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Post sisma. Intervista al Prof. Emanuele Tondi, l'esperto che aveva previsto dove sarebbero avvenuti i due terremoti del Centro Italia

Il centro Italia continua a tremare, seppure con meno intensità rispetto alle settimane precedenti. Informazione.tv ha avuto modo di intervistare il prof. Emanuele Tondi, geologo e responsabile della Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie dell'Università di Camerino. 
Dopo il terremoto del 2009 a L'Aquila, il professore Emanuele Tondi si era più volte esposto sulla localizzazione dei terremoti che avrebbero interessato il centro Italia, prevedendo il sisma di Amatrice e quello delle Marche. Purtroppo la sua voce è stata ignorata dai più. Informazione.tv lo ha intervistato e gli abbiamo chiesto come mai non sia possibile prevedere un terremoto, quali zone sono più o meno a rischio, cosa aspettarci in futuro e se è vero che le scosse vengano declassate. Inoltre, ci ha spiegato il fenomeno dei vulcanelli, e se veramente i terremoti vengono scatenati dalle trivelle nell'Adriatico.

Post sisma. Intervista al Prof. Emanuele Tondi, l'esperto che aveva previsto dove sarebbero avvenuti i due terremoti del Centro Italia

Dopo il terremoto dell'Aquila, pur non sapendo stabilire quando, Lei aveva indicato dove le successive scosse sismiche avrebbero colpito. Dunque, come si fa a prevedere dove un terremoto avverrà? E quali sono i motivi per cui non è possibile prevedere il 'quando'?

Le faglie attive e sismogeniche più grandi, che quindi generano terremoti importanti, sono note e sono state caratterizzate. Quindi è possibile sapere quali saranno le future aree epicentrali. Inoltre, le faglie interagiscono tra loro, nel senso che quando una faglia si attiva genera una zona di instabilità e se in questa zona è presente un'altra faglia questa ha una probabilità maggiore di attivarsi rispetto ad altre. Dopo il terremoto dell'Umbria-Marche del 1997 e quello de L'Aquila del 2009, la zona compresa tra Amatrice e Norcia era quella candidata a generare un forte terremoto nel prossimo futuro. Il quando non è possibile saperlo, in quanto sono molte le variabili che entrano in gioco e per i processi geologici anche 10 anni corrispondono ad un istante. Sapere tuttavia in quali zone si verificherà più probabilmente un forte terremoto rispetto ad altre, può essere molto utile sia per attività mirate di protezione civile, che per orientare e ottimizzare le risorse finalizzate alla prevenzione, che per forza di cose non può essere fatta contemporaneamente in tutta Italia.

 

Allo stato attuale, quali sono le zone più a rischio sismico? Le zone costiere sono davvero più sicure di quelle collinari e montane? Se così fosse (o non fosse), perché?

Le zone più ad alto rischio non lo so, in quanto al rischio sismico (stima dei danni, etc.) concorrono numerosi fattori. Quelle a più alta pericolosità sismica sono sempre le zone assiali dell'Appennino, dove sono presenti le faglie più grandi. Quindi la zona costiera è a più bassa pericolosità sismica, in particolare a sud di Ancona.

 

Cosa avverrà in un futuro a breve termine e a lungo termine?

Stiamo vivendo una delle più importanti crisi sismiche avvenute da sempre nelle nostre zone. Tanto è vero che la stessa cosa si è verificata sia intorno al 1350 che al 1700, con un periodo di ritorno di circa 350 anni. Riconoscendo tale ciclicità, nel 2003 pubblicai un lavoro scientifico che indicava in questo (anni 2000, più o meno 20 anni) il periodo di ritorno per eventi pari a quelli verificatesi dal 24 Agosto in poi. Nel seguente link trovate il lavoro e a figura 5 la ricostruzione del ciclo sismico del sistema di faglie che si estende da Colfiorito a L'Aquila http://web.unicam.it/unicam-info/focus/Tondi_Cello_2003.pdf  Cosa avverrà in futuro è difficile da prevedere, l'Italia centrale è grande e ci sono numerose faglie attive e sismogeniche. Speriamo che il sistema di faglie più vicino a noi abbia liberato sufficiente energia sismica per lasciarci in pace qualche decennio.

 

Perché le scosse vengono spesso declassate?

Le scosse non vengono declassate, il calcolo della magnitudo avviene in un primo momento con pochi dati, questo per fornire immediatamente un'indicazione alla protzione civile. Successivamente, rielaborando tutti i dati disponibili, la misura viene corretta e sono possibili variazioni.

 

Ultimamente si sente parlare molto di 'vulcanelli'. Cosa sono, e che relazione c'è fra questi e le scosse sismiche?

I vulcanelli di fango sono fenomeni legati alla fuoriuscita di fluidi (acqua in genere) dal sottosuolo, in particolare quando questo è costituito di argilla. Dopo un terremoto la pressione delle acque sotterranee può aumentare, inoltre, possono formarsi nuove fratture a causa della vibrazione del terreno, tutto questo favorisce la fuoriuscita dei fluidi sotterranei in superficie.

 

Cosa ha da dire in merito alla (falsa) teoria secondo cui i terremoti sono indotti dalle trivellazioni nel Mare Adriatico?

Le trivellazioni e in particolare le attività legate alla produzione di idrocarburi possono in alcuni casi generare micro-sismicità indotta, questo però avviene in prossimità del pozzo.

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Data pubblicazione : 15/11/2016 11:50
Scritto da : Laurie Timmers
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • giancarlo

    16-11-2016 09:04 - #1
    Il titolo trae in inganno, pure io che non sono un geologo avevo previsto che prima o poi ci sarebbe stato uno sciame sismico nell'area dei sibillini, che significa è rimasto ignorato? che facciamo come il mitico Giuliani che aveva previsto un terremoto a Sulmona e consigliava l'evacuazione?. Su parliamo di cose serie no di cose ovvie. Questa intervista posta in un altro modo poteva essere ritenuta seria così sembra un proclame pubblicitario.
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