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Calo delle vaccinazioni nel Fermano. Il punto della situazione a livello nazionale e provinciale per capire se sia il caso di preoccuparsi oppure no

Negli ultimi cinque anni, nella nostra provincia il numero dei bambini vaccinati contro morbillo, parotite, rosolia, tetano, difterite, pertosse, poliomielite, emofilo ed epatite B (ovvero le malattie contro cui è obbligatorio vaccinarsi) ha subito un calo che si attesta, di malattia in malattia, intorno al 10%. Lo dicono i grafici e lo ribadiscono i dottori: nell’Area Vasta 4 - che ricalca il confine della provincia di Fermo allargato a comprendere le zone limitrofe al centro montano di Amandola - il trend della prevenzione contro le malattie infettive sta registrando un’allarmante discesa in picchiata, contraddistinta da una progressione negativa che, dal 2011, viaggia su due cifre. 

Calo delle vaccinazioni nel Fermano. Il punto della situazione a livello nazionale e provinciale per capire se sia il caso di preoccuparsi oppure no
Photo credits: meteoweb.eu

Quando l’epidemia di chi non si tutela dalle maggiori malattie infettive rappresenta una minaccia più preoccupante delle malattie stesse. Quando si teme più il modo di prevenire certe patologie che le patologie in sé. Quando si sceglie consapevolmente di non proteggersi più dal male ma dal suo vaccino. Queste tre frasi riassumono perfettamente il triste bilancio di un 2016 nero in fatto di prevenzione e vaccinazioni, segnato dai nuovi casi mortali di meningite in Toscana e Lombardia (rispettivamente sette e quattro nei ultimi 12 mesi) e afflitto da un crollo dell’attività preventiva che fa tremare l’Italia tutta. Nel Fermano la situazione è molto simile.

Il punto della situazione:

“Fino al 2010, globalmente, le Marche contavano una percentuale di vaccinati superiore alla media nazionale, con più del 90% di neonati sottoposti a prevenzione. Oggi, invece, siamo la terzultima regione in Italia, fanalino di coda nella tutela della salute collettiva. E se dalle Marche restringiamo lo sguardo alla nostra provincia, il quadro non cambia. Sono dati che non è più possibile ignorare o sottovalutare, campanello di allarme del pericolo sempre più concreto del riaffacciarsi di patologie a cui, proprio grazie ai vaccini, eravamo riusciti a spuntare le armi affilate” - sottolinea il Dottor Giuseppe Ciarrocchi, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Igiene e Sanità Pubblica dell’Area Vasta 4 - “Insomma, è una fotografia che restituisce una chiara situazione di allarme”, chiude.

Fuori dal suo studio, nel centro vaccinazioni dell’Area Vasta 4 in via Zeppilli, genitori e bambini sono in attesa di ricevere la loro dose di protezione pediatrica contro le principali malattie infettive. Il quadro è composito e variegato: sono di tutte le età i bambini - così come i loro genitori - e di tutte le provenienze. C’è chi inganna l’attesa giocando e chi sfoglia la brochure dell’Area Vasta 4, che rassicura: “Vaccinazioni, una scelta per la salute”.

“Vaccinarsi è davvero una decisione che investe il bene proprio e quello collettivo” - specifica il dottore. “Non si tratta di un fatto intimo, privato. La mancata vaccinazione di un singolo è una scelta che si ripercuote sulla salute di tutti, perché quell’individuo scoperto è la via maestra attraverso cui il virus ha modo di diffondersi ed entrare in contatto con comunità più ampie di persone. Scegliere di prevenire significa arginare non solo la pericolosità ma anche l’incidenza delle malattie infettive, perché più è grande la fetta di chi si è tutelato da certe infezioni virali e maggiore sarà la barriera che impedirà alla malattia di mietere vittime. Ma se quel cuscinetto protettivo si abbassa, lasciando scoperte soprattutto le fasce sensibili come quelle dei bambini, il rischio è quello di favorire un contagio rapido e capillare. E il ripresentarsi in massa di casi che era non solo possibile, ma addirittura facile e agevole prevenire”, spiega Ciarrocchi.

Perché il vecchio adagio che vuole che la prevenzione sia un’arma migliore della cura non è solo una sbiadita eredità del passato, caloroso consiglio della nonna. È anche la posizione di molti amministratori locali, che hanno proposto di permettere l’accesso agli asili nido pubblici e privati di alcune regioni ai soli bambini che abbiano compiuto le vaccinazioni previste per quella fascia d’età. Così è in tutta l’Emilia Romagna, dove lo scorso 22 novembre l’Assemblea legislativa regionale ha votato a maggioranza l’obbligo di somministrare ai minori antipolio, antidifterica, antitetanica e antipatie B per poter vedere accettata la propria richiesta ed essere ammessi al servizio. Un requisito fondamentale, che non vuole essere selettivo ma solo cautelativo di fronte al rischio di nuove epidemie - che molto spesso riguardano malattie (come la difterite, ad esempio) che sembravano spente e definitivamente debellate anni fa.

