbiettivo, ma per voglia di contrapposizione o...per partito preso. Conosco e stimo l'architetto Silvia Catalino, condivido in pieno il concetto del “woonerf project”: lo stesso spazio-pecorso fruito da pedoni, ciclisti, automobilisti. Mancano dei presupposti oggettivi: la larghezza dell'asse di viale Cavallotti e l'educazione stradale degli italiani, provi ad immaginare l'attuazione di un woonerf a Porto S. Giorgio dove i ciclisti, per una buona metà, la sera circolano senza luci... “Ancorare la sua fruibilità alla caratteristica cementificatoria è, se mi permette, una bestemmia estetica....” mi creda: sforzo le meningi ma non la capisco, sicuramente è una mia pecca...però che c'entra la bestemmia estetica con la fruiblità? Posso opinare che la fruibilità sia data necessariamente da una pista ciclabile o raptus cementificatorio, ma non vedo perché essa o esso debbano essere bestemmie estetiche. Per quanto riguarda l'”impianto ideologico antistorico e mistificatorio” mi spiace, sono formule che non mi appartengono, sono allievo di insegnanti di lettere che segnavano , ma non nei miei compiti, “pedante” come errore. La pista ciclabile sgombra da pedoni: quando esistono spazi a loro destinati, può essere, se si fanno rispettare le regole e si sanziona chi non le rispetta. Solo per amor del vero: non ingegnere ma architetto.
  • Tiziana

    26-10-2016 19:59 - #4
    a)La pista ciclabile a Porto Sant'Elpidio, un comune poco distante dal nostro è utilizzata solo dai ciclisti, i pedoni passeggiano sul lungomare; b) mi piace la tanto deprecabile visione bucolica brandita come fattore negativo, se gli amministratori e i solerti supporter e fan dessero un'occhiata alle statistiche si renderebbero conto di come un paesello, una volta definito perla dell'adriatico, non offre altro che spazi e parcheggi per auto che hanno maturato - queste non si sa bene a quale titolo- il diritto di posizionarsi per la comodità dei proprietari, fin quasi dentro gli ingressi dei locali commerciali; per non parlare della viabilità nord sud assolutamente da garantire ai veicoli. Se si pensa che tutelare la propria salute e godersi gli spazi liberi dal traffico e inquinamento significa rimanere ancorati ai vecchi anni 50 la dice lunga sul degrado cognitivo e civico di chi si fa portabandiera del "muoversi"
  • Tiziana

    26-10-2016 11:53 - #3
    Egregio architetto Santarelli, mi consenta…,lei può anche aver fatto le prove tecniche, verificato la congruità sostanziale ed estetica del materiale a supporto dell’indiscutibilità dell’opera; resta il fatto, tuttavia, che questa è una sua opinione. Io al contrario ritengo valido e condivisibile il progetto illustrtoci dell’architetta Silvia Catalino – woonerf project, adottato da molti paesi. Purtroppo una miopia amministrativa, espressione di un impianto ideologico antistorico e mistificatorio, quello del “fare” ( per consenso e per un discutibile senso di cambiamento) è sempre foriero di madornali errori e non potrebbe essere diversamente date le premesse su cui si regge. Ora abbiamo una strada costruita dentro ai giardini ed enfaticamente definita pista ciclabile; all inclusive aggiungo io, vista la sua destinazione ciclopedonale. Laddove in alcune realtà si sia operata questa scelta non depone certo a favore della sua bontà , ed ancorare la sua fruibilità alla caratteristica cementificatoria è, se mi permette, una bestemmia estetica. Veda Signor Santarelli, io mi reco al lavoro in bicicletta, dover pedalare molto lentamente, a volte scendere, perché “costretti” a condividere lo spazio con pedoni (famiglie, proprietari di cani, runners) non è molto agevole e in definitiva non credo rispetti la funzione di quella che dovrebbe definirsi “pista ciclabile”.
  • frank

    25-10-2016 21:46 - #2
    tutto giusto tranne che, ripeto, la denominazione e quindi l'uso proprio (evitare ai cittadini di prendere la macchina)di una pista ciclabile sgombra da pedoni, questa esiste solo nell'immaginazione di ingenui o sprovveduti ( ci fanno o ci sono) amministratori poco urbanisti e tanto poveri cristi.
  • mario

    25-10-2016 18:26 - #1
    L'esposizione dell'ingegner Santarelli è quanto di più chiaro e razionale si sia sentito in questi giorni di polemiche assurde sollevate da autonominatisi difensori del Viale Cavallotti. Finalmente una realizzazione che permetterà a tutti i cittadini, ai disabili, alle mamme con passeggino, ai ciclisti, di godere di quegli spazi finora praticamente impraticabili. Sorprende, poi, come i giornali locali abbiano concesso spazi smodati a questi "pasdaran" dell'ambiente, con articoli tutti i giorni uguali. Spostino, questi signori, le loro terga dalle poltrone dei loro uffici e vadano tra la gente normale, oltre il loro cerchio magico, coprano quegli spazi a piedi o in bicicletta. La loro è una visione bucolica del paese, dal colore seppia, come le foto di Porto San Giorgio degli anni '50. E' passato più di mezzo secolo, il paese deve muoversi, non può rimanere bloccato dai loro assurdi diktat. Ma con quale diritto poi?
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