Attualità
I 50 anni di utopia concreta della Comunità di Capodarco. Ieri l'incontro con Mentana e Pellizzari

Dalla Sicilia al Veneto, sono tanti i rappresentanti delle Comunità sparse in Italia, che s'incontrano in questi giorni nella sede centrale di Capodarco per celebrare 50 anni di cammino a fianco delle persone più deboli. A partire di primi anni del 1970 un processo, che si muove fino alle soglie degli anni '90, porta alla nascita di nuove realtà.

I 50 anni di utopia concreta della Comunità di Capodarco. Ieri l'incontro con Mentana e Pellizzari

Le Comunità di Sestu e di Udine sono le prime a diventare autonome, seguirà la nascita della Comunità di Roma, di Bergamo, di Lamezia e man mano di tutte le altre. Le idealità di allora, le nuove richieste che oggi emergono da una società in profonda trasformazione e gli strumenti necessari per progettare un nuovo futuro, sono i temi al centro del confronto della giornata. A partire da 14 "parole chiave", una per ogni comunità, che ne identificano obiettivi e storia: dalla legalità alla convivenza, dalla fragilità alla famiglia.

Comunità di Cavaso del Tomba – Educare e crescere
Comunità di Vicenza – Convivenza
Comunità di Perugia – Famiglia con le famiglia
Comunità di Gubbio – La cultura
Comunità di Fabriano – La forza della fragilità
Comunità di Capodarco di Fermo – La fonte
Comunità di Roma – Politica
Comunità di Formia – Liberi di volare
Comunità di Teverola – Essere la famiglia
Comunità di Lecce – De finibus terrae
Comunità di Lamezia Terme – La legalità e il bene comune
Comunità di Caltagirone – Il coraggio
Comunità di Linguaglossa – Il raggiungibile
Comunità di Palermo – Il ricordo

Ad aprire ieri, venerdì 11 novembre, la due giorni il dialogo tra Enrico Mentana, Andrea Pellizzari e Don Vinicio Albanesi. Un incontro sul presente dell'informazione e dell'impegno sociale, tra disinteresse dei media, delega dello Stato al terzo settore e senso di solidarietà delle nuove generazioni. Per don Albanesi, la fragilità sembra scomparsa da cronache e commenti. Un aspetto confermato da Mentana, secondo cui vicende come mafia mapitale e il tema dell'immigrazione hanno avuto l'effetto di essiccare la "pietas" professionale. "Poco si vuole ascoltare delle vicende di chi soffre, e anche chi soffre vuole sapere poco delle proprie vicende. - ha detto Mentana - Poi succede che nell'informazione si è un po' essiccata la 'pietas' professionale. Le cause? Io penso per vicende tipo mafia capitale, che ha buttato una luce sinistra sul mondo della cooperazione. L'altra questione è l'immigrazione: su questo tema tutto viene assorbito dall'assurdo match sui migranti: accoglierli, non accogliergli, dove metterli...". Questo dice "ha reso aridi gli italiani sui temi del quotidiano, della capacità di ascolto, della consapevolezza del disagi". Ma aggiunge "l'Italia non è egoista, c'è nel fondo uno spirito di comunità positiva". Tuttavia "tutti questi avvenimenti hanno rappresentato come una sorta di bombardamento e ci si è trovati a raccontare ciò che è in prima fila, dimenticando il resto". Per il direttore si deve ripartire da scuola e famiglia. "Bisogna recuperare la dimensione sociale. Bisogna che sia obbligatorio venire qui, in questa comunità, una volta a settimana". E annuncia: "Visiterò entro un anno tutte le 14 le Comunità legate a Capodarco in Italia".

"Io credo che 50 anni di storia abbiano fatto la differenza. – sottolinea Pellizzari - Penso veramente che una parte di quello che è stato il cambiamento nel sociale in Italia sia opera di queste comunità, che hanno seminato e fatto crescere la solidarietà. E su questa strada occorre continuare. La storia va fatta conoscere a più persone possibili".

A chiusura la proiezione il docu-film "Un'utopia che si fa storia. La Comunità di Capodarco" (75'), realizzato dalla regista Maria Amata Calò con Roberto Fittipaldi. "La cosa che mi è piaciuta è la dialettica, ho visto una comunità che mette in discussione se stessa e il suo territorio, che non dà per scontati stereotipi buonisti, che si mette a nudo. – ha detto Maria Amata Calò - Non ho trovato stanze chiuse. Il nostro viaggio è stata una condivisione, io vivo il lavoro in modo totalitario e questa avventura, iniziata i primi di giugno e terminata pochissimi giorni fa, è stata una fetta della mia vita che ho condiviso con ognuno. Spero non aver dato un'interpretazione ma di aver raccontato quello che voi siete". "Capodarco ha fatto breccia nel mio cuore, è stata un'esperienza favolosa, esaltante, in cui ho cercato di raccontare i fatti mettendoci non solo il pensiero ma un pezzo del mio cuore. – ha aggiunto Roberto Fittipaldi - Ho conosciuto un arcipelago con tante isole, ogni comunità è unica ma poi si riconosce in una matrice comune: la solidarietà, la fede non detta, non dichiarata, che si tocca, che si guarda negli occhi. La Comunità di Capodarco abbraccia tutte le fragilità, e io nella mia fragilità ho incontrato questo mondo di cui ora mi sento parte"

Oggi, sabato 12 novembre, i racconti e le esperienze del fondatore don Franco Monterubbianesi, di Marisa Galli, tra le fondatrici di Capodarco, di don Angelo Fanucci, presidente della Comunità di Capodarco dell'Umbria e don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità. Un viaggio nel passato e nel presente. A seguire il dialogo tra Goffredo Fofi, scrittore e direttore della rivista "Lo Straniero", e il sociologo Giambattista Sgritta su "Capodarco e la società italiana". Nel pomeriggio, stimolati dal giornalista e conduttore televisivo Giovanni Anversa, gli interventi delle autorità e dei rappresentanti locali del mondo economico, sociale, sanitario, ecclesiastico. Interverrà l'on. Livia Turco, ministra della Solidarietà sociale dal 1996 al 2001 e ministra della Salute nel secondo governo Prodi (2006-2008)

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Data pubblicazione : 12/11/2016 07:31
Scritto da : Redazione
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