La proposta di legge nelle Marche:

Una legge che fa scuola e che, nella nostra regione, è diventato un esempio da imitare. E, soprattutto, è diventata la proposta di legge depositata lo scorso 24 novembre dal capogruppo Pd alla Regione Marche e primo firmatario Gianluca Busilacchi, pensata per disincentivare chi si sottrae alle vaccinazioni obbligatorie e dare un segnale forte per disinnescare un rischio latente per la salute collettiva.

“È un’iniziativa di grande importanza, che certo ci aiuta a combattere questa delicatissima battaglia di prevenzione e salvaguardia della salute pubblica” - plaude il responsabile del centro vaccinazioni dell’Area Vasta 4 - “In ambienti dove i bambini passano molto tempo e sono strettamente a contatto tra di loro, la prevenzione contro le malattie infettive gioca un ruolo essenziale, soprattutto nei confronti di quei soggetti più deboli o immunodepressi che risulterebbero minacciati dalla presenza di coetanei non coperti e tutelati dai vaccini. Un obbligo del genere sarebbe davvero la strada maestra per evitare il contagio tra i più piccoli e risparmiare loro il rischio di contrarre malattie che li segnerebbero per il resto della loro vita, con ripercussioni che sarebbe difficile cancellare del tutto” - sottolinea con forza Ciarrocchi.

Della centralità della battaglia pro-vax nel bilancio sanitario del nostro paese è consapevole anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), secondo cui si vive al sicuro da malattie infettive in quegli stati in cui la percentuale della popolazione vaccinata supera il 95%. E proprio perché in Italia questa soglia sembra un traguardo sempre più pericolosamente lontano e compromesso, l’anno scorso l’OMS ha formalizzato il suo richiamo nei confronti del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, contestando in particolare i 1.681 casi di morbillo registrati solo nel 2014. Un record negativo di esempi e di incidenza, per una malattia che può essere facilmente contrastata con il vaccino - hanno fatto sapere dalla sede centrale dell’organismo a Ginevra. Che, così, ci ha incoronato come il peggiore tra i 28 stati membri dell’Unione Europea in fatto di profilassi anti-morbillo.

“La protezione individuale è protezione collettiva” - chiosa il Dottor Ciarrocchi spiegando il delicato ma solidissimo nesso che lega il singolo vaccinato alla sicurezza pubblica. “Raggiungere un alto livello di vaccinazione significa assicurarsi una copertura globalmente buona” - assicura - “Se oggi siamo ancora immuni dall’imperversare di nuove epidemie infettive è proprio perché possiamo contare su uno zoccolo duro di individui vaccinati che sono in grado di contrastare la pericolosità e smorzarne la minaccia. Ma se il trend negativo che stiamo registrando da cinque anni a questa parte dovesse proseguire la sua corsa verso il basso, se il numero dei non vaccinati dovesse continuare a crescere e quello delle persone protette dovesse parallelamente crollare, rimarremmo scoperti e disarmati di fronte a malattie come morbillo, parotite e rosolia. E senza nessuna barriera di vaccinati a contrastarli, ci troveremmo in una situazione di vera crisi.

Per non parlare poi di tutte quelle malattie che, sconfitte grazie alle campagne vaccinatorie degli ultimi anni, potremmo facilmente reimportare da Paesi in cui sono vive e rappresentano una vera minaccia per la salute pubblica”.

Nell’Area Vasta 4:

Nell’Area Vasta 4 si eseguono circa 70-80 vaccini al giorno, per un totale di 20mila vaccini l’anno. “Nei nostri ambulatori a Fermo eseguiamo tutti i tipi somministrazione e a soggetti di età diverse: iniziamo con i neonati di soli tre mesi di vita, che sottoponiamo al cosiddetto vaccino esavalente (contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite, epatite B ed emofilo) in tre cicli diversi - al terzo, al quinto e all’undicesimo mese dalla nascita. Ad un anno di età ci si vaccina contro il meningococco di tipo C, responsabile della meningite, e ci si tutela anche da varicella, morbillo, parotite e rosolia. Per queste patologie si esegue un secondo richiamo intorno ai cinque-sei anni di vita, che si accompagna a una nuova dose di vaccino contro difterite, tetano e pertosse. A questo punto, il ciclo delle principali vaccinazioni pediatriche può dirsi completo, anche se non si esaurisce di certo qui la mole di prevenzione che viene suggerita dalle schedule vaccinali compilate dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN)” - rincalza Ciarrocchi.

