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Yehia e Zega, ecco i due nuovi primari di Urologia di Fermo e Medicina di Amandola. Livini: "Due figure di altissima qualità ed elevata professionalità"

Si è svolta questa mattina, alla presenza del Direttore dell'Area Vasta Licio Livini e del dirigente Andrea Vesprini, la presentazione dei nuovi primari dei reparti di Urologia di Fermo e di Medicina Interna di Amandola: si tratta rispettivamente di Mahmoud Yehia e Gualtiero Zega.

Yehia e Zega, ecco i due nuovi primari di Urologia di Fermo e Medicina di Amandola. Livini:

“Sono due dottori che si aggiungono ad una squadra valida, li abbiamo voluti per la nostra sanità perché sono due figure dirigenziali di altissima qualità ed elevata professionalità, che hanno maturato esperienze importanti nel nostro sistema sanitario – ha commentato Livini - . Anche sul percorso formativo non c'è nulla da eccepire, perché si tratta di due laureati e specializzati con lode, che hanno poi compiuto numerosi corsi di perfezionamento nel corso degli anni”.

Il dottor Zega è specialista in endocrinologia, da trent'anni è di ruolo prima nell'Area Vasta n. 5, cui Amandola apparteneva in precedenza, e poi nell'Area Vasta n. 4, ed è già operativo in quanto la sua nomina è la prosecuzione formale di una situazione in corso, essendo già da quasi sei anni direttore facente funzione della UOC Mecidina Interna dell'Ospedale del comune dei Sibillini.

“La mia storia professionale è lineare: 30 anni fa entrai di ruolo ad Amandola, ho radici in quel territorio e lì sono rimasto – confessa Zega - Uno dei miei obiettivi era diventare internista ospedaliero. Lavorare in periferia ti consente di crescere e di acquisire esperienza. L'ospedale di Amandola era in una situazione di pseudo isolamento, c'è stata più volte la necessità di gestire urgenze anche da soli e quindi chiunque sia stato lì è potuto maturare”.

Zega si sofferma poi su quello che è l'obiettivo principale cui si ispira la sua azione: “Ciò che è fondamentale è fare gruppo. L'esperienza del terremoto ci ha permesso di verificare i risultati di questo modus operandi, perché in poche ore il personale medico ed infermieristico si è trasferito senza particolari traumi e ciò ci ha consentito di valutare positivamente il lavoro svolto da questo punto di vista: cercheremo di andare avanti su questa strada”.

Spazio anche per qualche parola sul futuro del reparto ad Amandola dopo il provvisorio trasferimento al Murri di Fermo in seguito al terremoto: “Una medicina ad Amandola aveva una valenza anche sociale, ora ci si accorge delle difficoltà nella gestione di una popolazione anziana senza l'ausilio di un riferimento di quel tipo, sia come struttura sia come uomini che lavoravano sul campo. Nelle prossime settimane credo comunque che si riattiveranno gli ambulatori. Qui a Fermo abbiamo degli impegni che richiedono una presenza costante, ma nel tempo libero, integrandoci tra di noi, non faremo mancare la nostra presenza ad Amandola”.

Mamhmoud Yehia è invece una new entry nella sanità fermana, dopo un percorso professionale sviluppatosi interamente presso l'Azienda Ospedaliera di Ancona. Cresciuto nella scuola urologica del capoluogo dorico, fondata dal dottor Polito, da cui provengono quasi tutti gli urologi marchigiani, Yehia, nelle intenzioni sue e del direttore Livini, dovrebbe entrare effettivamente in funzione dal primo marzo per via dei tempi tecnici che segnano il passaggio da un'azienda ospedaliera all'altra. “Amo e ho sempre amato il mio lavoro – sono le sue prime parole - nelle Marche ci sono delle eccellenze dal punto di vista urologico. Un ringraziamento doveroso va al direttore generale, mi metto a disposizione delle sue indicazioni. L'urologia fermana è buona, si è occupata sempre di patologie importanti”

Due le aree di intervento dove, secondo il dottor Yehia, si dovrà migliorare: la laparoscopia e la chirurgia per la calcolosi delle vie urinarie, campi in cui il medico di origini libanesi promette di mettere a disposizione tutta la propria esperienza maturata anche all'estero, in particolare a Parigi, dove, ricorda lo stesso Yehia, “sono stato per 3-4 mesi nel 2001, subito dopo l'attacco alle Torri Gemelle, proprio per perfezionare la tecnica della laparoscopia”.

“Siamo qui per lavorare e dare il nostro meglio per la salute dei nostri pazienti – aggiunge - c'è la volontà di far parte di tutta la squadra” .

Ma cosa comporterà la presenza di un medico con questi ambiti di specializzazione, a cui va aggiunta anche la riconosciuta esperienza nella robotica (uno dei pochi a poterla vantare a livello regionale)? “La robotica è un mio pallino – confessa Livini – ma per ora non siamo nelle condizioni di percorrere questa strada. Per il resto, a livello di diagnostica e di interventistica abbiamo tutta la strumentazione necessaria per mettere in atto ciò che ha detto Yehia. Se sorgerà la necessità di accompagnare in percorsi formativi le professionalità che dovranno collaborare con lui, la direzione è disponibile e apertissima anche a svilupparne alcuni fuori dai confini nazionali. D'altronde, se abbiamo una Ferrari dobbiamo farla correre come una Ferrari”.

Nel reparto di Urologia si prospetta quindi una maggiore attenzione alla chirurgia oncologica, a quella per la calcolosi e alla laparoscopia, il che potrebbe far slittare i tempi di qualche intervento “ordinario”: “E' probabile – conferma Yehia - ma ovviamente la priorità va data agli interventi oncologici”, per i quali, precisa Vesprini, "entro trenta giorni va obbligatoriamente deciso se operare nella struttura in questione oppure trasferirli in un altro presidio".

 

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Data pubblicazione : 30/01/2017 14:02
Scritto da : Andrea Pedonesi
Commenti dei lettori
1 commenti presenti
  • Aragorn

    31-01-2017 14:47 - #1
    il problema dei primari all'ospedale di amandola va avanti non ricordo da quanti anni, almeno dal 2004...una delle motivazioni di questa assenza sembrava legata al fatto che averli (medicina e chirurgia, quando quest'ultima ancora funzionava alla grande) avrebbe pregiudicato una eventuale chiusura, oltre alle solite antipatie interne tra medici, tra chi conta di più e chi di meno da un punto di vista "politico"...ora che l'ospedale non esiste più perché totalmente inagibile che succede? viene nominato il primario...non fa ride? che poi non dovrebbe essere fatto mediante concorso pubblico?
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