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Sisma. Amandola, cinque mesi dopo la prima scossa: viaggio in un' "area a fallimento di mercato"

24 agosto 2016: esattamente cinque mesi fa la terra trema con forza tra Amatrice, Accumuli ed Arquata del Tronto. Il sisma viene avvertito distintamente in tutto il Fermano e alcune zone, in particolare quelle dei Sibillini, subiscono ingenti danni fin da subito.

Sisma. Amandola, cinque mesi dopo la prima scossa: viaggio in un'
Un'immagine della frazione di Garulla dopo il sisma

Due comuni della nostra provincia, Amandola e Montefortino, vengono inseriti immediatamente nel cratere, cioè nella lista delle realtà cui sono destinate le misure contenute nel decreto-legge sul terremoto varato dal governo per gestire l'emergenza.

La situazione peggiorerà ovviamente circa due mesi dopo con le scosse di ottobre, con tanti altri comuni del Fermano costretti a fare i conti con la forza distruttrice del terremoto e che verranno anch'essi inseriti nel cratere del sisma.

Ma, a distanza di cinque mesi, com'è la situazione in questi territori che in questi giorni hanno dovuto fronteggiare anche un'eccezionale emergenza maltempo? Adolfo Marinangeli, sindaco di Amandola, fa il punto sul suo comune, che fin dal terremoto del 24 agosto ha dovuto fare i conti con l'inagibilità parziale del proprio ospedale e con la chiusura delle chiese e di tutti gli edifici pubblici.

“Già ad agosto avevamo circa 600 edifici inagibili e dopo il terremoto di ottobre abbiamo ricevuto in totale 1630 domande di sopralluogo, che attualmente abbiamo soddisfatto per circa 2/3 del totale – spiega Marinangeli -. Abbiamo emesso circa 900 ordinanze di inagibilità, con un'escalation continua, mese dopo mese, dei contributi di autonoma sistemazione, che probabilmente a gennaio supereranno i 120.000 euro, a testimonianza di una crescita esponenziale delle persone che non hanno più una casa”.

A fronte di una situazione tanto drammatica, i sindaci, almeno nella fase intermedia tra il sisma di agosto e quello di ottobre, hanno avuto anche le mani legate nella gestione dell'emergenza e Marinangeli ammette candidamente che, per dare risposte immediate e necessarie ai suoi concittadini, è stato costretto ad assumersi dei rischi: “Subito dopo il terremoto di agosto abbiamo fatto degli interventi di urgenza per mettere in sicurezza gli edifici – conferma il sindaco -. Il decreto non prevedeva la copertura di determinati interventi, ma come sindaco ho deciso di agire lo stesso. Era evidente che la normativa varata dal governo dopo il sisma di agosto non funzionasse e, infatti, con i correttivi di ottobre ai sindaci è stata data mano libera e la possibilità di operare, cosa che noi avevamo deciso di fare ugualmente già da prima ma prendendoci un forte rischio”.

Negli ultimi giorni si è poi parlato molto anche della disperata situazione degli allevatori, vittime di mille promesse inevase e costretti a fare i conti con ulteriori difficoltà ora che gli animali hanno cominciato anche a morire a causa del gelo. Anche su questo fronte le notizie non sono certo positive: “Avevamo installato sei nuove stalle, ma dopo la neve se n'è salvata soltanto una, le altre cinque si sono accartocciate su se stess e strappate”, spiega Marinangeli.

Come si riparte in una situazione del genere? Mettendo in sicurezza gli edifici e cercando di ripristinare la normale vita quotidiana dei cittadini, ma anche cercando di non abbandonare l'idea che questi territori possano continuare ad essere delle interessanti mete turistiche e non solo per le loro bellezze naturalistiche. Marinangeli tiene infatti molto al progetto di mantenere per quanto possibile le opere d'arte nei territori terremotati, un progetto per cui il sindaco ha messo a disposizione la Collegiata, rendendosi disponibile ad attrezzarla con avanzati sistemi di sicurezza per adibirla ad area di deposito e di restauro “a porte aperte”. “Puntiamo molto su questa iniziativa – conferma il sindaco – e speriamo che la Sovrintendenza ci dia l'autorizzazione. E' un progetto dal valore in parte simbolico, ma soprattutto concreto, perché in questo momento è l'unica possibilità che abbiamo di far vedere qualcosa ai potenziali visitatori del nostro comune”.

Spazio infine anche per qualche battuta sull'emergenza maltempo, un'emergenza tutt'altro che terminata, in particolare per quanto riguarda la situazione connessa all'energia elettrica. Su questo argomento Marinangeli è un fiume in piena: “Dopo otto giorni la luce non è ancora tornata in alcune frazioni terremotate, soprattutto quelle montane come Garulla, dove ci sono quasi due metri di neve. E' una cosa vergognosa, che non può essere sottaciuta, ma che deve anzi essere denunciata in ogni modo. E' ora di dire basta!”. Marinangeli racconta che la soluzione adottata dall'Enel è stata quella di portare i gruppi elettrogeni nelle varie cabine perché i danni agli impianti sono ingenti e con tempi di risoluzione lunghissimi, ma nessuno poi si è preoccupato di rifornire di gasolio il gruppo. “La Telecom e l'Enel ci considerano “aree a fallimento di mercato” - confessa indispettito Marinangeli – una dicitura che ho letto personalmente su alcuni documenti. Nelle nostre zone evidentemente per queste aziende non c'è la possibilità di realizzare profitti, ma non è accettabile che dopo otto giorni ci siano ancora delle famiglie senza corrente elettrica. Vanno fatte delle manutenzioni serie perché gli impianti sono vetusti e la soluzione adottata è ancora fortemente provvisoria”.

“La situazione è disastrosa, siamo senza mezzi e senza fondi. E' stato un evento eccezionale per rapidità e quantità, sfido chiunque a dire che era stato previsto un evento di questa portata”, conclude il sindaco - “Abbiamo fatto di tutto per ripristinare una situazione per quanto possibile regolare nel nostro comune”.

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Data pubblicazione : 24/01/2017 10:36
Scritto da : Andrea Pedonesi
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