Negli ultimi anni, infatti, dal Ministero della Salute sono stati previsti nuovi vaccini contro nuove malattie. Un esempio su tutti sono le dosi preventive contro il papilloma virus, responsabile dell’insorgenza del tumore al collo dell’utero nelle donne, o quelle contro i virus che causano il cancro all’apparato riproduttore maschile: vaccini “non obbligatori ma certo vivamente suggeriti e segnalati dall’SSN”, dice il responsabile del centro vaccini.

Che prevenire sia meglio che curare è chiaro anche alle istituzioni e alla sanità pubblica, sulle cui spalle ogni anno, in termini strettamente economici, pesano molto di più le conseguenze delle malattie infettive che non le malattie stesse. Dati alla mano, annualmente in Italia i costi dell’influenza raggiungono la soglia dei due miliardi di euro, ovvero la cifra esatta che la finanziaria ha destinato per tutto il 2017 all’intero settore sanitario.

“Debellare certe malattie vaccinandosi” - sottolinea Ciarrocchi - “significa quindi non solo tutelarsi ma incidere positivamente, come comunità di cittadini, sul bilancio collettivo e sulle possibilità di welfare sanitario. Significa risparmiare soldi che potrebbero essere spesi in maniera diversa, per offrire ad esempio un’assistenza più capillare e una copertura più specifica ai malati. E’ per questo - e da questo presupposto - che la lotta ai virus deve partire: dall’ottica del vantaggio condiviso e comune. Ed esattamente dall’idea che chi non si vaccina può scegliere di farlo - e ciononostante non essere colpito dai virus - solo grazie alla protezione passiva offerta dal resto della comunità di vaccinati. E non perché le malattie infettive non esistono più o rappresentano un’emergenza superata, come vuole la vulgata”.

Insomma, per gli essere umani così come per gli animali, vale la stessa legge generale che vige nei branchi, dove è l’insieme a permettere al singolo la sopravvivenza.

I genitori:

Fra i genitori degli ultimi anni, però, questo sistema di tutela reciproco e vicendevole è andato in cortocircuito. Colpa - sottolinea il responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Igiene e Sanità Pubblica dell’Aria Vasta 4 - del diffondersi di un’informazione mirata e tutta costruita sulle ragioni antivaccinatorie, alimentata dalle notizie spesso false in circolazione sul web e fatta divampare dall’onda delle condivisioni e del passaparola sui social.

“Anni fa, sull’autorevole rivista scientifica britannica Lancet è apparso uno studio che legava con nesso causale vaccini ed autismo. È stata la scintilla che ha fatto divampare l’incendio che ancora oggi ci brucia. Nonostante sia stato giudicato antiscientifico e il suo autore radiato dall’albo dei medici, il principio di base di questa ricerca si è annidato in quella fascia di genitori restii all’opera di vaccinazione e ne è presto diventato il fulcro delle posizioni anti-vaccino” - spiega Carrocchi.

“Inutile dire che, da medici, sconfessiamo completamente questa connessione tra vaccini e autismo o tra vaccini e importanti malattie collaterali. Le dosi che somministriamo ai nostri bambini sono garantite ed estranee a qualsiasi effetto secondario che non sia un arrossamento locale nel punto dell’iniezione o una leggerissima febbre” - garantisce il sanitario. “Sulla sicurezza dei vaccini non si può avanzare alcun tipo di dubbio. D’altronde, se così non fosse, che ne sarebbe oggi dell’oltre il 90% dei bambini fermani e marchigiani vaccinati fino al 2011? Secondo logica dovrebbero essere tutti autistici. Inutile sottolineare che così non è” - chiosa il dottore.

Se è certo che è su queste fondamenta che si regge il no alla prevenzione vaccinale di una gran parte dei genitori italiani, è altrettanto certo che non si tratta dell’unica causa. “Ci faccia caso: negli ultimi anni, si è mai trovata di fronte a un malato di polio, a un bimbo affetto da difterite, a casi di pertosse o di tetano? La risposta è no, perché sono malattie che la prevenzione e la profilassi hanno abbattuto in maniera significativa, riducendone il potere di diffusione. Una grande vittoria, certo. Che significa, però, anche la perdita della percezione della malattia nella società e del suo potere di dissuasione dall’idea di non vaccinarsi. Vedere chi è vittima di certe patologie infettive, toccare con mano gli effetti della malattia, le sue conseguenze, gli strascichi che lascia rappresenta un grande incentivo a non sottovalutare la potenza di questi virus e a comprenderne esattamente - senza enfasi eccessive o letture scorrette - il potenziale pericolo.”

Il Dottor Ciarrocchi si fa categorico: entrare in contatto con certi fattori infettanti può aprire gli occhi e aiutare più di mille parole a inquadrare la situazione di pericoloso sottesa a certe patologie, spingendo i genitori a proteggere i propri figli molto più e meglio di quanto possa fare il concetto di obbligatorietà del vaccino.

Perché - spiega il sanitario - quella dell’obbligatorietà è un’idea spesso aleatoria se applicata al campo medico: “Quando non posso costringere i cittadini a sottoporsi a un trattamento sanitario contro la propria volontà, l’idea dell’obbligo per legge viene meno: meglio puntare tutto, allora, sull’informazione e sulla consapevolezza del rischio concreto che si corre scegliendo posizioni anti-vax.

Proprio per questo” - fa poi notare il responsabile - “i genitori ‘modello’ in fatto di prevenzione vaccinatoria sono quelli che provengono da aree a rischio di epidemie infettive come l’Africa o l’est asiatico. Sono zone in cui il tetano, la difterite o la poliomielite non sono un ricordo del passato, ma rappresentano una realtà viva - anzi, di più, una vera minaccia. Si tratta certo di genitori non informati ma consapevoli e testimoni diretti dei problemi a cui la mancanza di vaccinazione può portare. Al contrario di altri genitori, che hanno invece internet a disposizione ma non possono contare su un’esperienza di un contatto diretto con certe realtà” - specifica il dottore.

Cosa poter dire ai genitori scettici:

“E’ a quei genitori scettici, indecisi o semplicemente malinformati che ci rivolgiamo. Perché chi meglio di un dottore è in grado di informare correttamente e di chiarire dubbi e ipotesi di complotto?”- fa notare Ciarrocchi. “Siamo a disposizione di chi ha domande e offriamo tutta la nostra disponibilità e professionalità. Sappiamo perfettamente di muoverci su un piano scivoloso e capiamo senza difficoltà l’ansia dei genitori alle prese con una decisione così importante, in grado di tutelare tutta la vita futura dei loro bambini. Per questo rimaniamo in ascolto”.

Nel centro in via Zeppilli, oltre alle vaccinazioni, si organizzano costantemente consulti e colloqui con i genitori che lo richiedono, “non per convincerli della necessità del vaccino ma, semplicemente, per chiarire le idee” - commenta il responsabile. “Nella maggior parte dei casi si tratta di persone confuse, spaventate da chi ha preso contro i vaccini la sua posizione nettamente contraria. Molti si sentono dibattuti tra i poli opposti del pro e del contro, tirati da una parte o dall’altra più da canti di sirena che da vere e rigorose dimostrazioni mediche. Chiedono semplicemente al mondo scientifico di essere correttamente informati, per poter scegliere in autonomia e liberi da pressioni.

Ed è questo il servizio che offriamo: di ascolto e informazione. La scelta, poi, sarà più comodamente nelle loro mani” - chiude Ciarrocchi. Che spiega: “cerchiamo di illustrare ai genitori nella maniera più scientifica possibile come stanno le cose, fornendo un quadro completo di notizie. A chi si professa contrario ai vaccini e sceglie di non sottoporgli la salute dei bambini, diamo raccomandazioni su come comportarsi con un bimbo non vaccinato, soprattutto quando si va all'estero senza questo tipo di protezione. Tentiamo, insomma, di evitare che si ripeta la tragedia del bambino spagnolo della Catalogna, morto a giugno del 2015 per il primo caso di difterite registrato in Spagna dal 1987, dopo 29 anni di scomparsa della patologia.

Nel suo caso, oltre alla malattia e alla mancanza di una debita vaccinazione infantile, ha giocato un ruolo essenziale il ritardo della diagnosi, normale con malattie che sembrano oramai debellate e con cui non si è più abituati a confrontarsi”.

La speranza - chiosa il responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Igiene e Sanità Pubblica dell’Area Vasta 4 - è che con queste patologie venga interrotta qualsiasi forma di familiarità e si torni presto a parlare al passato remoto quando si fa riferimento alla parotite, alla rosolia o al tetano.

L’augurio è che contro queste patologie l’obbligatorietà non sia più solo un concetto labile ma diventi la sana prassi per vivere in sicurezza in mezzo a una società consapevole e protetta. Il sogno è quello di vincere un problema che è stato un’emergenza nel secolo andato e che ora rischia di diventare l’urgenza di quello che si è appena aperto. Nel 2016 nero per le vaccinazioni e per le bufale che girano sul web, contro cui siamo disarmati e purtroppo senza anticorpi.

Letture:5470
Data pubblicazione : 20/12/2016 12:28
Scritto da : Valentina Berdozzi
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • MI VIENE DA PENSARE..

    21-12-2016 11:37 - #1
    Mi viene da pensare a quei poveri disgraziati di medici - infermieri, operatori e volontari sanitari di vario tipo che nei paesi del Terzo o Quarto Mondo rischiano anche la pelle (ogni tanto qualcuno ce la lascia pure) per vaccinare gli abitanti di luoghi dimenticati dagli uomini e da Internet....
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